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I Simpson - Il Film Recensione

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"I Simpson - Il Film" recensioni

Film
I Simpson - Il Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-14 08:00:21
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Springfield sottovetro

Sfida all'ultimo secondo per i mitici Simpson. La sempre impareggiabile stupidità di Homer porta Springfield sull'orlo del collasso ambientale, costringendo il governo statunitense (e in particolare l'ente per la protezione ambientale, l'EPA) a rinchiudere la città sotto una impenetrabile cupola di vetro. Il pigrissimo capofamiglia deve perciò rimboccarsi le maniche per rimediare al danno causato, cercando nel frattempo di non perdere l'amore di moglie e figli.

18 anni di speranze ben riposte

Tanto ci è voluto, dalla prima volta in cui qualcuno fece balenare l'idea di un film su I Simpson, perché tale pellicola arrivasse finalmente nelle sale di tutto il mondo.

Lunghe sessioni di sceneggiatura, fatte di ipotesi e ripensamenti continui, hanno portato alla stesura di una storia che parte da un punto, forse, imprescindibile: quasi tutto ruota intorno a Homer. È lui l'attrazione principale, l'unico vero motore dell'azione, la fonte delle gag più divertenti.

Il film si apre su un film; le prime immagini che vediamo sono infatti quelle di Grattachecca e Fichetto, il cartoon più amato dalla famiglia Simpson nonché strumento utilissimo per equiparare i cinque protagonisti al pubblico in sala, venuto ad ammirare le loro gesta (Homer si chiede, e ci chiede, che senso ha andare al cinema per vedere qualcosa che si può seguire in tv).

Dopo questo inizio da cinefili, che esplicita la grande sfida lanciata da questo prodotto, gli autori scelgono accortamente di non eccedere in intellettualismi o riflessioni troppo 'filosofiche” o 'politiche” (pur presenti). I Simpson – Il film mostra sin dalle prime battute la grande umiltà di chi sa che quattrocento episodi passati in televisione hanno sondato le viscere più nascoste di Springfield, dei suoi abitanti e della società americana nel suo complesso, rendendo impossibile creare qualcosa di totalmente nuovo. Ben venga allora il richiamo alla tradizione, con in mente un obiettivo semplice ma non scontato: divertire per un'ora e mezza il pubblico seduto in sala.

Missione compiuta, visto che il film è letteralmente zeppo di trovate esilaranti, una vera iniezione di allegria valorizzata da una vera e solida trama.. Non siamo di fronte a tre episodi del normale show televisivo, semplicemente accostati l'uno all'altro: questo è un vero film, con un inizio, uno svolgimento e una fine, adatto ovviamente ai fan della serie – che troveranno spunti vecchi e nuovi con cui sbellicarsi – ma non per questo precluso a chi di Springfield ha solo sentito parlare.

Questione di schermi

Grossi, pregevoli sforzi sono stati fatti per sfruttare le peculiarità dello schermo cinematografico. Il regista David Silverman ha analizzato a lungo le possibilità offerte dal formato 2.35:1, e il risultato è un'immagine che non sacrifica lo spazio in cui è inserita: le scene di massa, la gestione delle ombre, il posizionamento dei corpi e degli oggetti in relazione gli uni con gli altri, l'uso moderato ma evidente dell'animazione computerizzata, permettono di cogliere il lavoro maniacale sotteso alla composizione di ogni singola inquadratura. Si crea così uno spettacolo diverso da quello che siamo abituati a vedere in televisione (malgrado, ovviamente, gli somigli per altri aspetti), e che merita di essere apprezzato in una grande sala; nel momento preciso in cui finirà sul piccolo schermo, sarà ancora una pietra miliare della comicità, ma perderà inevitabilmente parte del fascino che gli autori sono riusciti a infondergli.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-14 15:52:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Un film sui Simpson? “Ah-ah!” avrebbe risposto il bulletto Nelson. E avrebbe sbagliato. A 20 anni dall'esordio nel varietà Fox “The Tracey Ullman Show”, la "miglior serie televisiva del secolo" (Time dixit), forte di oltre 400 episodi, sbarca sul grande schermo, e fa faville:  uscito il 27 luglio, negli Usa ha incassato 180 milioni di dollari. In Italia arriva - ahinoi!, anzi ahi20th Century Fox... - con due mesi di ritardo, ma le previsioni di realizzo sono comunque più che lusinghiere. Le gialle creature di Matt Groening hanno ineluttabilmente perso la verve caustica delle origini - vedete i primi disegni e i primi dialoghi per credere... - ma colpiscono ancora come nessun altro, almeno nell'animazione cinematografica - in tv, dopo la progenie di South Park & Co. sono diventati quasi educande. Qui ritroviamo Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie alle prese con l'ennesima homerata, che fa mettere in quarantena coatta l'intera cittadina di Springfield. Ne succederanno di crude ed esilaranti, con Homer impegnato nella duplice missione di riconquistare famiglia e salvare villaggio. Sfiorando innumerevoli temi e sottotesti - in primis l'ecologia, scimmiottando anche Al Gore con An Irritating Truth... - Il film, viceversa, mette nel fuoricampo altrettanti personaggi di contorno: dove sono finiti Patti e Selma, Troy McClure, Telespalla Bob, Skinner, etc., e per Krusty, Willie e Apu, dobbiamo accontentarci di cammei, per lo più muti? Forse inevitabili dazi da pagare alla drammaturgia da grande schermo, fatto sta che la trasposizione pare più tarata sulle aspettative dei digiuni di Simpson che sugli aficionados di lunga data. Poco male, si ride, spesso con gusto e talvolta soddisfazione, per mordacità e cattiveria. Da ricordare, per il sollazzo duro e puro, la parodia di Michael Bublé con Homer abbracciato al diletto porcello che canta "Spider Pork, Spider Pork..."; sul fronte del ghigno, invece, Marge che rabbonisce Lisa: "Sei una donna, puoi portare rancore per tutta la vita". Basta, non avanza, a ripagare il costo del biglietto, anche se a detta di Homer spender soldi per qualcosa che in tv è gratis è da minchioni...

