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Copyright © Cinematografo 2008.
Caos a Gotham
Dopo la fuga dei maggiori criminali dal manicomio criminale di Arkham, aiutato dal tenente Jim Gordon (Gary Oldman) e dal procuratore Harvey Dent (Aaron Eckhart), Batman (Christian Bale) riesce a smantellare i resti dell'organizzazione criminale che infestava le strade di Gotham City e fermare parte della feccia a piede libero. Ma ben presto i tre si ritrovano preda di una mente criminale in rapida ascesa, il Joker (Heath Ledger). Quest'ultimo, criminale senza regole, gioca con le vite degli altri per apportare solo disordine, caos e terrore...
Irrefrenabile
Nessuna pausa, privo di un momento fermo. Da cardiopalma. Il prologo è molto schietto in questo: Il cavaliere oscuro non è un film classificabile. Il regista britannico, che già due anni fa ci mostrò con The Prestige il paradosso della magia dietro al trucco, sviluppa un nuovo paradigma dividendosi tra Martin Scorsese (The Departed) e Michael Mann (Heat - La sfida), cadenzando ritmo ed etica con incredibile fermezza e lucidità; senza tralasciare naturalmente legami e citazioni del fumetto da cui è tratto ("The Long Halloween", la prima apparizione del Joker). Ma al di là di tutto, il film nasce come la celebrazione di un eroe, oscuro e dannato: il cavaliere nato da un tumore sociale e parte attiva di una sottocultura urbana di freak, mostri, che popolano le strade della città. Presa coscienza della sua origine, narrate le gesta che lo hanno trasformato in mostro alato e tenebroso, Christopher Nolan lo mette di fronte ad uno specchio e instilla in lui il dubbio. Da un lato l'eroe, perseguitato dalla polizia e dal suo infausto passato, dall'altro il pagliaccio anarchico, senza un passato, folle e imprevedibile. Il Joker - personaggio tra i più amati e rappresentativi del nostro tempo - è la sua esatta antitesi: entrambi si completano e le ragioni dietro le loro scelte potrebbero essere entrambe vere o dimostrabili, ma non è possibile propendere per le une o per le altre poiché manca il controllo empirico sulle loro azioni. Siamo distanti anni luce dalla visione gotica e fiabesca di Burton, il Joker non danza nel pallido plenilunio ma agisce durante il giorno senza porsi il problema del "cosa accadrà". Come lui stesso afferma: "L'unico modo ragionevole di vivere in questo mondo è senza regole". Lode quindi al compianto Heath Ledger per aver dato volto e complessità a un personaggio la cui vena sadica è direttamente proporzionale alla voglia di sorridere sempre e comunque; che mette i brividi quando è in agitazione, che lascia attoniti quando è relativamente calmo. Senza parole.
Inamovibile
Se in Batman Begins la violenza agisce su un piano prettamente psicologico, ne Il Cavaliere Oscuro è palesata in maniera disturbante, a tratti angosciante. Batman è cattivo tanto quanto la sua nemesi, forse di più. Ma sebbene il caos non ha delimitazioni, l'eroe agisce secondo delle regole morali, dimenticando il più delle volte l'uomo sotto la maschera per permettere al mostro con la maschera di salvare la città. In questo clima pirandelliano in cui le maschere giocano un ruolo fondamentale sulle scelte di vita, il procuratore distrettuale Harvey Dent gioca pulito, affidandosi una volta ogni tanto al caso per mezzo della sua monetina. Lui è il volto simbolo della trasparenza, il paladino della giustizia inamovibile e imperturbabile... Ma se è vero che l'anarchia non ha padre, la madre della violenza è la vendetta. Si scatena così l'irreparabile: l'eroe senza maschera si sdoppia - magistrale Aaron Eckhart nel duplice ruolo - sconvolgendo nelle fondamenta l'etica del fumetto tutto. E davvero poco importa se le origini di Due Facce non corrispondono a quelle originali, perché il messaggio conta più della messa in scena. L'azione (triplicata) è perfettamente coreografata e il ritmo non cessa di calare di intensità, merito di una sceneggiatura dei fratelli Nolan (su soggetto di David Goyer e Christopher Nolan) raggiante che gioca spesso sul fattore sorpresa. Le musiche di Hans Zimmer e James Newton Howard meriterebbero un riconoscimento per l'intensità, la perfezione con la quale attraverso anche semplici componimenti delineano le ambigue personalità di personaggi e situazioni. Sublimi.
