Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
"Quasi cinquant'anni fa, ne 'La finestra sul cortile' di Hitchcock era l'ivestigatore per caso Jmaes Stewart a indagare stando provvisoriamente sulla sedia a rotelle, poi anche il Perry Mason televisivo si trovò nella stessa condizione: Denzel Washingoton sta peggio, immobilizzato a leto, paralizzato, capace di muovere appena due dita. La sua indagine, nel film abbastanza interessante, è dunque tutta di testa, con appena l'aiuto di una poliziotta assai dotata nella ricerca di prove".
(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 marzo 2000)
"Il collezionista di ossa non rinuncia ad alcun espediente del genere ma accumula una buona dose di suspense e la mescola con atrocità morbose in stile 'Seven', andando liscio verso un finale di consolazione, dopo che ce la siamo tutti vista brutta. La cosa più interessante è questa indagine senza azione, claustrofobica, condotta da un letto come nella 'Settimana Enigmistica', in cui la mediazione operativa è frutto di un affetto che naturalmente sboccerà quando sapremo il colpevole. Philip Noyce, regista di alto rendimento al box office ma non privo di una sua libidine nel raccontare il peggio, miscela gli elementi secondo antiche ricette, elargisce pochi indizi, ci barrica nel buio di una follia omicida che non arretra di fronte a nulla; tanto che poi, quando va tutto a posto, siamo, noi cinici spettatori, quasi un po' delusi. Ma la progressione drammatica c'è e, pur nel rispetto di ogni convenzione, il film si lascia seguire come uno di quei 'bei gialli di una volta' sempre richiesti, solo con un tasso di pessimismo universale in più".
(Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 4 marzo 2000)
"Livido, invernale, vagamente mistico, 'Il collezionista di ossa' aggiunge poco di nuovo al filone rilanciato da 'Seven'; ma la suspense è ben dosata, il tono allarmante al punto giusto e lo scioglimento del caso - dopo il solito crescendo - meno prevedibile del solito. Se Denzel Washington, bello e carismatico anche a letto, si conferma interprete di classe, è l'emergente Angelina Jolie (figlia di Jon Voight) a imporsi nel ruolo della giovane poliziotta dal fisico prorompente e dall'animo ulcerato che diventa il braccio pensante del criminologo: dovreste vederla mentre si inoltra nel ventre di Manhattan, laddove il serial-killer ha appena squagliato col vapore una sua vittima, cercando di non cancellare gli indizi, pronta a tutto, o quasi, ma non a segare le mani della poveretta come vorrebbe invece il suo mentore collegato via radio. Curiosità da cinefili: nel cast c'è anche Michael Rooker, che in 'Henry Pioggia di sangue' era il sadico killer e qui il poliziotto-capo che non capisce proprio un tubo".
(Michele Anselmi, 'L'Unità', 3 marzo 2000)
"Comunque il film vale abbondantemente il prezzo del biglietto. Sono poco meno di due ore dense di emozioni, cadenzate da un ritmo che non dà tregua, una bella fotografia, nonostante, siano molte le scene eccessivamente buie nei bassifondi di Manhanan, e qualche sequenza davvero spaventosa, apprezzabile tuttavia anche dai più impressionabili, in mancanza, grazie al cielo, di primi piani truculenti. L'ingrugnato Denzel Washington darà un dispiacere alle ammiratrici, coperto com'è da un lenzuolone girocollo".
(Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 marzo 2000)
"Il regista australiano sa creare mondi hard, cupi, elettrici percorsi di suspence, secondo la scuola degli antipodi, imbattibile nello sprigionare demoni da quarta dimensione. Ma, quasi sempre, Noyce tracolla sul lungo periodo, e sbriciola la tensione in gag involontarie. Dal romanzo di Jeffrey Deaver, la sceneggiatura di Jeremy Iacone a un certo punto abbandona il suo mostro-collezionista alla fantasia dello spettatore. Un film vale però, anche per una sola sensazione, una sequenza, o un attimo di spaesamento improvviso: come quando Angelina Jolie, ferma sui binari di notte, blocca un treno a colpi di torcia elettrica, lei, con quella bocca inverosimile e lo sguardo di chi ha visto nell'aldilà. Lo stesso del padre, Jon Voight".
(Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto, 23 marzo 2000)
Copyright © Cinematografo 2006.