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The Hunting Party Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-30 08:43:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Sarajevo, 1914: un attentato all'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria è il pretesto della prima guerra mondiale. 1984: Olimpiadi invernali. Ponte tra l'Est comunista e l'Occidente "libero", una delle capitali della Jugoslavia non allineata, città gioiosa e bellissima, centro di quei Balcani mai pacificati, enclave di religioni, lingue, culture e imperi. 1992: la guerra civile jugoslava, iniziata con i referendum irredentisti di Slovenia e Croazia, entra con la sua rabbia cieca in questa città bomboniera. Bombe, crimini di guerra, cecchini, pulizia etnica (la Bosnia Erzegovina ha un'alta diversificazione di etnie e confessioni) non risparmiano nulla. Dopo Matador e la strana coppia omicidi Pierce Brosnan-Greg Kinnear, Richard Shepard torna con il suo stile irriverente e malizioso per raccontare la guerra in Bosnia. Simon Hunt (un istrionico, ottimo, stravolto Richard Gere), inviato di guerra, ha visto morire la donna che amava, bosniaca, in un frammento di questo genocidio e sbatte la verità sul muso di colleghi e spettatori e li manda a quel paese. Ci andrà lui: licenziato, diventa un free-lance rasato male che fa servizi per tv oscure di paesi improbabili. Il suo compare e operatore (Terrence Howard) si imborghesisce, fa carriera e si mette al seguito di un inviato che al massimo esce sul balcone dell’albergo 5 stelle che lo ospita. Simon, in nome dei vecchi tempi eroici, lo convince (la storia è vera!) a dare la caccia addirittura a Karadzic. Playboy, ubriaconi e avventurieri per un western rutilante alla Three Kings che racconta paranoie e follie dell’inviato di guerra not embedded come Hollywood mai ha fatto. Film tanto raffinato nella sua grettezza che lo capiranno in pochi. Per la recensione completa leggi il numero di maggio della Rivista del Cinematografo

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
The Hunting Party
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-30 16:02:01
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Inviati di guerra

Il famoso reporter televisivo Simon Hunt e l'operatore Duck hanno lavorato insieme nelle zone di guerra più calde del mondo, dalla Bosnia all'Iraq, dalla Somalia a El Salvador. Insieme hanno scansato pallottole, trasmesso articoli importanti e vinto premi Emmy. Un giorno terribile viene compiuto un massacro in un villaggio bosniaco, e durante una trasmissione in diretta su canale nazionale Simon ha un crollo e insulta il presentatore televisivo. Da quel momento in poi, Duck continua a fare carriera mentre Simon scompare di scena.

Cinque anni dopo Duck, ormai affermato capo operatore del notiziario di punta del canale nazionale, torna a Sarajevo – accompagnato da Benjamin, producer alle prime armi – per seguire il quinto anniversario della fine della guerra. Una sera, dopo aver festeggiato con altri giornalisti nel bar dell'albergo, rientra in camera e Simon gli riappare davanti come un fantasma del passato. Convince Duck di essere a conoscenza del nascondiglio della "Volpe", il criminale di guerra più ricercato in Bosnia. Armati solo di vaghe informazioni, Simon, Duck e Benjamin si avventurano in una missione oscura e pericolosa che li porterà nel cuore del territorio nemico. Sembra lo scoop della vita, ma resteranno vivi per raccontarlo?

