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Nel raccontare l'avventura umana dello zombie col mascara pittato di bianco, l'autore getta all'inconscio dello spettatore oggetto una manciata di messaggi confusi, altro che aureolarsi con Edgar Allan Poe, risparmiando perfino sul romanticismo che era l'unica àncora del primo film. Nella sicurezza che ci sia una continuità tra il di quà e il di là, il cavaliere nero Vincent Perez s'adegua, poverino, a uno standard basso di espressività, vittima di un cinema in stile video clip, ormai sempre più frequente e nocivo, un cinema che non raggiunge nè cuore nè cervello, ma stimola soltanto automatiche reazioni nervose. (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 4/11/1996) Questioni di buon senso a parte, era impossibile fare un sequel del "Corvo", il film sul cui set morì Brandon Lee in circostanze rimaste misteriose. Ma gli affari sono affari e un Corvo 2, alla fine, è nato: è un uccello esile, incapace di spiccare il volo, un autentico zombie-movie, in una parola. Senza spingersi a evocare il volatile di Poe, ce nè abbastanza per rimpiangere il lugubre romanticismo del prototipo di Alex Proyas. (La Repubblica, Roberto Nepoti, 6/11/1996)
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