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"Attenzione: non e un film da 'I miserabili', ma su 'I miserabili'. Lelouch non adatta e non illustra il romanzo di Hugo. Lo trasmette, lo parafrasa, lo commenta, lo smonta, lo decodifica, lo fa interagire con la storia del Novecento: l'azione si svolge sull'arco di mezzo secolo, dal Capodanno del 1901 sino alla guerra 1939/45, lo sbarco in Normandia, i primi mesi della Francia liberata. Il che gli permette un capzioso esercizio dl interazione e rispecchiamento fra i personaggi. Il Fortin di Belmondo, cameriere nel 1900, condannato ingiustamente per omicidio al bagno penale come Jean Vabean, abbandona la moglie Catherine al suo destino di Fantine presso i rapaci Thenardier d'occasione." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 19 Maggio 1996) "Il film non ha un appanno, rischiarato dalla presenza di quasi tutto il Gotha del cinema e del teatro transalpini (lo spettatore si divertira a riconoscere volti famosi, fra ieri e oggi) e retto dalla maschera formidabile di Jean-Paul Belmondo, che espone le sue doviziose rughe alle penombre dei riflettori, in un'interpretazione da manuale, fra dolore, pieta, affetti e sorrisi. Claude Lelouch sa fare i film, lo sappiamo. Qui, supera agilmente il confine tra cinema e (probabile) distinzione televisiva, ricordando un po' l'operazione compiuta a suo tempo da Francesco Rosi in 'Cristo si e fermato ad Eboli' ed utilizzando il piano-sequenza con la mobilita di una macchina da presa che si insinua fra i vari personaggi, scrutandone l'anima. Ed in ciò lo aiuta un credit di eccellente estrazione culturale, di cui citeremo soltanto il direttore delle luci Philippe Pavane de Ceccaty." (Gregorio Napoli, 'Il Giornale di Sicilia') "Lelouch, autore al quale si rimproverano eccessi di sentimentalismo, evita qui di girare un nuovo adattamento del romanzo francese per eccellenza, cercando piuttosto di recuperarne lo spirito. E vince la scommessa. Meno vigorosa che nel romanzo 'la marcia del male al bene', come la definì Hugo, e nel film di Lelouch un cammino non circoscritto al solo Henry Fortin, ma che acquista valore universale; la stessa Francia della Il Guerra Mondiale - prima remissiva e connivente rispetto all'invasore nazista, poi oppositrice orgogliosa - ne e metafora al contempo realistica e lampante. Belmondo, col suo viso da eroe dei fumetti, e un Fortin-Valjean di straordinaria forza. Ma e tutto il cast, nel quale spiccano Annie Girardot e Philippe Leotard, a fornire una prova convincente. Curata la messinscena che ha solo un paio di cedimenti: in occasione del suicidio del novello Javert e, soprattutto, nel ballo conclusivo, pallida copia del memorabile finale di 'Bolero', uno dei film più noti (e sopravvalutati) di Lelouch. Nel complesso, un'opera moderna e normale. Da vedere." ('Nostro Cinema')
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