Caccia alla "Volpe"

A volte la verità è più strana della finzione. Uno dei produttori del film, Mark Johnson, ha scoperto questa verità di persona nell'ottobre del 2000: un giornalista stimato, Scott Anderson, era appena tornato dalla Bosnia e aveva scritto della sua esperienza sulla rivista Esquire. Il suo articolo si intitola What I did on my summer vacation ("Quello che ho fatto durante le mie vacanze estive"), ed è un reportage di guerra classico sebbene un po' bizzarro, un viaggio avventuroso che contiene elementi di intrigo politico, ma anche di racconto didattico e di commedia noir. Dopo aver letto il pezzo su quella rivista, identificandone il potenziale cinematografico, l'astuto produttore ha voluto incontrare personalmente Anderson. In breve, tra l'entusiasmo generale, viene messa in moto la macchina produttiva e contattato il regista e sceneggiatore Richard Shepard, che aveva appena finito di girare Matador, una commedia noir con Pierce Brosnan. Il film aveva avuto un successo di critica e di pubblico per la sua sapiente combinazione di dramma, commedia e analisi del personaggio, ma Shepard era già alla ricerca di nuovi progetti e, sfruttando l'articolo di Scott Anderson come punto di partenza, ha cominciato a scrivere la sceneggiatura.

Detto questo, The Hunting Party non vuole essere certo una lezione di storia o un trattato politico, quanto invece il racconto di tre personaggi alla ricerca di sé stessi, un film "on the road" disegnato sullo sfondo di un paese che ancora fatica a uscire dalle conseguenze di una guerra sanguinaria. Shepard stesso ha dichiarato di aver romanzato alcuni particolari della storia, come l'età diversa dei tre giornalisti, che in realtà erano più o meno coetanei, o il fatto che il criminale di guerra, la 'Volpe”, si chiamasse in realtà Karadzic e non Boghanovic. Ciò ha consentito maggiore margine di manovra per realizzare un film piuttosto che un documentario, anche se la tragedia del popolo bosniaco la si vive in tutta la sua cruda drammaticità, come anche l'ingiustizia della comunità internazionale, che continua ad addurre giustificazioni assurde per non catturare i criminali di guerra.

Uno degli elementi sui quali si è puntato è, infatti, il realismo. La storia si svolge cinque anni dopo la fine della guerra, ma sono presenti flashback sul conflitto e su altre zone a rischio. Questa vicenda, raccontata dal punto di vista dei giornalisti, è impregnata di un senso di immediatezza e di pericolo: le persone vengono colpite, i palazzi sono distrutti e si commettono atrocità. Non c'è spazio per elementi di fantasia, è una guerra terribile e brutale. In questo contesto reale si svolge l'interazione – a volte comica, a volte tesa – fra i tre protagonisti.

Tra le sequenze più dure e realistiche c'è quella iniziale della battaglia, che riassume la frenetica e pericolosa carriera di Simon e Duck. Schivano proiettili e scrivono articoli da zone di guerra insanguinate come la Somalia, la Sierra Leone, Baghdad e Gaza. Shepard ha girato ogni scena dalla prospettiva dei corrispondenti di guerra, osservando l'azione dal punto di vista di Simon e Duck. In questo modo l'azione risulta secondaria rispetto alle loro reazioni, proprio come la storia di guerra fa da sfondo alle relazioni tra i personaggi.

The Hunting Party è senza dubbio una pellicola acuta e intelligente alla quale non mancano momenti estremamente toccanti, ma è anche un film che parla di una rinascita, quella di Simon, la cui carriera va a pezzi durante la guerra e che da allora ne paga le conseguenze, sia professionali che emotive; quella di Duck, che si è venduto al miglior offerente e adesso vuole ritrovare il suo vero sé stesso; e infine quella di Benjamin, un ragazzo che pensa di sapere tutto ma in realtà non sa niente, e che tuttavia nel corso del viaggio diventerà un uomo.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Scheda Film
The Hunting Party
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-04 04:13:06
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