Tu sei solo un mostro...
Il cavaliere oscuro è un thriller metropolitano, adulto, pregno di significato e dallo stile inconfondibile, ma anche un gangster movie in grado di rivaleggiare con i mostri sacri del cinema - penalizzato nella versione italiana da un doppiaggio poco convincente (lo scontro di voci tra l'anonimo Claudio Santamaria e Adriano Giannini non regge). Innesto importante per capire le dinamiche comportamentali di alcuni personaggi si consolida l'anime Batman: il cavaliere di Gotham - il quale si frappone tra Batman Begins e Il Cavaliere Oscuro. Davvero, non ci sono dubbi sul fatto che il nuovo film di Nolan sia un capolavoro a tutto tondo.
Applausi e tanta commozione.
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"Mentre i tre eroi «positivi» sono costretti a fare i conti con i limiti e il senso delle loro azioni, continuamente messe in discussione da una voglia di vendetta che finira per travolgere tutto o quasi. In questo modo il film si colora di echi apertamente langhiani, che finiscono per concretizzarsi nell'esplicita citazione della Gloria Graham del Grande caldo, con il volto metaforicamente diviso in due meta, una affascinante e una orripilante. Come infatti succedera al viso del procuratore Dent dopo l'esplosione da cui Batman lo strappa mentre avrebbe voluto salvare Rachel (Maggie Gyllenhaal), la donna amata da entrambi: da un lato conserva il suo volto fiducioso e positivo, dall'altro il fuoco accentua la smorfia orrida e criminale di un essere crudele e vendicativo. E questa idea del volto come indice di moralita (specchio dell'anima?) finisce per diventare una delle chiavi di lettura del film, dall'ossessione di tanti per smascherare il vero volto di Batman al trucco sbavato e ferino di Joker. Che proprio in quella specie di maschera «non finita», con il rossetto che non rispetta più i lineamenti della bocca e delle cicatrici e la biacca che non copre le rughe e le asperita del corpo, trova la perfetta messa in forma dell'ambiguita e dell'indeterminatezza morale che lo identificano. A cui Ledger aggiunge una recitazione sapientemente inquietante che ha giustamente lasciato il segno e che lo candida a ricevere il secondo Oscar postumo della storia, dopo quello a Peter Finch per 'Quinto potere'. E se alla fine il messaggio di un bambino e il comportamento delle persone stivate nei due traghetti sembrano lanciare un messaggio di speranza e di fiducia nei comportamenti del genere umano, la vera morale del film resta quella di una ambigua lezione sul «lato oscuro» della vendetta e sui limiti che si possono raggiungere per piegare il Male ai fini del Bene. Anche a costo di tradire la verita." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 23 luglio 2008) "A fronte di tanta abbondanza di 'caratteri' e situazioni, che il ballo in maschera di Nolan profonde senza risparmio, e inevitabile che Barman perda un po' la leadership lasciando spazio agli altri; incluse le godibili caratterizzazioni di Michael Caine, il maggiordomo Alfred, e di Morgan Freeman, il saggio Lucius Fox. Chi ruba la scena all'eroe, però, e lo sventurato Ledger, che rilancia la potenziata leggenda dell'altrettanto sfortunato Brandon Lee del 'Corvo'. Anche se la candidatura postuma all'Oscar di cui tanto si parla e di gusto discutibile, senza dubbio Ledger si e calato nel Joker, a suo tempo interpretato da Jack Nicholson, con una partecipazione al limite del transfert, tratteggiando un malvagio integrale che resta impresso nella memoria. Più che di Bale o di chiunque altro, il film e suo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 luglio 2008)
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