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Un fosco futuro
Londra, 2027. In un mondo ormai devastato da conflitti e sconvolgimenti climatici, da quasi vent'anni non nascono più bambini e nessuno è in grado di spiegare le ragioni di una situazione così drammatica. In Inghilterra, meta di migliaia di profughi da tutto il mondo, l'ex attivista Theo fa una sconvolgente scoperta: una donna africana è rimasta incinta. Insieme a lei intraprenderà un duro viaggio verso la costa, dove li attende la nave/laboratorio del 'progetto umano”, per ridare speranza ai popoli della Terra.
In concorso all'ultima mostra del cinema di Venezia e diretto dal messicano Alfonso Cuaròn, 'I Figli degli Uomini” è un caso, ormai sempre più raro, di fantascienza d'autore ideologicamente impegnata: quel futuro che non ha futuro, quel 2027 mostrato nel film, è sotto alcuni aspetti una chiara metafora del presente (l'intolleranza nei confronti degli stranieri), e sotto altri una profezia per il tempo a venire, una concretizzazione degli incubi odierni (l'infertilità delle donne e gli sconvolgimenti climatici causati dall'inquinamento).
Una distopia, insomma, rielaborata da un romanzo della giallista P. D. James e, pare, indebitamente sfruttata per la propaganda dei conservatori cattolici, che hanno evidentemente colto nel film alcune presunte simbologie cristiane. Ma più che l'avvento di un nuovo redentore, la nascita del primo figlio dopo anni d'infertilità parrebbe invece una sorta di natività laica: una speranza che non proviene da un'entità superiore, ma nasce dagli uomini e per gli uomini. L'avvenire è così garantito da una bambina (non a caso: il futuro è donna) che con il suo pianto ferma gli eserciti e zittisce il fragore delle bombe.
In mezzo a tutto questo, privilegiando camera a spalla e lunghi piani sequenza (stupefacente quello dell'assalto all'automobile), Cuaròn dirige con abilità impressionante, allontanandosi dallo stile consueto delle grandi produzioni: evita il più possibile i controcampi, segue i suoi attori (tutti efficaci) in lunghe riprese senza stacchi di montaggio e gira le scene d'azione con uno stile quasi documentaristico. Peccato che la sceneggiatura sia a tratti un po' maldestra e non sappia spiegare alcuni aspetti della vicenda. 'I Figli degli Uomini” rimane comunque uno dei migliori film di fantascienza, se non addirittura il migliore, dall'inizio di questo decennio.
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