Dalle note di regia: "Ciò che mi ha spinto a scrivere e dirigere 'The Hunting Party' e stato l'umorismo macabro di molti reporter di guerra, la forza elettrizzante e drammatica di una storia vera e gli aspetti oscuri e al contempo comici della caccia internazionale ai criminali di guerra. Mi e capitato da bambino di vedere 'The Third Man (Il terzo uomo)' e da allora i film ambientati nel dopoguerra non hanno mai smesso di appassionarmi. L'intrigo, il codice morale che si fa labile, l'umanita della gente sopravvissuta alla distruzione di massa che riesce nonostante tutto a salvare l'anima, diventano il materiale per un film drammatico coinvolgente. 'The Hunting Party' si basa su una storia vera che narra di alcuni simpatici e irriducibili giornalisti che si ritrovano in Bosnia cinque anni dopo la guerra per scovare Radovan Karadzic, il peggior criminale di guerra al mondo. Ciò che realizzano nel corso della loro ricerca - ciò che io stesso ho realizzato con la mia - e sorprendente: molti criminali di guerra si stanno nascondendo in piena luce, nonostante le taglie sulla loro testa. Sono chiaramente protetti, ma da chi? E' stata questa la domanda che mi sono posto mentre scrivevo la sceneggiatura. 'The Hunting Party' riflette così una commistione di generi: in parte film drammatico, in parte d'avventura, un pò thriller, un pò noir. E' stato eccitante infine riuscire a girare gran parte del film a Sarajevo, e inserire nel cast e nella troupe elementi di origine bosniaca, croata e serba. Vedere collaborare in armonia queste diverse etnie un tempo in conflitto riempie di speranza il futuro della Bosnia-Herzegovina e di qualsiasi paese martoriato dalla violenza etnica." "In guerra quello che vedi e quello che e successo sono due cose diverse. Questo sembra essere l'assunto di molti film della Mostra: alle pellicole di Brian de Palma e Paul Haggis si aggiunge adesso 'The Hunting Party', scritto e diretto dall'indipendente americano Richard Shepard ('Matador'). Qui non siamo in Iran ma in Bosnia dove il conflitto e ancora vivo nella memoria di molti. L'idea originale del film viene dalla realta: cinque anni dopo la fine della guerra alcuni reporter americani tornarono a Sarajevo con l'intenzione di catturare 'la volpe', il criminale di guerra identificabile in Radovan Karadzic. Furono presi per agenti Cia; la caccia non proseguì più di tanto e la spedizione diventò rimpatriata. Da questo canovaccio Shepard ha tratto invece un racconto intenso che rimette in gioco tutti gli elementi di quella terribile guerra fratricida ma anche più umana e comprensibile agli occhi americani del vicino medio oriente. Insomma più adatta al reporter Richard Gere, eroe avventuroso, logorato dagli eventi, cinico quanto basta per cercare un bar sotto le bombe, ultimo epigono di tanti giornalisti yankee." (Andrea Martini, 'Quotidiano Nazionale', 4 settembre 2007) "La cosa meno insopportabile del film e la presenza di Diane Krueger, la bellissima tedesca che in 'Troy' vestì il ruolo di Elena: peccato che il suo intervento non duri più di due minuti. Inspiegabile, invece, il faccione di Chuck Norris che appare qui e la durante il film nei panni di 'Waker Texas Ranger'. Forse perche e un cacciatore di taglie come i protagonisti? Mah. Sul finale, c'e stata una gran discussione tra il regista e Richard Gere: il primo voleva che il criminale fosse giudicato da un tribunale per le sue nefandezze, il secondo spingeva per una 'sana' giustizia fai-da-te. Si parla della guerra in Jugoslavia degli anni Novanta e chissa come mai si finisce per attaccare Bush. 'I cattivi finiscono con il trasformarsi in leader', fiosofeggia l'ex 'American Gigolo', 'non solo in Jugoslavia, ma anche nel mio Paese. Com'e possibile che Bush sia stato eletto due volte?' Misteri veneziani." (Alessandra Menzani, 'Libero', 4 settembre 2007) "Ci sono film inventati di sana pianta in cui tutto sembra vero e altri tratti da storie vere e magari girati sul posto che invece suonano fasulli da cima a fondo. 