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Hellboy: The Golden Army Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-07-15 20:57:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Il labirinto del fauno è stato per Del Toro il giro di boa, la consacrazione ufficiale, l’inizio di un percorso se si vuole ancora più tortuoso: da allora, vietato sbagliare. Ad attenderlo al varco, la critica che gli ha concesso legittimazione autoriale, e una fetta di pubblico fidelizzata negli anni. Del Toro è riuscito a non deludere entrambi. Hellboy - The Golden Army non è solo migliore del precedente (Hellboy), ma conferma la maturazione e la personalità raggiunta dal regista messicano.Il demone "umanizzato" Anung Un Rama, meglio noto come "Hellboy", stavolta deve difendere la terra dalla minaccia di distruzione globale portata dal principe Nuada e i suoi seguaci, una stirpe di creature mitiche che vuole annientare gli inetti esseri umani risvegliando la golden army, un'armata invincibile di militi d'oro. Tolto l’impiccio di dover spiegare situazioni e caratteri già introdotti nel precedente episodio, il cineasta di Guadalajara s’immerge liberamente nel fumetto di Mike Mignola (confermata la partecipazione del disegnatore alla sceneggiatura), stravolgendone la visionarietà underground in funzione del proprio universo fiabesco e dei propri modelli pittorici. Sotto questo aspetto The Golden Army si potrebbe intendere più come il seguito ideale de Il labirinto del fauno che del primo Hellboy. La tessitura narrativa del film è subordinata quasi sempre alla sua resa espressiva, con forti dominanti cromatiche e figure simboliche che rimandano ai mostri di Redon, Goya e Schwabe. Mostri che però non terrorizzano. I confini tra i due mondi, l’umano e il "non", si assottigliano, si confondono, addirittura svaniscono. Tra la specie umana e quella dei Nuada, dei Troll, delle fate e dei vermi (questi una costante nel cinema del regista messicano), si situano Red, Abe, Liz e la new entry Johann Kraus (un ectoplasma gassoso dotato di grandi capacità psichiche), in una sorta di terra di mezzo che deve valutare di volta in volta da che parte stare, perché gli umani non sono poi tanto umani e gli "immondi" ci ricordano solo da dove veniamo e cosa abbiamo distrutto per meritare la loro vendetta (si veda a questo proposito l’episodio "ecologista" del fagiolino che si tramuta in gigante verde). La nostalgia (un mondo che è saltato, un amore irrealizzato, un padre che ci manca) è la forte componente emotiva del film, sottolineata anche dalle canzoni (da "Can’t Smile Without You" di Barry Manilow a "Beautiful Freak" degli Eels) e da alcune scelte di regia (come il frame-stop di chiusura che rimanda agli anni ’70). Del Toro, bravo a tenere sotto controllo i pruriti estetici, non dimentica di dover intrattenere lo spettatore, regalandogli un congegno ad orologeria (nel finale esplicitato pure icasticamente) dove l’action, l’ironia, la commozione e la tenerezza si susseguono di continuo e in maniera puntuale. Perfetti tutti gli interpreti e straordinario come al solito il lavoro alla fotografia di Guillermo Navarro e quello allo score di Danny Elfman. Sarà inevitabile, e a questo punto ben accetto, un terzo episodio.

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
Hellboy II - The Golden Army
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-07-16 08:02:32
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Il diavolo rosso e l'armata d'oro

Si vivono giornate d'insolita routine al Bureau for Paranormal Research and Defence, dove Hellboy (Red per gli amici) affronta 'pirotecnici” screzi con la sua fidanzata Liz, mentre Abe Sapien si culla immerso nei libri e nella musica e il Burocrate Tom Manning cerca di limitare le apparizioni mediatiche dell'impulsivo diavolo rosso amante dei gattini. Ma una nuova minaccia si profila all'orizzonte: Nuala, valoroso e letale principe degli elfi, si ribella al millenario esilio del suo popolo e rompe l'antica pace con gli umani, deciso a risvegliare il terribile flagello dell'armata d'oro. Per Hellboy e i suoi amici, ai quali si unisce l'entità ectoplasmatica Johann Krauss, la sorte si fa nebulosa…

Anche i diavoli hanno un cuore

Rischia proprio di diventare una minaccia il povero Hellboy, se la gente non impara ad accettare e rispettare le sue grosse corna mozzate e la sua coda da diavolaccio. D'altra parte, si sa, gli uomini sono infidi, avidi e incapaci di accogliere il 'diverso”, nemmeno quando quest'ultimo li salva da mostri di proporzioni titaniche a spasso per le strade di New York: così, la creatura nata nel 1994 sui fumetti della Dark Horse (dalla mente di quel Mike Mignola che ha illustrato le copertine americane delle storie di Dylan Dog), si ritrova costretta a sbattere la porta in faccia al mondo, isolandosi da tutto e tutti come già fanno i suoi simili, esercito di freaks multiformi e variopinti cui non si può negare una certa simpatia.

Hellboy II, insomma, resta sulla linea del prequel e ha il merito di non prendersi troppo sul serio, ma giocando stavolta – più che in passato – con la folle mostruosità della sua 'fauna” in un continuo alternarsi di azione e ironia diffusa, ovviamente senza rinunciare ad accurati effetti speciali che animano la dimensione fantastica concepita dal regista/sceneggiatore Guillermo Del Toro e dallo stesso Mike Mignola, co-autore del soggetto. Resta comunque qualche dubbio sulla reale – o forse altalenante – forza visionaria di Del Toro, poiché le soluzioni adottate, le idee, sorprendono solo di rado (l'antefatto narrato da John Hurt all'inizio del film, 'interpretato” da pupazzi lignei ricchi di fascino fiabesco) e spesso appaiono frutto di riciclo, seppur divertenti. Ma contrariamente al primo episodio la storia riesce a reggere fino alla fine (per quanto il luna park di botte e mostriciattoli rischi la saturazione), grazie alla varietà dei personaggi e a un buon ritmo mai gravato da eccessi di retorica sentimentale: la bellezza sottile e schiva di Selma Blair e la rude esuberanza di Ron Perlman rappresentano un piacevole, insolito connubio, che potrebbe riproporsi in un terzo capitolo cui le rivelazioni conclusive sembrano avere ormai spianato la strada.

Una curiosità; la voce originale del bizzarro Dottor Krauss, uno dei personaggi più riusciti del film, è Seth McFarlane, creatore del cartoon Family Guy (in Italia I Griffin) nonché doppiatore di Peter e Stewie Griffin.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.



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