Nel carcere dell'Ucciardone, a Palermo, muore avvelenato, con caffè alla stricnina, Gaspare Pisciotta, luogotenente, prima, assassino, poi (per ordine della mafia?) del bandito Salvatore Giuliano. Incaricato di occuparsi del caso è un giovane magistrato siciliano, Francesco Scauri, tornato apposta nell'Isola dal continente, il quale si ritrova ben presto invischiato nell'oscura rete di connivenze (alle quali non è estranea nemmeno la sua famiglia, poiché il padre, speculatore edilizio, ha bisogno dell'appoggio dei potenti), che vogliono impedirgli di scoprire la verità. Finalmente, dopo un secondo delitto all'interno del carcere, di cui è vittima un altro dei membri della banda Giuliano, Scauri riesce ad acquisire, grazie alle rivelazioni di un giovane recluso, Amerigo Lojacono, prove sufficienti per incriminare, come responsabili dell'uccisione di Pisciotta, due carcerati, don Vincenzo Coluzzi, potente capomafia, e Rocco Minutti. A questo punto, però, i mandanti del delitto, sentendosi minacciati, non gli consentono di andare oltre: Amerigo, violentato dal compagni di cella, ritira la sua testimonianza; il magistrato, rapito in casa dell'amante, una farmacista, sparisce per sempre.