Trama
Di ritorno dagli Stati Uniti dopo un'assenza durata ben due anni, Step si confronta con la realtà romana che si era lasciato alle spalle per paura di non riuscire a redimere, ma questa volta maturato e pronto ad assumersi le proprie responsabilità. Inizia a lavorare nel dietro le quinte del mondo dello spettacolo ed incontra Ginevra, una bellissima ragazza che gli farà provare sensazioni che credeva sopite per sempre. Ma l'amore, quello puro personificato dalla dolce Babi, risulterà difficile da dimenticare...
Crogiolarsi sulle nuvole
Federico Moccia tenta di bissare il successo del fenomeno cult Tre metri sopra il Cielo continuando la storia di Babi e Step, due adolescenti che convivono all'interno di una società incapace di comprendere i loro sentimenti e per questo, decidono di sognare insieme, legati da una magica storia d'amore... Ma se il romanzo ha decisamente attirato attorno a se interi gruppi di adolescenti stuzzicati dalla profonda similitudine del romanzo con la loro vita, il film di Luca Lucini rimodernava sotto forma di videromanzo un momento dell'Italia degli eccessi, dell'insoddisfazione coniugale, dell'eccessiva libertà minata da ideali sempre meno importanti con inconcludente approfondimento. Un campione video che filmava senza spiegare, che assimilava senza tentare un approccio serioso o quantomeno risolutore, preferendo la via più semplice, quella del montaggio da videoclip con l'aggiunta di una colonna sonora indirizzata a quella precisa fetta di ascoltatori.
Identity Crisis
Ho voglia di te inizia due anni dopo la fine del rapporto tra i due ex innamorati e ripropone una società lievemente modificata, delusa da crisi sempre più profonde anche se talvolta scadenti nel paranoico. A parte un aggiornamento dei ruoli e dell'età dei protagonisti, l'immaginario proposto non sembra aver intrapreso la via del cambiamento, recluso sinteticamente nella stereotipata concezione del bello e dannato capace di attirare la bellezza femminile con un semplice schioccar di dita. Se dunque Tre metri sopra il cielo poteva essere identificato come omaggio al periodo adolescenziale, il sequel non ha alcun motivo di essere riconosciuto neppure come estemporaneo prodotto cinefilo, poiché si priva di interessarsi con serietà alla fetta di pubblico a cui attinge a piene mani. Moccia ormai incapace di parlare con trasporto, si preoccupa di inserire quelle battute d'effetto che rischiano di fuorviare completamente la concezione del reale, preoccupato piuttosto di emanare artificioso stupore nei riguardi di tutti quei famigerati "ragazzini" che vedono in Step un idolo da emulare. Ancor più futile e banale della precedente portata, il film di Luis Prieto appassionerà giusto coloro che pensano alla settima arte come un motivo per vedere riflesse le proprie paure e frustrazioni con estrema superficialità.
Come te nessuno mai
Il menage a trois che vede coinvolti Step (Riccardo Scamarcio), Ginevra (Laura Chiatti) e Babi (Katy Louise Saunders) tocca dei picchi sempre più imbarazzanti, confiscando al pubblico la voglia di assuefarsi alla complicità dei rapporti per cadere vittima alla fine di uno spettacolo estremamente pietoso. Le scene di sesso esplicito, inserite giusto per far scena, coprono delle performance degli attori da scandalo, finte quanto la pseudo ambientazione romana propinataci. Film che allude allo sfogo più spassionato verso l'eccesso, perché la vita e troppo breve per non essere felici... Per carità condivido, ma tre metri di banalità solo una volta si possono consentire, all'ennesima provocazione di finto cinema la voglia invece di crescere svanisce del tutto...
Citazioni:
"Sai a cosa servono le regole? A non buttarsi troppo in una storia.
Perché innamorarsi fa paura a tutti. Allora è più comodo nascondersi dietro la fantasia."
"Chiudi gli occhi e non stancarti mai di sognare. La vita è troppo breve per non essere felici, insieme"
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"Di quanti errori e lacerazioni è costellato il percorso dall'adolescenza alla giovinezza, quando gli ormoni esplodono e l'energia trabocca? 'Ho voglia di te' affronta il tema nel più piatto dei modi, ma evidentemente questo conta poco per una tribù di ragazzini che si affaccia all'esperienza dell'amore con tanta voglia di facili rime con cuore. Togli le griffe e i locali di moda, togli l'ectasy e i più permissivi costumi sessuali, e sotto la superfici dell'oggi rispunta il mai tramontato repertorio dei battiti, gelosie, insicurezze: (...) Certo, a fronte dell'annunciato successo commerciale, il critico potrebbe obiettare che la materia poteva essere raccontata bene, che il regista spagnolo Luis Prieto equivale a un altro, che la cornice romana non è valorizzata, che i protagonisti sono mal caratterizzati e i personaggi minori inesistenti. E potrebbe rimpiangere l'epoca in cui l'educazione sentimentale era firmata Flaubert. Dimenticando però che anche nell'Ottocento, a vincere sul piano delle vendite, erano, pur non chiamandosi così, i romanzi rosa. Resta da osservare che nel passaggio dalla pagina allo schermo, Step ci ha guadagnato; Scamarcio, l'idolo di tutte, gli conferisce una vulnerabilità e un fascino tenero che il suo alter ego cartaceo non possiede." