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Per fermarmi ci vuole Ben Affleck!
Jack Giamoro (Ben Affleck) è un agente che scrittura autori televisivi emergenti. I suoi consiglieri-soci Morty (Mike Binder), Arlene (Gina Gershon) e Alan (Kal Penn) hanno sempre avuto fiducia in lui e lo hanno seguito fin dall'inizio nella sua avventura a capo dell'agenzia. Guadagna bene, è sposato con Nina (Rebecca Romijn), un'ex-modella, vive in una casa da sogno. Qualcosa però lo turba e decide di partecipare ad un corso di autocoscienza tenuto dal Dr. Primkin (John Cleese): alla base del corso c'è la scrittura di un diario personale in cui riversare tutte le proprie inquietudini e i propri segreti. Il metodo sembra funzionare per Jack, ma il suo mondo perfetto pian piano comincia a crollargli addosso…
'Lavoro più sodo per i miei addominali che per il mio matrimonio…”
Uno strepitoso Dr. Primkin, interpretato da John Cleese (Un pesce di nome Wanda, Monty Python – Il senso della vita), apre questo film con una serie di sferzanti provocazioni nei confronti del suo nuovo gruppo di autocoscienza: 'Chi siete voi? Se fosse semplice rispondere, non sareste qui! Dovete scavare in quel grosso cumulo di cacca che è l'apparenza e arrivare a descrivere i segreti della vostra piccola, insignificante vita”. Purtroppo il film si ferma lì: è davvero così interessante scoprire i segreti di un uomo di successo con una vita apparentemente perfetta? In questo caso no, perché proprio ciò che Jack rappresenta nella finzione di questo dramma poco convincente, un agente di sceneggiatori, è forse la figura che è mancata nella realtà al regista Mike Binder. La sceneggiatura, infatti, comincia a vacillare nel momento stesso in cui potrebbe invece acquisire interesse, ovvero quando affronta la vena introspettiva del protagonista, introducendo personaggi improbabili (la giornalista cinese Barbie Ling che scrive articoli al vetriolo contro l'agenzia di Jack solo per vendicarsi di non essere stata selezionata), gag fuori luogo (anche se la risata ci scappa, non vuol dire che siano la soluzione da adottare) e situazioni eccessive, al limite dell'inutilità (con l'inserimento di gesti troppo forti, come il pestaggio, per la realtà del contesto). Così l'azione, che avrebbe avuto molti più spunti interessanti se fosse rimasta fra le righe del diario, finisce per vivere i propri momenti migliori grazie ai due soli personaggi veramente riusciti: il padre (Howard Hesseman) di Jack e il già citato Dr. Primkin. La scelta registica di rendere in flashback ciò che viene scritto (e narrato in voice off) dallo stesso Jack ricorda The Butterfly Effect, ma con un intento differente e un risultato comunque coinvolgente. Così come è interessante la resa della caratteristica essenziale di un agente di Hollywood: il movimento. Gli spostamenti di Jack diventano delle vedute aeree che partono dalla finestra del suo ufficio e arrivano, in stile Google Earth, nel punto di destinazione selezionato. Ben Affleck sta al gioco e riesce a rendere simpatico un personaggio che sulla carta ha tutti i connotati dell'uomo borioso e menefreghista, anche se in alcune scene rimane troppo fisso in un'inespressività non meglio definita. Un'altra piccola nota positiva riguarda la colonna sonora e gli accompagnamenti musicali, in cui però stona la presenza (soprattutto in abbinamento a quella determinata scena e ad un personaggio come Jack…) della bellissima Cucurrucucu Paloma di Caetano Veloso, peraltro reinterpretata vocalmente in maniera davvero discutibile.
In definitiva, un grande potenziale drammatico sprecato malamente: indicativo che il film sia uscito in USA solo per l'homevideo nel 2006, e che arrivi qui da noi per l'estate del 2008.
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