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"Molte, decisamente troppe, le pretese di 'Hollywood brucia' dal tentare il giochino del film nel film, al continuo parlare in camera dei protagonisti intenti a creare ciascuno il suo siparietto, dandoci letteralmente 'dentro' nel calcare le maschere immutabili dell'altrettanto immutabile sistema hollywoodiano'. Così un unico, grande e invisibile sottotitolo troneggia fotogramma per fotogramma: 'i film che vedete sono opera dei produttori e del loro gioco al massacro nei confronti delle pellicole'. Di conseguenza, come nelle massime scritte sulla carta dei cioccolatini, la morale è sempre quella: la mecca del cinema vive grazie, ma soprattutto malgrado, questi macellai miliardari capaci di concepire soltanto brutture come 'Trio'. (...) Per il resto si parla e si straparla di Spielberg, Kubrick, Spike Lee, Scorsese, tra stelle e stelline pronte a barattare marchette in cambio di celebrità, senza che nulla di tutto ciò aggiunga qualcosa di diverso a una narrazione eccessivamente frantumata, e che finisce per affondare nella sua stessa verbosità". (Francesco Lalli, 'Film')
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