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Il Cavaliere Oscuro Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-07-21 17:41:00
Provider
Cinematografo
Recensione
È nuovamente tempo di eroi a Gotham City. La criminalità non è mai stata così organizzata, e dalle viscere di un Male apparentemente illogico, si erge la figura, la maschera del Joker (Heath Ledger). Non i soldi, non solo, non il potere, ma una beffarda quanto vendicativa bramosia distruttiva nei confronti del mondo - che lo considera nulla più di un freak - ne animano le gesta: nemico di tutto e tutti (la sua ascesa non prevede prigionieri), ferocemente esaltato all’idea del continuo confronto con il paladino del Bene, Batman (il plurimiliardario Bruce Wayne, ancora interpretato da Christian Bale, che deve far fronte anche ad improvvisati e maldestri emulatori, tra cui - visibile per un attimo - Scarecrow/Cillian Murphy), alleato con il tenente Gordon (Gary Oldman) e il procuratore distrettuale Harvey Dent (Aaron Eckhart) - con il quale divide l’amore per Rachel Dawes (Maggie Gyllenhaal) - per provare a debellare l’insostenibile crescita della delinquenza.
Dopo aver riavvicinato gran parte dei cine-affezionati alle gesta dell’uomo pipistrello con Batman Begins, Christopher Nolan mette a segno una delle più imponenti trasposizioni da fumetto che il grande schermo ricordi, inquadrando i grattacieli e le strade della fantomatica Gotham come solo Michael Mann avrebbe potuto, facendo danzare la macchina da presa (magnifico l’utilizzo delle luci di Wally Pfister, fedele direttore della fotografia dai tempi di Memento) intorno ai protagonisti, stringendoli quasi in un inestricabile vortice al progressivo crescendo della tensione. Che rimane altissima per tutti i 150’ del racconto, caratterizzato costantemente - come previsto - dalla presenza/assenza del Joker, quintessenza di una malvagità difficilmente arginabile proprio perché regolata da una follia tremendamente lucida, incarnata e resa dalla postura, il ghigno, le parole sbiascicate di un Heath Ledger che meriterebbe davvero l’Oscar postumo già invocato da alcuni critici d’oltreoceano.
Ed è proprio nella gestione di una così ingombrante maschera (inutile far paragoni con la passata performance di Jack Nicholson, proprio perché incanalata verso altre direzioni) - lasciandole margine di "movimento" ma al tempo stesso impedendole di cannibalizzare l’intero film - il merito più grande di Nolan, che non dimentica il suo cavaliere oscuro (importantissima, in tal senso, l’ombrosa e dissolvente digressione conclusiva), donando profondità e spessore anche a tutti i personaggi secondari (poco importa che il motivo della trasformazione di Harvey Dent in Two Face non combaci con quanto raccontato dal fumetto, quello che conta è il saper metaforizzare, anche solo con una monetina, l’ambivalenza della sorte), mantenendo elevatissima la qualità tecnica della messa in scena: difficile elencare tutte le sequenze memorabili, alcune realizzate appositamente per IMAX, dalla rapina prologo in banca all’inseguimento notturno con il camion che si ribalta, dall’esplosione dell’ospedale all’ipertecnologica visuale utilizzata per il combattimento sul grattacielo, senza contare il montaggio alternato di Lee Smith, superbo quanto il lavoro fatto per il suono. Assordante nel rimbombare di echi silenziosi, così come la dedica sui titoli di coda: "In memoria dei nostri amici Heath Ledger e Conway Wickliffe".

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
Il Cavaliere Oscuro
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-07-28 08:01:14
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Caos a Gotham

Dopo la fuga dei maggiori criminali dal manicomio criminale di Arkham, aiutato dal tenente Jim Gordon (Gary Oldman) e dal procuratore Harvey Dent (Aaron Eckhart), Batman (Christian Bale) riesce a smantellare i resti dell'organizzazione criminale che infestava le strade di Gotham City e fermare parte della feccia a piede libero. Ma ben presto i tre si ritrovano preda di una mente criminale in rapida ascesa, il Joker (Heath Ledger). Quest'ultimo, criminale senza regole, gioca con le vite degli altri per apportare solo disordine, caos e terrore...

