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I Colori Dell'Anima - Modigliani Recensione

"I Colori Dell'Anima - Modigliani" recensioni

Film
I Colori Dell'Anima - Modigliani
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 11:05:28
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"'I colori dell'anima' di Mick Davis racconta l'aspra rivalità tra Picasso e Modigliani, ma anche le loro passioni. Soprattutto, l'amore di Jeanne, cattolica, con l'ebreo Amedeo Modigliani. Dopo Gérard Philipe in Gli amori di Montparnasse e Richard Berry in Modì, è toccato al cubano Andy Garcia portare sullo schermo l'artista livornese e la rivalità con Picasso. Ma l'attore, cercando di sembrare italiano, dà vita a uno degli stereotipi più banali. E i dialoghi fra i due appaiono improbabili. Modigliani è solo l'ultimo di una lunga serie di pittori, la cui storia è stata portata al cinema: Van Gogh, Frida, Caravaggio, Picasso. Ma la vita di questi artisti geniali, per la verità, non ha generato capolavori." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 13 maggio 2005)

"Sbaglia Mick Davis quando afferma, nelle sue note di regia, di aver affrontato con 'I colori dell'anima - Modigliani', una 'grande storia d' amore mai raccontata'. Infatti a questa vicenda dedicò nel 1958 il film 'Montparnasse' nientemeno che Jacques Becker, con due divi carismatici come Gérard Philipe e Anouk Aimée: un film del quale si parlò molto, nel bene e nel male, anche perché lo sceneggiatore Henri Jeanson si sentì tradito e fece causa. Disinvolto nell' attribuirsi una primogenitura infondata, Davis lo è ancora di più quando imposta il suo film su una forsennata competitività fra Modigliani e Picasso di cui è difficile trovare conferma nella vastissima bibliografia sull' argomento. (...) Tutto ciò sullo schermo è sostenuto da un misto di ingenuità e buona fede, per cui insistere sulla scarsa attendibilità dell'insieme e dei particolari sarebbe ingeneroso. Tanto per dirne una, il regista fa intrecciare ai suoi protagonisti passi di danza per le vie notturne di Parigi 1919 sull'onda di 'La vie en rose' cantata da Edith Piaf (che allora aveva quattro anni). Scarsa anche la rispondenza fra il corpulento e grossolano interprete Omid Djalili e il vero Picasso; e lo stesso si può dire per l'anziana attrice che incarna Gertrude Stein, all' epoca non ancora cinquantenne. Strane trasandatezze per una messinscena che sotto altri aspetti (scenografia e ambientazione realizzate in Romania) è meticolosa e rispettabile. Com'è luminosa la presenza di Elsa Zylberstein, agnello sacrificale sull' altare dell'amour fou." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera, 14 maggio 2005)

"'I colori dell'anima' è un film coraggioso, sfrontato e soprattutto sbagliato. (...) L'assenza della pittura come percorso creativo, al di fuori dell'esistenza umana, è un'assenza gravissima, che riduce quel periodo a un carnevale parigino e quei personaggi a misere macchiette, anche se va osservato che Andy Garcia, di origine cubana, merita l'onore delle armi, per la varietà espressiva e l'impegno drammaturgico, superiore a ciò che prescrive la sceneggiatura. Tutto nobilmente sbagliato, fino all'autodistruzione, come Modì." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 20 maggio 2005)

Copyright © Cinematografo 2006.



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