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"Chi è Annie Braddock?"
Annie Braddock è una ragazza neolaureata in cerca di lavoro. Un colloquio fallimentare presso un importante società newyorkese le fa' perdere la fiducia in sè stessa, ma l'incontro imprevisto, a Central Park, con un bambino dell'Upper East Side le cambierà la vita...
Scarlett Johansson versus Julie Andrews
Tratto dal romanzo di successo scritto da Emma McLaughlin e Nicola Kraus (che raccontano le loro esperienze presso una famiglia di Park Avenue, fornendo particolari esilaranti e farseschi sullo stile di vita della classe agiata di New York), Il diario di una tata si distingue per l'interessante scelta narrativa dei registi Shari Springer Berman e Robert Pulcini: ogni vicenda, infatti, è vista attraverso gli occhi della tata che - fanatica di antropologia e studi sulle culture umane - analizza e descrive le donne, le madri e le famiglie come se fossero esposte al Museo di Storia Naturale.
Ovviamente il riferimento alla tata più famosa di Hollywood nasce spontaneo e, d'altra parte, quando mamma e papà sono troppo occupati ad accumulare denaro e a restituire l'immagine migliore di sè, chi ne risente sono sempre i bambini. E cosa c'è di meglio di una tata, che con il suo amore e la sua dedizione riesce ad aprire il cuore anche ai genitori più distratti? I due registi non negano assolutamente la loro ispirazione a Mary Poppins, anzi Il diario di una tata è pieno di rimandi visivi alla stupenda favola disneyiana.
Scarlett Johansson (mora per l'occasione) appare diversa dai suoi ruoli precedenti: smessi gli abiti di donna affascinante e sempre seducente, in questo film appare addirittura goffa e insicura, mostrando come sia difficile compiere le scelte giuste restando sempre fedeli ai propri principi e sentimenti, quando si varca la soglia dell'età adulta. Le interpretazioni, comunque, sono tutte notevoli, compreso il ricco padre di famiglia affidato a un sempre bravo Paul Giamatti, mentre la messa in scena è invece classica e, nella seconda parte, cede al alcune situazioni scontate e prevedibili, indotte dagli stereotipi del caso. La madre borghese che non si cura del figlio e pensa solo a sè stessa e alla sua vita in una high society che impone alcune ritualità precise; il marito dedito al dio business che coltiva relazioni extraconiugali con le segretarie; e la stessa tata di origini di provincia che si sfoga in critiche nei confronti di genitori inghiottiti dalla frenesia da metropoli ricordano molto la londinese famiglia Banks in Mary Poppins.
Una curiosita': nella scena in spiaggia durante un party, la nonna di Grayer legge Il diavolo veste Pradra di da Lauren Weisberger.
"Tata, ti voglio bene"
Ne risulta un film che appare un ibrido di socio-critica e commedia familiare, mirato forse proprio a quel target di persone - un'ipotetica "famiglia x" - le quali non si rendono conto che l'unica vera fortuna che possiedono non sono i soldi, nè i vestiti, nè le case (etc, etc...) ma i figli. Il diario di una tata è dunque un caloroso messaggio, come del resto lo è "Mary Poppins", inviato a tutte quelle "culture" o "sotto-culture" ultra civilizzate, un po' fredde di sentimenti e forse senza rimedio, se non con l'arrivo di una nuova brezza che avvicini una ragazza semplice, dotata di un po' di magia e tanto affetto, all'innocenza di un tenero bambino bisognoso d'amore.
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