Irrefrenabile

Nessuna pausa, privo di un momento fermo. Da cardiopalma. Il prologo è molto schietto in questo: Il cavaliere oscuro non è un film classificabile. Il regista britannico, che già due anni fa ci mostrò con The Prestige il paradosso della magia dietro al trucco, sviluppa un nuovo paradigma dividendosi tra Martin Scorsese (The Departed) e Michael Mann (Heat - La sfida), cadenzando ritmo ed etica con incredibile fermezza e lucidità; senza tralasciare naturalmente legami e citazioni del fumetto da cui è tratto ("The Long Halloween", la prima apparizione del Joker). Ma al di là di tutto, il film nasce come la celebrazione di un eroe, oscuro e dannato: il cavaliere nato da un tumore sociale e parte attiva di una sottocultura urbana di freak, mostri, che popolano le strade della città. Presa coscienza della sua origine, narrate le gesta che lo hanno trasformato in mostro alato e tenebroso, Christopher Nolan lo mette di fronte ad uno specchio e instilla in lui il dubbio. Da un lato l'eroe, perseguitato dalla polizia e dal suo infausto passato, dall'altro il pagliaccio anarchico, senza un passato, folle e imprevedibile. Il Joker - personaggio tra i più amati e rappresentativi del nostro tempo - è la sua esatta antitesi: entrambi si completano e le ragioni dietro le loro scelte potrebbero essere entrambe vere o dimostrabili, ma non è possibile propendere per le une o per le altre poiché manca il controllo empirico sulle loro azioni. Siamo distanti anni luce dalla visione gotica e fiabesca di Burton, il Joker non danza nel pallido plenilunio ma agisce durante il giorno senza porsi il problema del "cosa accadrà". Come lui stesso afferma: "L'unico modo ragionevole di vivere in questo mondo è senza regole". Lode quindi al compianto Heath Ledger per aver dato volto e complessità a un personaggio la cui vena sadica è direttamente proporzionale alla voglia di sorridere sempre e comunque; che mette i brividi quando è in agitazione, che lascia attoniti quando è relativamente calmo. Senza parole.

Inamovibile

Se in Batman Begins la violenza agisce su un piano prettamente psicologico, ne Il Cavaliere Oscuro è palesata in maniera disturbante, a tratti angosciante. Batman è cattivo tanto quanto la sua nemesi, forse di più. Ma sebbene il caos non ha delimitazioni, l'eroe agisce secondo delle regole morali, dimenticando il più delle volte l'uomo sotto la maschera per permettere al mostro con la maschera di salvare la città. In questo clima pirandelliano in cui le maschere giocano un ruolo fondamentale sulle scelte di vita, il procuratore distrettuale Harvey Dent gioca pulito, affidandosi una volta ogni tanto al caso per mezzo della sua monetina. Lui è il volto simbolo della trasparenza, il paladino della giustizia inamovibile e imperturbabile... Ma se è vero che l'anarchia non ha padre, la madre della violenza è la vendetta. Si scatena così l'irreparabile: l'eroe senza maschera si sdoppia - magistrale Aaron Eckhart nel duplice ruolo - sconvolgendo nelle fondamenta l'etica del fumetto tutto. E davvero poco importa se le origini di Due Facce non corrispondono a quelle originali, perché il messaggio conta più della messa in scena. L'azione (triplicata) è perfettamente coreografata e il ritmo non cessa di calare di intensità, merito di una sceneggiatura dei fratelli Nolan (su soggetto di David Goyer e Christopher Nolan) raggiante che gioca spesso sul fattore sorpresa. Le musiche di Hans Zimmer e James Newton Howard meriterebbero un riconoscimento per l'intensità, la perfezione con la quale attraverso anche semplici componimenti delineano le ambigue personalità di personaggi e situazioni. Sublimi.

