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Il regista è bravo a gestire le complesse dinamiche psicologiche e morali del protagonista, potendo anche contare sull'incisività di Denzel Washington, che affronta la vicenda con le sue robuste e atletiche spalle e con il suo sguardo intenso che rimanda agli eroi idealisti alla Gary Cooper e Montgomery Clift. (Il Mattino, Alberto Castellano, 3/2/97) Il modo di raccontare è coinvolgente. Da una parte c'è il fascino dell'intrigo di "detection", che istituisce un arcano legame tra il vivo e la morta (Denzel e Meg non si incontrano mai sullo schermo). Dall'altra restano forti le suggestioni del "flashback menzognero", con cui il cinema (Kurosawa e Hitchcock insegnano) può contraddire la presunta oggettività dell'immagine. Poi però la sceneggiatura di Patrick Sheane Duncan scivola verso l'epilogo patriottico e consolatorio. (La Repubblica, Roberto Nepoti, 3/2/97)
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