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Il Flauto Magico Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-09-07 12:50:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Nel cuore della cupa notte che copre ed opprime la terra, tra le bombe e le trincee dell'"inutile strage", suona lontano un flauto, risponde uno zufolo, tre dame prima in vesti di suore crocerossine e poi di soldatesse volontarie cercano di convincere il fascinoso Tamino a liberare Pamina dalle mani di Sarastro e aderire al "lato oscuro della forza", alla Regina delle Notte che affronta le agilità della sua prima aria piazzandosi su un carro armato e quelle della seconda piroettando in un cielo senza stelle. Poi c'è Papageno, che, nel suo duetto con la ringiovanita Papagena, pensa ai futuri Papageni e s'immagina già una bella famiglia dentro un accogliente fienile. Tutt'intorno è la guerra, è il sangue, è l'odio scaturito dai fronti opposti della Prima Guerra Mondiale: il potere magico del Flauto e il coraggio di molti eroi trasformeranno questa terra dei morti in terra dei vivi, in terra verde, terra di pace, terra d’amore. Kenneth Branagh, sulla scia di altri illustri colleghi (Losey, Zeffirelli, Jacquot) cogliendo al volo l'attuale anniversario mozartiano (250 anni dalla nascita del compositore) e sicuramente pensieroso sulla presenza diffusa di guerre che ancora oggi insanguinano il mondo, con grande, contagioso entusiasmo prende il famosissimo Singspiel, lo spoglia degli elementi misterici e massonici, gli conserva quelli magici e favolistici, adatta allo schermo il testo chiedendo ad un letterato-regista illuminato come Stephen Fry di ridurre i recitativi e tradurre il libretto in inglese (i puristi non se ne abbiano) e trasporta il tutto al 1918, in un felice e coerente disegno di cinema. Una contagiosa serenità s'impossessa del cuore e dell'animo quando le armi tacciono, l’umanità torna a sorridere, le coppie si ritrovano e si amano, il coro finale suggella la nuova era. Tamino ha portato a termine la sua missione, Sarastro benedice, Papageno non sta più nella gioia. E Branagh, con le sue ardite, musicali inquadrature, si dimostra uno dei registi di cinema più musicali del mondo: sceglie, inoltre, cantanti bravi e belli, sorretti dalla bella direzione d’orchestra di James Conlon. Mentre Wolfgang Amadeus sbircia da lassù, sorridente e soddisfatto, questa sua nuova incursione tra le arti dell’uomo, a difesa delle sue più belle ed eterne aspirazioni.

Copyright © Cinematografo 2006.

Scheda Film
Il Flauto Magico
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-06-15 04:01:11
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

" 'The Magic Flute' di Branagh è fuori concorso e non è 'nient'altro' che l'immortale opera di Mozart cantata in inglese, trasformata in versione cinematografica dall'ennesimo adattamento del libretto - firmato Stephen Fry - e messa in scena ai tempi della Grande Guerra. L'idea di trasporre un capolavoro da un medium all'altro non è più, infatti, inedita o blasfema, ma certo non attiene alle incombenze più urgenti del cinema-cinema. D'altro canto il fervido Branagh, giustamente aureolato per le sfide scespiriane di 'Enrico V', 'Molto rumore per nulla' e 'Hamlet', era arcisicuro dell'impresa: Mozart è molto robusto. (...) Senza addentrarci nel territorio minato degli esperti, possiamo garantire che dal punto di vista del puro spettacolo la superproduzione inglese coglie nel segno: ritmicamente e coreograficamente mozzafiato, l'intreccio non lesina sull'alto potenziale mozartiano epico-avventuroso e farsesco-romantico. Grazie al maestro James Conlon che dirige la Chamber Orchestra of Europe e al cast di giovani star dell'opera, fra cui Joseph Kaiser, Ben Davis e l'esordiente Amy Carson, insieme ai noti René Pape, Lyubov Petrova e Tom Randle, il complesso taglio favolistico - combinato con l'anticonvenzionale freschezza del singspiel nell'originaria concisione di stile e di struttura - sembra effettivamente rinascere per le più vivide esigenze cinestetiche dello schermo. In un contesto iperprofessionale, visivamente abbagliante e a tratti esaltante, meno trionfale ci sembra il senso dei sentimenti e delle azioni dei personaggi disciolto nell'anno 1916, mentre infuria il primo conflitto globale dell'epoca dell'industrializzazione, con tanto di scolastiche equazioni basate sulla luce opposta alle tenebre e l'amore opposto all'odio, «ergo» la pace contro la guerra. Un salto che piacerà ai giovani spettatori, ma fornisce scivolose scappatoie metaforiche all'elaborata magia dell'opera in cui narrazione e armonia musicale si fondono naturalmente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 settembre 2006)