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 9 marzo 2006) "Perché, quando uno, avendo una certa età e per di più trovandosi lì con il ruolo sempre un po' antipatico di 'critico', prova un vago imbarazzo a vedere film come 'Ho voglia di te?' Perché non riconosce, non può riconoscere, il valore banale quanto volete ma eterno di racconti così. (...) Il seguito di 'Tre metri sopra il cielo', delle avventure amorose del ribelle Step diventate oggetto di culto per gli adolescenti, è piuttosto ben fatto. Snodi efficaci, valorizzazione degli sfondi romani compresi i famosi lucchetti di Ponte Milvio recentemente difesi dal poetico Sindaco della Capitale., buona scrittura di situazioni e di personaggi (non tutti). E soprattutto due protagonisti perfettamente in grado di 'passare' da quel sentimento semplice e immediato dell'identificazione generazionale creato mezzo secolo fa da Brando e Jimmy Dean. Laura Chiatti ha trovato più qui che nei più nobili film di Francesca Comencini e Paolo Sorrentino l'occasione di dimostrarsi attrice." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 9 marzo 2007) "Nella storia messa su pellicola da Luis Prieto (e da Federico Moccia, visto che oltre al romanzo all'origine dell'operazione firma anche la sceneggiatura in coppia con Teresa Ciabatti) non c'è niente che ricordi il cinema, quella verità che sa dare un'anima alle immagini, quella volontà di scegliere un punto di vista personale, quello sforzo di raccontare dei personaggi capaci di vivere di vita propria. Niente. Ci sono solo una serie di cliché che ripropongono per quasi due ore molti scontati luoghi comuni sugli adolescenti di oggi. (...) Rispetto al primo film ci sono meno moto e più auto, molta pubblicità palese e meno gergalità d'accatto, svapora la misoginia (c'è anche un tentato stupro castigato a cazzotti) ma rimane la stessa genericità sociologica. Questo riassunto, però, rischia di dare un' immagine più dinamica e (quasi) avvincente di un film che è invece piatto e sfibrato. Non c'è scena (impossibile parlare di colpi di scena) che non sia più che prevedibile, più che scontata, più che generica. In fondo non funziona nemmeno come piccolo campionario di casi adolescenziali, figuriamoci come melodramma in sedicesimo. Non ti appassioni mai, al massimo puoi solo esaminarlo, come si fa con un esempio, un risultato statistico. E le situazione più false e imbarazzanti sono quelle che si vorrebbero più rappresentative, più vere, come le scene in discoteca. O in ospedale. C' è più verità e dramma e tensione e amore in una sola battuta di un melò di Matarazzo o di Irving Rapper (non dico Sirk o Fassbinder) che nei centodieci minuti di 'Ho voglia di te'. Che dopo aver scambiato le immagini in movimento con il cinema, confonde la sceneggiatura con le frasi a effetto e infarcisce i dialoghi con perle di citazionismo adolescenziale, cioè il più pigro e accademico dei surrogati pseudo-narrativi. Così, alla fine, a chi ancora si ostina a cercare il cinema, resta solo la fitta al cuore che gli provoca vedere il mitico marchio Warner Bros. introdurre un film che non ha niente a che fare con la sua storia gloriosa. Forse è esagerato immaginare che Bogart si stia rigirando nella tomba, ma un po' ci piace crederlo. Chi paga ha sempre ragione e questi sono i film che oggi si pagano con più facilità. L'unica (misera) soddisfazione che ci resta è quella di non adeguarci a questo assassinio." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 9 marzo 2007) "'Ho voglia di te' è il migliore, il più solido, il più fresco e meglio recitato di tutti questi film romantici di tendenza moccia-muccino. Intanto perché questo giovanissimo regista, Luis Prieto (...) dona al film un taglio da cinema internazionale e non si limita ai campi-controcampi da fiction tv. Poi perché si sente che è un film molto seguito a tutti i livelli produttivi. E infine perché riesce a non essere un semplice sequel, o l'illustrazione da fiction del romanzo di successo, puntando tutto sulla costruzione dei rapporti tra personaggi. E questo grazie alla presenza da star anni '60 di Scarmarcio, cresciuto rispetto al personaggio di bello e dannato di 'Tre metri sopra il cielo'e a quella dell'esordiente Laura Chiatti. (...) Se il Moccia-1 era un po' pariolo e molto macho, il Moccia-2 è un film civile al femminile, dove perfino gli autori della tv che vogliono farsi le ballerine vengono puniti. E perfino le sue lentezze, le sue divagazioni, fanno parte di una lettura di un pubblico che sa capire e vuole illudersi in qualche sogno. Lontano sicuramente dalla tv." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 9 marzo 2007) "Se non si è adolescenti, un metodo infallibile per apprezzare 'Ho voglia di te' è quello di leggere i critici. O almeno quelli che pretendono di affrontare il sequel di 'Tre metri sopra il cielo' brandendo i testi della cinefilia francese e sparando paragoni con Matarazzo, Sirk e Fassbinder (!). Per farla breve, incolpare il nuovo film tratto dai best-seller di Federico Moccia (editi da Feltrinelli) di romanticume, sociologia spicciola e stereotipia equivale a maledire il gelato perché è troppo dolce. A fronte dell'annunciato successo commerciale è opportuno, invece, rievocare la stagione dei 'musicarelli', quei filmetti poveri, artificiali e frizzanti che nel corso dei Sessanta svilupparono i germi della serialità: esili situation comedy da grande schermo non ancora arresosi al piccolo, ripetizioni di storie ripetitive tuttavia in grado di offrirsi a una facile auto-riconoscibilità generazionale. (...) Nel tripudio di applausi e dichiarazioni d'amore per Scamarcio (alla Chiatti va, invece, l'odio un tempo riservato a Laura Efrikian), non resta che impartire l'indulgenza in nome dei nostri pomeriggi in fervida attesa della prima di 'Una lacrima sul viso'." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 marzo 2007)
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