"Tratto dal best seller di Helen Fielding, il film di Sharon Maguire è una commedia sentimentale a formula. Quel tipo di formula, però, in cui si è specializzato il cinema britannico e che ha l'astuzia di sembrare controcorrente: personaggi quotidiani, una certa disinvoltura sessuale, una dose non aggressiva di femminismo. A scarnificarlo, resta l'ennesima declinazione della fiaba del brutto anatroccolo che, alla fine, trova l'amore vero (...)". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 giugno 2001) "Il film dell'esordiente Sharon Maguire risulta curiosamente bifronte rispetto a 'Quattro matrimoni e un funerale' e a 'Notting Hill', scritti e prodotti dalla stessa squadra. Ovvero cauto e originale, spontaneo e controllato, divertente e prevedibile. Troppo professionale per essere personale, insomma, e viceversa". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 ottobre 2001) "Brillante e vivace con un tocco di acidità, diretto da una regista inglese debuttante, il film è limitato ma piacevole". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 ottobre 2001) "Le fan del libro non possono gioire fino in fondo: dopo l'attacco spiritoso e tonico il tutto va spegnendosi e il torpore è aiutato dall'eccessiva gamma di smorfie buffe della protagonista, capaci di stremare lo spettatore più buonista. Hugh Grant sta fisso al bello e non muta nel repertorio: interpreta il ruolo del bastardo come vivesse ancora nel candido stupore british di 'Quattro matrimoni e un funerale' o 'Notting Hill'. Peccato anche che gli amici di Bridget abitino solo lo sfondo, senza fare coro". (Piera Detassis, 'Panorama', 25 ottobre 2001)
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