Copyright © Cinematografo 2007.

Film
I Simpson - Il Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-05-13 04:03:15
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Sottrarre alla serialità e racchiudere nell''unicità del film la vita di Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie Simpson poteva essere deludente. Era forse il rischio di 'nobilitare' e rammollire il mordi e fuggi degli episodi, dovendo amplificare in un'unica storia lunga miserie (infinite) e grandezze (poche), innumerevoli bassezze e rare moralità dell'antieroico capofamiglia. Invece ci si diverte parecchio e il succo viene preservato. L'uomo-massa Homer, sua moglie Marge che tiene dritta la barra dei valori irrinunciabili, il primogenito Bart cresciuto alla scuola delle furbizie paterne da quattro soldi. la sorella Lisa intellettualmente superdotata e politicamente corretta, e la saggia Maggie muta dietro l'eterno ciuccio, si confermano la più geniale invenzione cartoonistica dell'ultimo ventennio, e come la più diretta eredità, per pari forza inventiva e capacità di rappresentare la contemporaneità americana, dei Peanuts." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 14 settembre 2007) "Come nelle serie destinate alla televisione, la descrizione dei caratteri, il piacere della gag, la voglia di dissacrare, il gusto della citazione e dello sberleffo vincono sulle leggi della narrazione. In questo modo la storia vera e propria rischia di sembrare, almeno a un non-fan della serie, un po' sfrangiata e pretestuosa, mentre il ritmo super-incalzante delle trovate trasforma il film in una specie di interminabile fuoco d'artificio. Secondo una logica che ribalta la tradizionale unitarietà dell'opera per far diventare la frammentazione narrativa una frammentazione estetica, dove il piacere dello spettatore non sta più nel collegare e incastrare i vari elementi del film per trovare un senso unificante ma piuttosto nel cercare ognuno il proprio personalissimo oggetto. C'è la polemica ecologista: il concerto iniziale dei Green Day, le frecciate alla politica del governo, l'ironia su Al Gore e il suo 'Una scomoda verità' ... C'e il piacere di ritrovare i personaggi resi popolari dalla serie: il nonno Abraham, il proprietario della centrale nucleare Montgomery Burns, il religiosissimo vicino di casa Ned Flanders ... C'è la tradizione di ospitare una star all'interno di ogni storia. E alla fine c'è anche la scommessa di fare un film pensato soprattutto per il cinema (il formato panoramico, le battute di Homer sui film troppo appiattiti sui contenuti televisivi la gag sull'intervallo) sfidando le possibili reazioni del pubblico quando il film circolerà in dvd. Ma c'è soprattutto il divertimento un po' autocelebrativo di chi ha creato una serie di successo (sono undici gli sceneggiatori degli episodi tv coinvolti nel film, accanto al regista David Silverman) per vedersi consacrati su uno schermo talmente gigante." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 14 settembre 2007) "Meno divertente degli episodi tv, meno cinico e sarcastico, il film carino dalla animazione perfetta è da vedere senz'altro. Nelle storie dei Simpson non c'è mai lieto fine ma neppure disperazione: Homer viene sempre maltrattato e neppure se ne accorge; sua moglie Marge è gravata da una pettinatura blu alta quanto lei; la satira paradossale colpisce con la stessa crudeltà i ricchi e i poveri, i potenti e gli impotenti, tutti pareggiando nel disprezzo." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 14 settembre 2007) "Adesso possiamo dirlo: avevamo una gran paura. Paura che dopo 18 anni e 396 puntate tv il film dei ' Simpson' risultasse fiacco o già visto. Timore giustificato forse, ma fortunatamente infondato. Al debutto su grande schermo la famiglia più schifosa d'America - più schifosa e più vera, ergo amabile con tutti i suoi difetti, anzi amabile proprio perché è un concentrato di limiti e bassezze - fa scintille. Come e più che in tv. Non c'è un'idea che sappia di vecchio. Non c'è una scena che non sia trasportata dalle immagini, e non dai dialoghi (è grande cinema comico, non tv fatta in serie). Non c'è situazione, gag o semplice battuta che non sia una miniera di sottotesti. Non sappiamo cosa pensino gli psicoterapeuti Usa di questa famiglia così 'disfunzionale' e insieme così unita (a suo modo, ovvio). Certo è che le nevrosi, le fissazioni, le incorreggibili inciviltà dei Simpson sono una gigantesca cartina di tornasole. Anzi uno specchio in cui ognuno ritrova qualcosa di sé o dei propri cari." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 settembre 2007)

Copyright © Cinematografo 2008.


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