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Il Caimano Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-24 12:00:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Drammatico, disperato, politico. E' il morso di Nanni Moretti all'Italia di oggi, sospesa "tra orrore e folklore"

Chi si aspetta un film su Berlusconi rimarrà deluso: il nostro Presidente del Consiglio rimane sullo sfondo, relegato in un ruolo minore. Ecco la prima sorpresa del Caimano di Nanni Moretti, commedia con andamento vivace, allegro, sentimentale, drammatico. L'altra, che non andrebbe svelata, è in chiusura della storia ed è duplice: chi interpreta Berlusconi (non lo vuole fare nessuno) e come e dove finiranno società e istituzioni. Moretti corona un sogno e ne infrange un altro, quello dei militanti che volevano una presa di posizione, un'opera su e contro Berlusconi. Come Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio, il Caimano è un film sul cinema. Dalle comparse ai protagonisti, tanti i volti noti, soprattutto per gli addetti ai lavori, che il pubblico percepirà in parte. Così il gioco di citazioni, di frecciate divertite, sarcastiche, di veri ritratti d'autore: Michele Placido che reinterpreta se stesso, una prima donna, rude, volgare e scanzonata. Il quasi ottuagenario Giuliano Montaldo, regista di vecchie glorie come Sacco e Vanzetti e Tiro al piccione, che Silvio Orlando, di mestiere produttore, rimprovera spramente
quando lo molla all'improvviso perché Aurelio De Laurentiis ha deciso di finanziare il suo copione su Cristoforo Colombo. "Se non era per me, gli dice, non avresti lavorato. Nessuno ti voleva, ti chiamava più da anni". Il secondo livello, il sottoplot, è sentimentale e drammatico: Moretti (che compare due volte) mette in scena l'Italia di oggi, la crisi sociale, etica, morale, le
rovine della famiglia, la crudeltà della separazione dopo decenni di fiducia nell'istituzione del matrimonio. I figli a metà, le coppie di fatto, l'omosessualità, l'incapacità di accettare il cambiamento. Berlusconi compare qua e là nelle prime inquadrature, interpretato dal semisosia Elio De Capitani, nella sceneggiatura "sognata" da Silvio Orlando. Niente di nuovo? Sì, la disperazione di un paese, di un popolo, ripiegato in se stesso. Diventato villano, violento, indifferente. Sospeso "tra l'orrore e il folklore" come dice Jerzy Stuhr (grande attore e regista nella vita, qui nei panni del produttore che finanzia Il Caimano). "La vostra è un'Italietta - prosegue Stuhr - quando pensiamo che siete arrivati al fondo e vi solleverete, ci stupite ancora. Continuate a scavare". E a dirlo non è, come nelle barzellette, un inglese, un francese, un tedesco, ma un polacco. Il terzo
livello è la storia, il film nel film. Orlando è il produttore fallimentare di lavori di serie B (Mocassini assassini, Stivaloni porcelloni...) che viene contattato da una giovane regista, Jasmine Trinca. Lei non ha mai girato un lungometraggio, ha 24
anni e un copione in mano: Il Caimano, molto ispirato alle vicende del nostro Presidente del Consiglio. Orlando si sta separando dalla moglie, Margherita Buy, e non ha nulla da perdere. Inserti veri (il famoso discorso di insediamento all'Europarlamento del 2 luglio 2003, quando Berlusconi dà del kapò al capo della delegazione tedesca Schultz) si mescolano a
quelli di finzione, in un'escalation raggelante che raggiunge il culmine, il paradosso, alla fine del film. Un bravo regista sa dirigere gli attori: è un piacere vedere recitare Silvio Orlando, bravissimo anche nella disperazione, e Margherita Buy nella parte anche quando urla e piange. Buono il risultato della giovane Jasmine Trinca, nettamente superiore a tutti i ruoli da lei finora interpretati.

Copyright © Cinematografo 2006.