Tu sei solo un mostro...

Il cavaliere oscuro è un thriller metropolitano, adulto, pregno di significato e dallo stile inconfondibile, ma anche un gangster movie in grado di rivaleggiare con i mostri sacri del cinema - penalizzato nella versione italiana da un doppiaggio poco convincente (lo scontro di voci tra l'anonimo Claudio Santamaria e Adriano Giannini non regge). Innesto importante per capire le dinamiche comportamentali di alcuni personaggi si consolida l'anime Batman: il cavaliere di Gotham - il quale si frappone tra Batman Begins e Il Cavaliere Oscuro. Davvero, non ci sono dubbi sul fatto che il nuovo film di Nolan sia un capolavoro a tutto tondo.

Applausi e tanta commozione.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Scheda Film
Il Cavaliere Oscuro
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-06-10 04:29:05
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Mentre i tre eroi «positivi» sono costretti a fare i conti con i limiti e il senso delle loro azioni, continuamente messe in discussione da una voglia di vendetta che finira per travolgere tutto o quasi. In questo modo il film si colora di echi apertamente langhiani, che finiscono per concretizzarsi nell'esplicita citazione della Gloria Graham del Grande caldo, con il volto metaforicamente diviso in due meta, una affascinante e una orripilante. Come infatti succedera al viso del procuratore Dent dopo l'esplosione da cui Batman lo strappa mentre avrebbe voluto salvare Rachel (Maggie Gyllenhaal), la donna amata da entrambi: da un lato conserva il suo volto fiducioso e positivo, dall'altro il fuoco accentua la smorfia orrida e criminale di un essere crudele e vendicativo. E questa idea del volto come indice di moralita (specchio dell'anima?) finisce per diventare una delle chiavi di lettura del film, dall'ossessione di tanti per smascherare il vero volto di Batman al trucco sbavato e ferino di Joker. Che proprio in quella specie di maschera «non finita», con il rossetto che non rispetta più i lineamenti della bocca e delle cicatrici e la biacca che non copre le rughe e le asperita del corpo, trova la perfetta messa in forma dell'ambiguita e dell'indeterminatezza morale che lo identificano. A cui Ledger aggiunge una recitazione sapientemente inquietante che ha giustamente lasciato il segno e che lo candida a ricevere il secondo Oscar postumo della storia, dopo quello a Peter Finch per 'Quinto potere'. E se alla fine il messaggio di un bambino e il comportamento delle persone stivate nei due traghetti sembrano lanciare un messaggio di speranza e di fiducia nei comportamenti del genere umano, la vera morale del film resta quella di una ambigua lezione sul «lato oscuro» della vendetta e sui limiti che si possono raggiungere per piegare il Male ai fini del Bene. Anche a costo di tradire la verita." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 23 luglio 2008) "A fronte di tanta abbondanza di 'caratteri' e situazioni, che il ballo in maschera di Nolan profonde senza risparmio, e inevitabile che Barman perda un po' la leadership lasciando spazio agli altri; incluse le godibili caratterizzazioni di Michael Caine, il maggiordomo Alfred, e di Morgan Freeman, il saggio Lucius Fox. Chi ruba la scena all'eroe, però, e lo sventurato Ledger, che rilancia la potenziata leggenda dell'altrettanto sfortunato Brandon Lee del 'Corvo'. Anche se la candidatura postuma all'Oscar di cui tanto si parla e di gusto discutibile, senza dubbio Ledger si e calato nel Joker, a suo tempo interpretato da Jack Nicholson, con una partecipazione al limite del transfert, tratteggiando un malvagio integrale che resta impresso nella memoria. Più che di Bale o di chiunque altro, il film e suo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 luglio 2008)

Copyright © Cinematografo 2009.



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