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"Come un malessere inarrestabile seguitano ad uscire sui nostri schermi prodotti come 'Hellboy', un fiume in piena che travolge la voglia di pensare. E' la fantasia 'taroccata' che immagina tutto l'immaginabile, purché privo di contenuti, logica e soprattutto di scrupoli. (...) Tratto da un fumetto di Mike Mignola, 'Hellboy' è un prodotto di un genere che sta ormai soffocando nei suoi liquami. Quanto al regista Guillermo Del Toro è uno specialista in putridumi vari, dai quali emerge 'Mimic', che almeno aveva una logica e qualità di racconto." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 8 ottobre 2004)
"C'era molta attesa per 'Hellboy' di Guillermo del Toro. Due motivi: il fumetto di Mike Mignola da cui è tratto ha molti fan; il messicano del Toro è uno dei migliori registi visionari in circolazione come testimoniano i precedenti 'Cronos', 'Mimic', 'Blade II' e l'inedito da noi 'El espinazo del diablo'. Risultato? Discreto. (...) Ron Perlman, già attore fumetto con il Salvatore de 'Il nome della rosa' di Annaud e protagonista alla Rank Xerox de 'La città perduta' di Jeunet e Caro, è un Hellboy dalla fisicità entusiasmante. Lui c'è, il resto del film meno. Una precisa strategia da saghe tipo 'Batman', 'Spider-Man' e 'X-Men': il primo film è una presentazione, il secondo qualcosa di più. E siamo sicuri che in 'Hellboy 2' verrà fuori il vero Guillermo del Toro. Appuntamento al 2006." (Francesco Alò, 'Il Messaggero, 8 ottobre 2004)
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