Scheda Film
Il Caimano
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-06-04 04:11:22
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Si sono gia fatti commenti scemissimi prima che 'Il caimano' fosse visibile, sia per avversione verso un autore troppo intelligente e indipendente e per questo antipatico anche a gente di sinistra, sia perche si sapeva da tempo a chi si riferisse il titolo (termine coniato da Franco Cordero) (...) Banale anche l'esercizio diffuso, sempre tra chi il film non ha visto e probabilmente non andra a vedere, di calcolare se a parlare di Berlusconi senza che sia lui stesso a decidere cosa se ne debba dire, danneggera la sinistra e portera voti alla destra, chissa perche. Non si fanno film a fini elettorali, il che sarebbe inutile e sciocco, ma per raccontare delle storie, anche a sfondo politico. Quindi la politica dovrebbe anche in questo caso chiudere l'inutile becco e lasciare al cinema quel che e del cinema: in questo caso, si potra dire che 'Il Caimano' e un film molto bello, molto ricco, molto umano, spesso anche divertente, senza diventare pericolosi e prezzolati sovversivi? È certamente il film più maturo di Moretti, che con la collaborazione di attori mai così bravi anche nelle apparizioni brevi, prosegue nel suo cammino autobiografico con più serenita e distacco, con più ragione e sentimento." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 24 marzo 2006) "Impossibile trovare un «secretante» più bravo del cineasta che per un anno e riuscito a non far trapelare nulla del suo film. E ora che il velo e caduto in un' affollatissima mattinata al Barberini di Roma, a salvaguardia dei futuri spettatori che hanno il diritto a godersi le sorprese del film, si avrebbe voglia di continuare a non anticipare granche. Purtroppo nella nostra societa il bel gioco della riservatezza dura poco e i giornali pretendono le notizie. Vediamo comunque di soddisfare qualche curiosita. Chi impersona Berlusconi? A parte che il nome fatidico viene pronunciato solo dopo mezz'ora, di Silvio sullo schermo ne appaiono l'uno dopo l'altro almeno quattro. Il primo e Elio De Capitani in una virtuale messinscena del «film nel film» intitolato Il caimano, quella che immagina il produttore Silvio Orlando leggendo la sceneggiatura della pellicola. Il numero due e Nanni Moretti, che rifiuta la parte perche sostiene in un'ammiccante autocritica che bisogna fare solo commedie. Il terzo e Michele Placido, un ex-contestatore gia militante con Gian Maria Volonte e tuttavia pronto a tirarsi indietro. Il quarto e Berlusconi in persona in alcuni reperti fra i quali l'incredibile intervento all'assemblea del Consiglio d'Europa. In finale rientra uno dei rinunciatari e (colpo di scena!) fra tutti e quello che ha l'aplomb più irreprensibile. Sembra quasi che dopo anni all'opposizione l'autore di Il caimano voglia rendere omaggio a un personaggio che, piaccia o no, sta ormai nella storia. (...) Apparentemente legato a un cinema di commedia gergale, Moretti sconfina volentieri nella metafora grandiosa o minimalista: come quella ricerca nevrotica che i bambini fanno di un'introvabile pezzo del Lego senza il quale non potranno mai essere felici. Se una volta si parlava del «Lubitsch Touch», oggi e lecito parlare del «tocco morettiano». Qui il nostro abbraccia in un solo sguardo la crisi del cinema, la crisi dei sentimenti e la crisi dell'Italia; ma cos'e che amalgama il tutto in una chiave più amara che dolce, sottolineata dalle ispirate musiche di Franco Piersanti? Nient'altro che il pessimismo apocalittico di un grande umorista che vede nero nel nostro futuro a onta delle possibili vittorie; e, in cauda venenum, con un finalino esplosivo da far venire i brividi. Cosa aggiungere, caro Nanni? Speriamo che ti sbagli." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 24 marzo 2006)

Copyright © Cinematografo 2009.



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