"Christian De Sica ha avuto a disposizione una inconsueta ricchezza e accuratezza produttiva; dal centro storico romano bello e degradato si passa a Parigi e poi a Marrakech. Tutte cose piacevoli da vedere, che non riscattano la schizzofrenia nè l'aneddoto anacronistico. (Lietta Tornabuoni, La Stampa,28/9/91).
"Christian De Sica è sicuramente un regista, come lo era suo padre alla sua stessa età. Solo che suo padre, a un certo punto ha incontrato Zavattini e lui ancora no. (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 29/9/91).
"Christian De Sica interprete approfitta della sua naturale simpatia per eccedere in punte farsesche, punteggiate da dialoghi in francese maccheronico piu' adatti al varietà televisivo; mentre Ornella Muti non esce dai modi consueti, un po' spaesata, forse sprecata. (Alfio Cantelli, Il Giornale, 28/9/91).
"Sostenuto dagli sceneggiatori Age, Filippo Ascione e Adriano Incrocci (e dalla familiare collaborazione di mamma Maria Mercader e dal fratello musicista Manuel), De Sica propugna con molte grazie un cinema lieve e gentile. Fiabesco. (Paolo D'Agostini, La Repubblica, 1/10/91).
"Il regista e protagonista tenta un patetico connubio di imitazioni fra il padre e Sordi. Ma il miscuglio è deludente e imparaticcio nonostante lo spreco di partecipazioni speciali. (Maurizio Porro, Il Corriere della Sera, 1/10/91).
"Christian De Sica non ha, del padre, né la qualità d'attore né quelle di regista. Film provinciale con tante malriposte e malriuscite pretese. (Giacomo Gambetti. La Rivista del Cinematografo, n°11/91).
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