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"Piacerebbe sapere da Hilary Swank, premio Oscar en travesti, attrice di Eastwood, cosa abbia trovato in questo copione irrimediabilmente insulso, banale, noioso, a parte il compenso. (...) Mistero ma con minaccia che la storia possa proseguire. Il thriller sovrannaturale è di Stephen Hopkins che aveva già distrutto la vita e la carriera di Peter Sellers: davvero demoniaco insistere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 aprile 2007) "Tracce dell''Esorcista', di 'Carrie' e 'Signs'? Certo, ma qui la logica è antagonista: soggetto di Brain Rousso e sceneggiatura di Carey e Chad Hayes danno poteri soprannaturali non al Male, ma al Bene, che uccide chi potrebbe uccidere (e anche chi non ucciderebbe, ma è nei paraggi). È il Dio della guerra preventiva. Se si coglie questo lato insolito e ambiguo, questo polpettone diventa quasi apprezzabile." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 aprile 2007) "Avete presente la maledizione dell'Oscar? E' tutto vero. Chiedete a Halle Berry. Sollevi quella statuetta al cielo e poi va tutto male. Hilary Swank, che ci aveva messo cinque anni a recuperare dopo la prima vittoria, è ricrollata al tappeto dopo il secondo Oscar per 'Million Dollar Baby'. Il segno della maledizione si intitola I segni del male di Stephen Hopkins (regista di un buon 'Nightmare' e del divertente 'Predator 2') dove la Swank, mai a suo agio in ruoli normali, fa di mestiere quella che sbugiarda i miracoli perché traumatizzata e senza fede. La chiameranno in Lousiana dove sembra che si stiano manifestando le dieci piaghe d'Egitto. Lei è convinta che Dio non esista, noi che non esista la sceneggiatura. Soffriamo entrambi. Fiumi che si tingono di sangue, sette sataniche, invasioni delle cavallette (non si può non ridere ripensando al Belushi di 'Blues Brothers'), antiche profezie. Tutto estremamente serioso, tutto estremamente ridicolo. Oltre che mal recitato e pieno di brutti effetti al computer. Troppo facile, anche, scoprire il colpevole. La maledizione dell'Oscar ha colpito ancora. Povera Hilary." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 aprile 2007)
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