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"Il registro, sicuramente volontario, e comico-demenziale. Carrey e McGregor mettono in scena lo stereotipo gay alla Vizietto, con nemmeno un grammo di grazia e signorilita di Tognazzi e Serrault. I love you... e un'affannata corsa verso la conclusione drammatica dell'Aids che trascina con se sogni e speranza d'amore. I cuori degli attori fingono di palpitare, i cuori degli spettatori non palpitano proprio. Jim Carrey, planato dagli States direttamente in Croisette, gigioneggia nel presentare il film, come nel recitare. Una faccia di gomma che si deforma in smorfie da tenere a bada (Milos Forman e Peter Weir ci erano riusciti). Tratto da una storia vera, pubblicata su libro dal giornalista Steve McVicker dello Houston Chronicle." (Davide Turrini, 'Liberazione', 20 maggio 2009) "Non e difficile vedere cosa ha conquistato Carrey in questo personaggio stranamente geniale, profondamente triste, iperattivo e fondamentalmente scollegato dalla realta. E la sua caratteristica comicita fisica aggiunge una dimensione insolita a quest'oggetto di amour fou comico contaminato da melodramma cui ha partecipato molto anche dietro alle quinte (le co-star sono un'idea sua). Un autore più forte e più avventuroso di Ficarra e Requa (esordienti alla regia) ne avrebbe fatto un film più interessante. Certo, Carrey avrebbe dovuto rischiare." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 20 maggio 2009)
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