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"Un eccesso di happy end, ma già l'ipotesi del racconto, che in famiglia si parli tanto e volentieri degli affari più privati, è ottimista, il contrappasso è nei traumi di violenza che il padre lascia in eredità. Onore al giovane regista Burns, per certi versi un Woody Allen 'made in Irlanda', che si adopera per un cinema che parli e non che scoppi in aria, dove qualche banalità viene sciolta in una piacevole, logorroica, spiritosa cronaca familiare a tre, in cui il fascino del maschio irlandese mostra tre possibili sfaccettature. E dove si parla dell'indissolubilità del matrimonio (in Irlanda il divorzio è da poco lecito) ma anche dello stufato con i cavoli, si beve birra e si cita l'Inferno, come punizione diretta al peccato carnale. Attori bravi e particolarmente affiatati servono con amore un copione attento a non sbavare nella retorica". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 21 settembre 1996). "A scrivere e dirigere questo fermo posta del cuore maschile all'antica irlandese è stato l'esordiente Edward Burns che lo interpreta nel ruolo di Barry. Premiato al Sundance '95 e ben accolto dalla critica americana 'I fratelli McMullen' parte da un'esperienza personale. Tuttavia in un contesto di attori mediocri, compreso Burns che ha una bella faccia ma non è granché espressivo, i personaggi non decollano i dialoghi risultano ripetitivi e la regia piatta. Restano l'affettuosità del tono e la simpatia". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 24 settembre 1996).
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