Copyright © Cinematografo 2007.

Scheda Film
Il flauto magico
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-06-21 09:00:18
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Tra sogno e realtà

Il flauto magico è una storia fantastica, per certi versi una favola incantevole e dal sapore antico. La descrizione di un momento appare ben poca cosa per rendere chiaro il contenuto di una pellicola pensata per sperimentare un concetto narrativo che va ben oltre il consueto modo di proporre una storia ed un prodotto in chiave moderna.

Tutto parte dall'avventuroso viaggio di Tamino, che in piena Prima Guerra Mondiale comincia un percorso di passaggio tra due mondi, quello crudele dell'uomo e un altro che, come s'intuisce dal titolo, è fatto di magia e sogni, vivendo avventure piene di avvenimenti incredibili, strani incontri, amicizia, e sconfinato amore. Attraverso una storia dipinta con cupezza, mentre il protagonista resterà in attesa della chiamata alle armi, molti saranno gli avvenimenti che cambieranno il suo destino ed imporranno a lui e al suo compagno Papageno di ntraprendere un compito tanto folle quanto importante: salvare Pamina, figlia della Regina della Notte, dal malvagio signore delle tenebre Sarastro, che la tiene prigioniera e che con essa intende sovvertire gli equilibri del mondo intero..

Commento

La pellicola proposta dal regista Kenneth Branagh è stata realizzata attraverso una gestazione difficoltosa ed è facile capirne i motivi: sia i dialoghi che le scene musicali inserite nel contesto narrativo godono di un buon ritmo e sono supportati da una sceneggiatura a tratti impeccabile. Raccontare una storia così particolare in modo convincente non è sicuramente un compito semplice, pertanto per poter affermare di aver colto pienamente lo spirito di questo prodotto potrebbe essere necessario riguardare e osservare ogni particolare con molta attenzione e il medesimo interesse dall'inizio alla fine. Nonostante il tema affrontato possa apparentemente essere destinato ad un pubblico non adulto, in realtà il film si presta a differenti chiavi di lettura, che si sviluppano attraverso lo scorrere d'immagini ed emozioni, musiche e scene a tratti drammatiche, che renderanno l'atmosfera assolutamente non infantile anche per via della crudeltà di alcuni passaggi che, come nelle migliori fiabe, rappresentano una consuetudine. Rispetto ai film appartenenti al genere fantastico, anche se il flauto magico si avvale di un intreccio narrativo molto interessante e coinvolgente, manca quel qualcosa in più che avrebbe reso la pellicola davvero eccellente permettendole di catturare l'attenzione di ognuno. Invece questo non sempre accade, sia per un'immersione che viene a mancare a causa di un ritmo non sempre sufficientemente elevato e sia perché il regista pare preferire di confondere lo spettatore, proponendo sempre nuovi innesti anziché consentire un più semplice orientamento verso la trama. Il film risulta comunque apprezzabile e tecnicamente interessante, con un ritorno in grande stile per quel che riguarda le musiche e una rilettura della favola comunque gradevole.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.



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