'The Hunting Party' vuole denunciare le connivenze occidentali in Bosnia, ma appartiene alla seconda categoria. Mai visto tanti cliche tutti insieme (o forse sì ma era 'Casablanca', il paragone non vale). Il reporter beone, l'oste infido, la ragazza uccisa incinta (con ricchi primi piani del pancione su cui piange il pettinatissimo Gere...). Inutile infierire, ma il regista non tema: l'Oscar del ridicolo va al parrucchiere." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 aprile 2008) "La ticinese Carla Del Ponte, procuratore capo all' Aja per otto anni, scrive a conclusione del suo libro 'La caccia - Io e i criminali di guerra' (Feltrinelli): 'In molti casi diplomatici, leader mondiali, ufficiali e capi dei servizi di spionaggio, banchieri e imprenditori, e persino funzionari delle Nazioni Unite, sono pronti a considerare i criminali di guerra come legittimi interlocutori e partner'. E' questa la tesi che accomuna un libro estremamente serio e raccomandabile a un film non altrettanto serio e meno raccomandabile. Da una parte l' indomabile Carla racconta i vani sforzi per ottenere la collaborazione dei serbi alla ricerca del criminale. Dall' altra parte c'e 'The Hunting Party' di Richard Shepard che accertata l' inutilita di adire le vie ufficiali per assicurare alla giustizia l'infame Karadzic fa scendere in campo uno strano terzetto di giornalisti. Le motivazioni che li spingono sono varie: per Richard Gere e soprattutto la vendetta, per Terrence Howard l'amicizia, per il giovane Jesse Eisenberg lo spirito di avventura. E poi ci sono quei cinque milioni di dollari della taglia. Tra i pregi del film c'e l' ambientazione nei luoghi quasi veri; e un poderoso attore del Teatro nazionale croato, Ljubomir Kerekes, che incarna l inafferrabile Volpe; e ancora un nutrito gruppo di presenze tipiche scelte sul posto e parlanti in lingua originale. Tra i difetti prevale l' indulgenza allo stereotipo e il continuo ripiegamento sulle convenzioni del cinema di genere. La maggiore divergenza tra il film e il libro della Del Ponte si misura nel finale: se la caccia si conclude con un nulla di fatto e in chiave di dolorosa amarezza, The Hunting Party ci regala il contentino del solito diseducante happy end." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 maggio 2008) "Furon fatali al 'Che' marocchino, Mohammed Ben Barka, poi al 'Che' afghano, il comandante Massud, le pseudointerviste filmate. È questo lo spunto anche de 'I cacciatori - The Hunting Party' di Richard Shepard: nel mirino, il Cavour serbo-bosniaco, Radovan Karazdic, nella realta tuttora libero, che un giornalista - umanitario a parole, disumano nella pratica - interpretato da Richard Gere vuol attrarre in una trappola per aver la taglia del tribunale dell'Aia; si rassegnera poi a farlo linciare, gratis, dai musulmani di Bosnia. Strana apologia della barbarie per cancellarne un'altra, la strage di Srebrenica da parte di Hollywood, indifferente alla precedente strage di musulmani: Sabra e Chatila." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 2 maggio 2008) "Richard Gere sembra ormai prigioniero della propria icona. È sgradevole, infatti, constatare come un attore così bravo e bello accetti sempre più spesso ruoli di servizio manierista, magari governati da mestieranti che si credono autori grazie al salvacondotto del tema politicamente corretto. È esattamente ciò che gli capita in 'The Hunting Party' di Richard Shepard, dove interpreta al suo peggio l'abusata parte del reporter ferito dal passato e alquanto malridotto, deciso, però, a tuffarsi anima e corpo nella nobile prova del riscatto. (...) Operazioni del genere vorrebbero promuovere ripensamenti morali nello spettatore-massa, regalandogli nel contempo azione a tutto schermo: di fatto, come si notò a Venezia quando la pellicola passò fuori concorso, la pretestuosa insincerita del messaggio finisce col caricare sulle spalle carismatiche del divo la bonta del risultato artistico. Nonostante il posticcio lieto fine, una missione impossibile." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 maggio 2008)

Copyright © Cinematografo 2009.



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