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"Si sono gia fatti commenti scemissimi prima che 'Il caimano' fosse visibile, sia per avversione verso un autore troppo intelligente e indipendente e per questo antipatico anche a gente di sinistra, sia perche si sapeva da tempo a chi si riferisse il titolo (termine coniato da Franco Cordero) (...) Banale anche l'esercizio diffuso, sempre tra chi il film non ha visto e probabilmente non andra a vedere, di calcolare se a parlare di Berlusconi senza che sia lui stesso a decidere cosa se ne debba dire, danneggera la sinistra e portera voti alla destra, chissa perche. Non si fanno film a fini elettorali, il che sarebbe inutile e sciocco, ma per raccontare delle storie, anche a sfondo politico. Quindi la politica dovrebbe anche in questo caso chiudere l'inutile becco e lasciare al cinema quel che e del cinema: in questo caso, si potra dire che 'Il Caimano' e un film molto bello, molto ricco, molto umano, spesso anche divertente, senza diventare pericolosi e prezzolati sovversivi? È certamente il film più maturo di Moretti, che con la collaborazione di attori mai così bravi anche nelle apparizioni brevi, prosegue nel suo cammino autobiografico con più serenita e distacco, con più ragione e sentimento." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 24 marzo 2006) "Impossibile trovare un «secretante» più bravo del cineasta che per un anno e riuscito a non far trapelare nulla del suo film. E ora che il velo e caduto in un' affollatissima mattinata al Barberini di Roma, a salvaguardia dei futuri spettatori che hanno il diritto a godersi le sorprese del film, si avrebbe voglia di continuare a non anticipare granche. Purtroppo nella nostra societa il bel gioco della riservatezza dura poco e i giornali pretendono le notizie. Vediamo comunque di soddisfare qualche curiosita. Chi impersona Berlusconi? A parte che il nome fatidico viene pronunciato solo dopo mezz'ora, di Silvio sullo schermo ne appaiono l'uno dopo l'altro almeno quattro. Il primo e Elio De Capitani in una virtuale messinscena del «film nel film» intitolato Il caimano, quella che immagina il produttore Silvio Orlando leggendo la sceneggiatura della pellicola. Il numero due e Nanni Moretti, che rifiuta la parte perche sostiene in un'ammiccante autocritica che bisogna fare solo commedie. Il terzo e Michele Placido, un ex-contestatore gia militante con Gian Maria Volonte e tuttavia pronto a tirarsi indietro. Il quarto e Berlusconi in persona in alcuni reperti fra i quali l'incredibile intervento all'assemblea del Consiglio d'Europa. In finale rientra uno dei rinunciatari e (colpo di scena!) fra tutti e quello che ha l'aplomb più irreprensibile. Sembra quasi che dopo anni all'opposizione l'autore di Il caimano voglia rendere omaggio a un personaggio che, piaccia o no, sta ormai nella storia. (...) Apparentemente legato a un cinema di commedia gergale, Moretti sconfina volentieri nella metafora grandiosa o minimalista: come quella ricerca nevrotica che i bambini fanno di un'introvabile pezzo del Lego senza il quale non potranno mai essere felici. Se una volta si parlava del «Lubitsch Touch», oggi e lecito parlare del «tocco morettiano». Qui il nostro abbraccia in un solo sguardo la crisi del cinema, la crisi dei sentimenti e la crisi dell'Italia; ma cos'e che amalgama il tutto in una chiave più amara che dolce, sottolineata dalle ispirate musiche di Franco Piersanti? Nient'altro che il pessimismo apocalittico di un grande umorista che vede nero nel nostro futuro a onta delle possibili vittorie; e, in cauda venenum, con un finalino esplosivo da far venire i brividi. Cosa aggiungere, caro Nanni? Speriamo che ti sbagli." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 24 marzo 2006)
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