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"Dimenticate 'La casa dei giochi' e 'Il caso Winslow'. Anche se a ben vedere il gusto per gli incastri e l'effetto domino insieme al claustrofobico che spesso accompagna l'inevitabilità del destino abitano anche questo film. Che è invece - rispetto ai due citati ma anche ai molti altri diretti e scritti dal grande Mamet - una commedia. Della nutrita serie film sul film. Esilarante e acida. Di un umorismo raffinato e sottile, nascosto in inquadrature-sorpresa e giocato sul doppio registro di dialoghi ora stralunati e sospesi, al limite del non-sense letterario, ora brutali, quasi osceni e dannatamente prosaici". (Stefania Chinzari, 'Cinema Zip', 23 novembre 2001) "Cinema sul cinema, omaggio alle grandi commedie di Preston Sturges, satira a doppio taglio, il pungente e godibilissimo 'Hollywood, Vermont', in originale 'State and Main', può sembrare una digressione nella filmografia di David Mamet. Ma in realtà tocca i suoi temi di sempre: l'inganno, la menzogna, la seduzione. Ovvero la necessità di illudere e lasciarsi illudere, che poi è la trappola in cui cadono tanto i cinici fabbricanti di sogni venuti dalla California, quanto i loro destinatari, vale a dire i non così ingenui abitanti del Vermont". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 maggio 2002) "Dietro l'omaggio alle commedie hollywoodiane anni Trenta che piacciono tanto a Mamet, e dietro la sua leggerezza del tocco, chi conosce l'autore potrà ravvisare alcune sue tipiche ossessioni, dalle apparenze ingannevoli delle cose all'elogio, molto americano, della 'seconda possibilità'. Così come nel suo stile si colloca il meccanismo a orologeria dell'intreccio, servito nel caso da una calcolata scansione dei tempi comici. Ben scelto e ben affiatato il cast, che unisce attori di ampie risorse (William H. Macy, Philip Seymour Hoffman) e star di seconda grandezza (Alec Baldwin) nettamente più in forma del solito". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 giugno 2002
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