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"Date a Pupi Avati una finestra aperta su Bologna e l'Appennino; dategli una classe di alunni degli anni Venti; un preside, un verso latino; dategli una figura d'uomo inadeguato alla felicità in balia di una splendente civetta che abusa delle sue verginità affettivo/corporali; dategli modo di struggersi nella sua morale di sempre; anche la finzione può essere bella: dategli il vostro sorriso amarognolo di fronte ad uno champagne destinato ad essere sempre illusione e delusione. Lui ne farà melassa d'autore ammiccando alla vostra commozione. Quando l'azzecca, c'è da leccarsi i baffi. Qui l'azzecca, complice un superlativo Neri Marcorè. E continua la gita scolastica alla ricerca del ricordo al quale ancorare una vita". (Alessio Guzzano, 'City', 24 gennaio 2003)
"Un giovanottone colto e impacciato spedito dal padre a Bologna perché conosca le donne. Una bellissima ragazza cieca, che gli uomini se li rigira come vuole. E l'Italietta degli anni '20, padri premurosi o felloni, la sartoria pontificia dove lavorano i genitori del ragazzo, concentrato di cinismo romano venato di poesia (peccato che Giannini prema sul pedale del grottesco...). E' 'Il cuore altrove', con cui Pupi Avati torna alla sua vena migliore scavando nella memoria di un Paese e di una mentalità scomparsi". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 gennaio 2003)
"Storia d'amour fou' tra diversi, affidata a un cineasta contadino che la distende come una dolceamara educazione sentimentale. Cercando nel passato, tra un racconto della madre e il suo stile della rimembranza, Avati ritrova le radici di uno sguardo audiovisivo insieme incantato e critico sulle pene d'amore e la negligenza della vita quando ci si spinge col 'cuore altrove'. (…) Con qualche frecciata sociale brillante e un cast quasi azzeccato, è un'eroicomica del cinico Ferreri nella biografia intima del caldo Avati". (Silvio Danese', Il Giorno', 24 gennaio 2003)
"Dopo la bellissima e sfortunata prova de 'I cavalieri che fecero l'impresa', Pupi Avati torna al cinema intimista (…) La delicatezza, l'umorismo leggero, la sensibilità, il divertimento e la malinconia sono alcune delle caratteristiche di Avati che fanno la qualità del film". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 24 gennaio 2003)
"Per ciò che racconta, 'Il cuore altrove' ha un retrosapore malinconico, perfino amaro; mai triste, però. Anzi, fa ridere spesso: grazie ai 'caratteri' del barbiere Nino D'Angelo e del padre di Nello, alias un Giancarlo Giannini così esuberante da mettere un po' in ombra il suo, pur bravo, rampollo Neri Marcorè. Il gemellaggio fra malinconia e comicità funziona a dovere; come nel cinema popolare di buona memoria, ma col tocco dell'autore in più". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 26 gennaio 2003)
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