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"Tratto da un romanzo di Russell Banks che trasforma in metafora un fatto di cronaca, 'Il dolce domani' è un film di sottile introspezione e non privo di intuizioni poetiche che nello scarso rispetto all'opera letteraria trova pregi, cioè il mancato rispetto dei tempi cronologici che rende più intrigante il racconto e difetti, in quanto l'abolizione della voce narrante sfuma le scene madri lasciandole irrisolte". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 10 dicembre 1997)
"Da più di dieci anni il canadese di origine armena Atom Egoyan, classe 1960, intreccia nei suoi film gli stessi fili: famiglie devastate, legami torbidi e soffocanti, un viluppo di eventi e ricordi che si dipana sotto i nostri occhi affascinati ma sempre un po' distanti. Stavolta però il regista cerebrale di 'Family Viewing', 'Calendar', 'Exotica', ha fatto davvero centro. (...) Non era da tutti governare una materia tanto dolorosa. Egoyan lo fa con sensibilità e fermezza, portandoci dentro ognuno dei suoi protagonisti. E regalandoci almeno due scene incancellabili: l'incidente, lento, lontano, terribile. E quella bambina in primo piano che fissa con sguardo indecifrabile il coltello che potrà darle o toglierle la vita. Il suo destino. Nelle mani di suo padre". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 novembre 1997)
"Se Egoyan con 'Il dolce domani' si conferma un regista di smagliante eleganza visiva gli fa da zavorra proprio l'intellettualismo, l'incapacità di abbandonarsi alle emozioni, tanto più di fronte a un tema come quello che affronta: con il paradossale risultato di un film potenzialmente straziante finisce invece per essere un puzzle in pellicola patinata". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 2 novembre 1997)
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