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"Tutto in "Falò delle vanita" è eccessivo. Il gusto della gigantografia, il piacere dell'esagerazione, la dilatazione grottesca dominano il film da un capo all'altro: i personaggi coltivano il ridicolo, gli ambienti prediligono l'esorbitante, i difetti sono sempre sproporzionati. Eppure, imbarcati sul carosello di De Palma, pur criticando e dissentendo, non ci si annoia mai." (Francesco Bolzoni, L'Avvenire) "Nonostante l'ambizione di offrirci una "pungente satira sociale" De Palma qui gira a vuoto." (Giovanni Grazzini, Il Messaggero) "La materia del racconto desunta dal romanzo è già finalizzata al pamphlet moraleggiante, la caricatura dei personaggi ciascuno disegnato nel suo avido arraffare, appesantisce l'effetto, con incontrollati risvolti grotteschi." (Silvio Danese, Il Giorno) "Si passa dal dramma alla parodia nel tentativo di cavarne gli effetti più vistosi, pescando indifferentemente, nei modi della satira sociale e in quelli, intellettualizzati, del romanzo d'appendice." (Alfio Cantelli, Il Giornale) "Per impressionare lo spettatore e, convincerlo che la Grande Mela è bacata, il regista Brian De Palma ha adottato uno stile barocco, esuberante e fastidioso. The Bonfire of vanities, atteso in USA fra i campioni della stagione e candidato a molti Oscar ha fallito tutti i bersagli: critica avversa, pubblico latitante, premi zero. Un fiasco che non stupisce perchè penalizza uno spettacolo farraginoso e inattendibile." (Tullio Kezich, Il Corriere della Sera)
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