Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
Quanto è infedele Klara?
Luca, un musicista italiano che vive a Praga, dovrebbe essere soddisfatto della sua vita: ha un lavoro che gli piace (di giorno insegna ai bambini, di notte suona in un locale alla moda) e una ragazza intelligente e bellissima che lo ama, Klara, con la quale convive da alcuni mesi.
Eppure, non riesce a stare tranquillo. Il pensiero che Klara possa tradirlo, magari con il suo tutor dell'università, lo ossessiona al punto da rivolgersi a un professionista: Denis, detective privato laureato in psicologia che si diverte a filosofeggiare sul tema della gelosia... ovvero su ciò che gli permette di vivere. Ma le indagini dell'uomo, e il suo rapporto con Luca, avranno conseguenze inaspettate...
Il contagio della gelosia
In amore tutti mentono, tutti sono gelosi e nessuno si fida del prossimo: il nuovo film di Roberto Faenza, liberamente adattato dal romanzo del ceco Michal Viewegh, è un curioso pastiche (per stessa ammissione del regista) che affronta il supremo tema della gelosia amalgamando registri differenti e molteplici punti di vista, quelli di vari personaggi che vivono i rapporti sentimentali ognuno a proprio modo, e con gradi diversi di licenziosità. Buffo che, alla fine, sia proprio l'infedeltà a sistemare le cose.
Ma questa conclusione paradossale (parzialmente intuibile dal trailer, dunque non così inaspettata), se da un lato palesa l'approccio disincantato e satirico di Faenza, dall'altro non nasconde la vacuità di un intreccio che si nutre di concetti scontati, senza mai coinvolgere nella sfera sentimentale - ma d'altra parte non era questo l'intento del regista, che osserva il tutto con sguardo distaccato - né divertire con i suoi presunti risvolti ironici o grotteschi; "presunti", perché di fatto le caratterizzazioni non sono memorabili, e di divertente non c'è proprio nulla. Certo l'approccio di Faenza è leggero (nessuno spazio al melodramma), e le musiche "stranianti" di Giovanni Venosta lo testimoniano, ma non basta.
Così il film, a metà fra generi e toni diversi, lascia un'impressione un po' scialba e anonima, per nulla aiutato da una messa in scena e da una fotografia sin troppo essenziali, mai incisive. Mentre la maledizione del doppiaggio, sempre difficoltoso e spesso poco curato nel caso di film italiani girati in un'altra lingua, colpisce anche stavolta, sfavorendo tanto l'interpretazione degli attori (Santamaria e Laura Chiatti, certamente più a loro agio altrove), quanto l'attenzione degli spettatori, provocando un effetto straniante pari, se non superiore, a quello delle musiche. E anche gli spunti interessanti, soprattutto quello della gelosia come morbo contagioso e strisciante, inevitabilmente si perdono.
Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Copyright © Cinematografo 2009.
"Una patina di fasullo avvolge tutto. L'ingiustificata ambientazione praghese, puro omaggio alla fotogenia come i nudi sparsi della protagonista. Il cast internazionale e la recitazione non nella propria lingua. A tratti pare la versione castigata di un pornofilm." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 marzo 2009) "Peccato che il film scivoli sempre rasoterra, sia nelle velleita letterarie che negli ammiccamenti erotici. Con la maliziosa, troppo magra, Laura Chiatti che si spoglia con eccessiva parsimonia, rispetto alla sbandierata liberalita dei promo, apparendo in tutto il suo fulgore, leggi nuda, solo in una fulminea inquadratura, che per essere apprezzata appieno avrebbe bisogno di una rivisitazione alla moviola. Così anche lo spettatore più allupato, di fronte a un'impressionante sfilza di banalita, avra due possibilita per esprimere il proprio disappunto: sbadigliare a pieni palmenti o scompisciarsi dalle risate." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 marzo 2009) "Finisce come deve finire un film polveroso che si pretende (intellettualmente?) dinamico. Roberto Faenza - non e la prima volta - resta impantanato compiaciuto tra i monumenti delle citta d'arte, quelli del Sentimento Pensante e le citazioni di Dante e Jim Morrison. Ne fanno le spese gli attori, spinti a preistoriche recitazioni elementari, come nella goffa scena di sbronza. E gli spettatori, naturalmente. Sì, ma quali?" (Alessio Guzzano, 'City', 27 marzo 2009) "Incidente di percorso nella carriera di Roberto Faenza: 'Il caso dell'infedele Klara' e un film scritto male e recitato peggio, in più esce in coincidenza con l'orribile Iago (con il quale condivide un'attrice, Laura Chiatti, e i set veneziani) e conferma la gelosia come il tema-tabù di questa stagione cinematografica. (...) Gli attori sono italiani (Claudio Santamaria e la citata Chiatti), britannici e cechi; i personaggi - salvo il protagonista - dovrebbero essere tutti praghesi doc, ma si esprimono nell'incongruo italiano delle coproduzioni internazionali girate in inglese e doppiate malissimo (soprattutto la voce della Chiatti e inascoltabile). Perfetto esempio di cinema europeo come non dovrebbe essere." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 27 marzo 2009) "Faenza firma un film molto privato da voyeur intellettuale in cui guarda il sesso degli altri con intenti anche brillanti ma con effetti ritardati che non ottengono emozioni da chi assiste. Femmina folle fu il capostipite della gelosia ma bruciava dentro, qui trattasi di un teorema. Bella Praga, dove non a caso Philip Roth immagina di intervistare la prostituta che svezzo Kafka, qui nominato invano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 marzo 2009) "Le tre donne del film sono simili: bionde, pettinate e vestite nello stesso modo, vogliono forse dire che ogni donna amata e inseparabile dalla gelosia (Laura Chiatti, così bella quando e nuda, e in vantaggio). 'Il caso dell'infedele Klara' e un grande fil -trappola, semplice e insieme estremamente raffinato, commedia di dolore benissimo condotta. In più, la produzione di Elda Ferri lo rende impeccabile, senza un difetto ne una distrazione, perfetto." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 27 marzo 2009)
Copyright © Cinematografo 2009.