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Intervista a Alfonso Cuaròn

Il Regista Alfonso Cuaròn incontra la i giornalisti alla conferenza stampa della Premiere romana: ecco l’intervista

D: Dopo aver visto il film lo rifarebbe?

R: Dopo aver finito di girare un film non lo guardo più perchè entro in un processo autocritico, soprattutto dal punto di vista umano. Non guardo il risultato ma cerco di capire che cosa ho imparato per migliorarmi nel prossimo film.

D: E cosa ha imparato da questo?

R: Questa è una domanda molto personale… (Ride)

D: Nel suo film alla fine voleva rappresentare di più la fantascienza o la realtà?

R: Ho cercato di riprodurre il ventunesimo secolo, con le guerre in Somalia, Baghdad, nei Balcani, le questioni aperte di oggi. Il primo giorno che ho lavorato con gli sceneggiatori è stato interessante: tutti mi sottoponevano progetti bellissimi, molto futuristici, con architetture sofisticate, molto stile Blade Runner, ma io non volevo niente di tutto ciò. Allora ho mostrato loro i miei appunti, dove erano raccolte tutte immagini di guerre, l'inquinamento, problemi legati all'immigrazione. Volevo mostrare la situazione attuale, lasciando intravedere allo spettatore un barlume di speranza.

D: Può darci la sua definizione di speranza?

R: Non posso dare una definizione di speranza. Volevo mostrarne un barlume, volevo che fosse il pubblico a decidere se vedere nel finale una speranza o no.

D: Nel film ci sono dei fantastici piani sequenza. A chi si è ispirato?

R: De Palma è più narrrativo, Welles più emozionale, ognuno ha il suo stile di piani sequenza. Per quel che mi riguarda, credo che sia il personaggio che il contesto della scena siano importanti per rappresentare la realtà; per questo non voglio usare il montaggio per creare effetti speciali. La telecamera deve riprendere un momento nella realtà e tutto è visto come è da lontano, senza aggiungere nulla.

D: Come è stato lavorare con Michale Caine? Lui ha dato un suo suggerimento per il personaggio?

R: Quando ho incontrato Michael Caine a Londra è stato ore a parlare di John Lennon di cui era stato molto amico. Alla fine mi ha detto che stava parlando così tanto di John perchè voleva interpretare così Jasper, il suo personaggio. Voleva mostrare un John Lennon invecchiato, riproducendo la sua voce nasale e il suo modo di parlare lento: purtroppo questa finezza nel doppiaggio italiano si è persa. E’ stato divertente poi, quando siamo stati al trucco per la prima volta, e lui si è messo la parrucca e gli occhiali; la moglie è entrata e proprio stando accanto a lui ha chiesto ad alta voce: ma dove è Michael? Allora Michael ha detto: sì, è proprio così che voglio interpretare il personaggio.

D Mi parli della sua visita al Leoncavallo.

R Era la fine del 2001 inizio del 2002 e stavo cominciando a scrivere il film. Mi domandavo quali sarebbero stati gli problemi che avrebbero afflitto il nuovo millennio e subito mi era apparsa chiara l'importanza del fenomeno dell'immigrazione. Ma quali sarebbero stati i protagonisti del 2000? Dove sarebbero stati? Nei centri sociali, ed è per questo sono stato al Leoncavallo. Anche se alla fine è stato più il divertimento di esserci stato che il materiale che ne ho tratto. (Ride)

D: Qual è il legame con il libro di PD James?

R: Quasi nessuno. Il libro ha offerto la premessa, con la visione di un mondo dove domina l'infertilità e l'umanità sta per scomparire; poi il resto lo abbiamo creato noi.

D: Come nasce il personaggio di Theo? Si è identificato con lui?

R: Per mostrare la realtà di quel momento, abbiamo creato una linea temporale in cui i personaggi interpreti del film hanno un passato vissuto 20 anni prima e lo abbiamo fatto per non appesantire la narrazione con digressioni. Theo è stato un’attivista no-global nei primi anni del 2000, come i ragazzi del Leoncavallo ha lottato per cambiare il mondo ma la realtà lo ha cambiato ed ora non ha più fede né speranza. Questa è la sua unica e ultima opportunità per cambiare le cose. Michael Caine fa da contrappeso rafforzando il contrasto: Jasper infatti è stato un attvista fin dagli anni 60 e non ha mai perso la speranza e la fiducia.
Se mi identifico con Theo?
Si, quando si crea un personaggio l'identificazione è importante. Capisco il fuoco che c'è dentro gli animi dei no-global, anche se non sono uno di loro, né condivido i loro metodi e molti dei loro passaggi ideologici. Ma capisco quello che sentono e che vogliono cambiare il mondo. Io appartengo ad una generazione che ha accettato di vendersi al capitalismo ed ora ne paga le conseguenze.

D: Da dove deriva la scelta di usare Ruby Tuesday nella versione di Franco Battiato? Non ha avuto paura che potesse suonare male al pubblico anglofono, che non potesse apprezzare un inglese con un accento italiano così forte?

R: Certo ci abbiamo pensato e lo abbiamo scelto apposta. Io stesso ho un pessimo inglese con un accento molto forte e trovo sbagliata questa mentalità di "imperialismo linguistico". Ricordo che alla prima proiezione con gli addetti ai lavori, una persona ha effettivamente reagito male criticando la scelta, ma la maggior parte dei presenti invece l'ha approvata e anzi trovata bellissima. Io poi amo Battiato e non solo questa canzone, lui forse ha creato una Ruby Tuesday addirittura migliore di quella dei Rolling Stones.

D: E perchè una canzone d'amore per una scena di morte?, come il suicidio di Jasper e Janice?

R: Perchè quella era la loro canzone d'amore.

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