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Hero Recensione

"Hero" recensioni

Scheda Film
Hero
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-19 04:13:45
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Scritto fra il 1999 e il 2000 sotto lo choc dei missili americani sull'ambasciata cinese a Belgrado; girato nel 2001 dell'incidente dell'Hunan (la cattura di un aereo spia americano), 'Hero' risponde a chi e insieme partner commerciale del film e rivale geopolitica della Cina. Comunista mai, cinese sempre, Zhang Yimou con 'Non uno di meno' e 'La strada verso casa' aveva dimostrato di saper fare ottimo spettacolo della storia contemporanea cinese; ora - allo stesso modo - ci riesce con quella antica." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 8 ottobre 2004) "Diretto da uno dei registi più dotati, versatili (e ambigui) del cinema d'oggi, lo Zhang Yimou di 'Lanterne rosse', 'La storia di Qiu Ju', 'La strada verso casa', film assai diversi come si vede, 'Hero' e molte cose insieme. E' la conversione definitiva del suo autore a quella via orientale al grande spettacolo per occidentali ottenuta mixando arti marziali ed effetti speciali (riferimento obbligato: 'La tigre e il dragone' del taiwanese americanizzato Ang Lee). E' una involontaria ma perfetta metafora del neocapitalismo arrembante nella Cina postcomunista, ovvero una dimostrazione pratica di potenza cinematografica. (...) Naturalmente Zhang Yimou non e uno sprovveduto e il suo e anche un film visivamente irresistibile sul passato e il potere, la Storia e la verita, ovvero il modo in cui raccontiamo, manipoliamo e mettiamo in scena, letteralmente, la realta. Con echi dal 'Rashomon' di Kurosawa per l'avvicendarsi di versioni sempre diverse della stessa storia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 8 ottobre 2004) "Esordendo nel kolossal il regista ha voluto fare di tutto e di più: più di Hollywood e Hong Kong messe insieme. Composte con una cura degna di Kurosawa, le immagini ci riempiono gli occhi: duelli sospesi nell'aria, combattimenti di uno contro cento, migliaia di frecce che piovono dal cielo; il tutto coreografato impeccabilmente da Ching Siu Tung ('Storie di fantasmi cinesi'). Però Zhang non si e fatto mancare neppure le soddisfazioni intellettuali: il racconto e una costruzione concettuale, dove le versioni dei fatti si contraddicono ('Rashomon') e ogni flashback ha un colore differente. Ha raggiunto lo scopo poiche 'Hero' e stato accolto trionfalmente non solo in Cina ma anche negli Usa. Eppure la perfezione dei dettagli va a scapito dell'anima: e il colore di una foglia finisce per contare più dei personaggi che sembrano (splendide) marionette mosse dai fili". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 ottobre 2004) "Ambientato 2400 anni fa, 'Hero' si rifa alle leggende fiorite intorno al re Qin, unificatore della Cina, lo stesso che stava al centro di 'L'imperatore e l'assassino' (1999) di Chen Kaige. (...) Molti si entusiasmano a questo spettacolare carosello di ritualismi e sciabolate, a onta della constatazione che la pompa e la raffinatezza della confezione nascondono il vuoto, i personaggi sono fantocci e i divi cinesi a noi occidentali dicono poco. Tanto da far venire il dubbio che il regista Zhang Yimou sia ormai perduto alla causa del cinema d'autore." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 9 ottobre 2004) "Questo magnifico kolossal in costume, presentato a Berlino e candidato all'Oscar nonche incomprensibilmente sigillato per due anni nei depositi distributivi nostrani, ricostruisce un passato grandioso e allude ai minacciosi conflitti nazionalisti assai più vicini nel tempo. Esaltato dall'uso labirintico di autocitazioni e flasback, 'Hero' cancella ogni diligenza calligrafica per trasformarsi in una squisita ricostruzione mentale, nel pretesto per condensare il lirismo romantico, la trascinante passionalita e il talento coreografico del versatile autore di 'Lanterne rosse'. (...) Zhang Yimou, ritenuto da alcuni un totem da cineclub, dimostra come gli siano, invece, consoni un grande respiro spettacolare e la naturale capacita di mescolare, tra musical e noir, arti marziali, possenti metafore ed effetti speciali digitali come e meglio di quanto ha fatto Ang Lee con 'La tigre e il dragone'. Influenzato da 'Rashomon' di Kurosawa (ma anche dai film hongkonghesi con Bruce Lee o Jackie Chan), 'Hero' propone una riflessione di trascinante visionarieta sulla manipolazione fatale della verita storica. Filosofico eppure mai pedante, Yimou esercita il lucido controllo del proprio talento nella ricerca del vagheggiato e utopistico equilibrio tra pace e sacrificio, tradizione e modernita, Oriente e Occidente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 ottobre 2004)

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