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Tropologicamente ottimistico l’epilogo nel Favoloso mondo di Amelie, dove il personaggio cardine, Amelie, non sacrifica la propria esistenza per migliorare il prossimo che la circonda.
Un microcosmo che la regia descrive quale summa delle angosce e delle nevrosi dell’umanità, così ben significato nella storiella d’incigno, dove il pesciolino rosso tenta il suicidio, subito liberato nelle acque del fiume, per evitare l’esaurimento nervoso alla madre di Amelie.
Stimolata da pulsioni alter, indecifrabili dalla stessa - ma interpretate dall’amico pittore, il quale giusto da lei ottiene la rivelazione di un mistero che lo assillava e lo inibiva a riprodurre fedelmente un segmento artistico – Amelie riesce a far vedere un cieco; a vivificare emozioni d’amore nella compagna di un uomo ormai trapassato; a far esplodere una magnitudo sessuale, rigeneratrice d’equilibrio, tra due individui, un avventore ed una cassiera, ai bordi della follia, che si consideravano del tutto estranei; a ricomporre manifestazioni di umanità in un datore di lavoro che ogni giorno godeva nell’indossare l’offensiva mascàra da padrone contro l’inerme dipendente.
Nino, il coprotagonista chiave, collezionista di fototessere altrui, lacerate e gettate via, è il solo ad avvertire in lui l’impeto del Mondo Altro, ubbidendogli con disarmante spontaneità, tale da tendere alla giovane un capo di quella propaggine misterica che li legherà in teca ed in alter.
ferucciogemmellaro
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