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I Cinghiali Di Portici Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-07-07 11:53:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Lo sport come medicina dell’anima? Ma figuriamoci: nessun compromesso etico, nessuna "bella storia" con edificante finale. Soltanto cinema che racconta uno spicchio di vita, anche piuttosto amaro: alla periferia di Portici, minori a rischio (molteplici rischi) nella struttura di recupero, susseguirsi di fatti di quotidiana esistenza marginale, vizi privati e pubbliche virtù. Buoni propositi, tanti: quelli di Ciro, operatore ruvido che vuole occupare i ragazzi con la sua passione, il rugby, diventando il coach di una squadra a modo suo affiatata. Straniante, giocarlo questo gioco sulla sabbia scura e sporca del litorale napoletano. Ma poetico: quando i ragazzi si allenano inconsciamente inseguendo un branco di baby cinghialini in fuga, il film opera prima di Diego Olivares, quarantenne napoletano dalle origini forensi, ha un guizzo di originalità, un tocco di poesia realistica. La sua è una cinepresa pudica, il pudore di chi non commenta ma racconta. Sono bravi anche tutti i ragazzi del coro, alle prese con il futuro che forse non c’è, con passioni e ricordi, speranze e ribellioni, molta apatia e qualche delicatezza. Il gioco diventa il rituale della sopravvivenza, in una terra che nulla ha a che spartire con questo sport dalle origini anglosassoni. L’hic et nunc dei "cinghiali di Portici" è soltanto trasferire aggressività e debolezze nella competizione e nello spirito di squadra. Non per vincere improbabili campionati, ma solamente per tentare di vivere.

Copyright © Cinematografo 2006.

Film
I Cinghiali Di Portici
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-08-28 04:01:11
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Un film aspro, ma non grezzo; partecipe, ma non pietistico; realistico, ma non sociologico. 'I cinghiali di Portici', scritto e diretto da Diego Olivares, magari non diventerà un cult-movie, ma certo non meritava la censura di mercato che lo fa uscire solo oggi e appena in due sale in tutta Italia a circa tre anni e mezzo dall'esordio al Torino Film Festival. Nel raccontare la parabola di un gruppo di ospiti coatti di una comunità di recupero per tossicodipendenti, spinti da un operatore carismatico a formare una valida squadra di rugby, l'autore riesce, infatti, a tenere in pugno ritmo e personaggi, a non trascurare un'idea di stile e a comunicare emozioni scevre di paternalismi assolutori. Lo sforzo più riuscito riguarda l'assemblaggio di un cast che amalgama attori, rugbisti e giovani reduci da dure esperienze di piccola delinquenza e grande emarginazione, riuniti a suo tempo nella comunità 'Il Pioppo' e portati a fondersi perfettamente nell'anima del film ben al di là della pantomima didascalica. (...) Olivares, sostenuto da fotografia e montaggio di sperimentate qualità, non cerca di abbellire i versanti sgradevoli della storia, a costo di farla sembrare a tratti ripetitiva e compiaciuta; quello che conta, però, è la sospensione di ogni (pre)giudizio esterno e la conseguente valorizzazione - integralmente cinematografica - di un percorso che potrebbe cambiare i destini di alcuni protagonisti, così come accompagnarli a un impatto devastante con la disillusione." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 luglio 2006) "Il primo film di Diego Olivares, dopo qualche corto e un documentario, ha il pregio della chiarezza di ambizioni. L'impalcatura drammaturgica è ricca di risonanze: film dove lo sport ha il valore di cartina di tornasole delle risorse umane e della capacità di resistenza di una comunità di persone disagiate. (...) Qui si tratta di una comunità di recupero per "minori a rischio", tossici o microcriminali. Il pensiero corre a un classico della grande e fragile stagione del "nuovo cinema" anni Sessanta, l'inglese "Gioventù, amore e rabbia" dove il riscatto dei ragazzi di un carcere minorile passava per la sfida podistica agli allievi di una scuola esclusiva e aristocratica. Originale è però l'adattamento che Olivares fa del topos che lo ispira. (...) Nell'agonismo s'esprimono tutte le sfumature possibili della tenacia e della lotta applicate a una dimensione precaria, temporanea, destinata a finire. E nel rispetto di uno sguardo senza illusioni, non ci saranno "momenti di gloria" per i ragazzi di Portici." (Paolo D'Agostini, "La Repubblica", 14 luglio 2006)

Copyright © Cinematografo 2007.



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