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Il diavolo rosso e l'armata d'oro
Si vivono giornate d'insolita routine al Bureau for Paranormal Research and Defence, dove Hellboy (Red per gli amici) affronta 'pirotecnici” screzi con la sua fidanzata Liz, mentre Abe Sapien si culla immerso nei libri e nella musica e il Burocrate Tom Manning cerca di limitare le apparizioni mediatiche dell'impulsivo diavolo rosso amante dei gattini. Ma una nuova minaccia si profila all'orizzonte: Nuala, valoroso e letale principe degli elfi, si ribella al millenario esilio del suo popolo e rompe l'antica pace con gli umani, deciso a risvegliare il terribile flagello dell'armata d'oro. Per Hellboy e i suoi amici, ai quali si unisce l'entità ectoplasmatica Johann Krauss, la sorte si fa nebulosa…
Anche i diavoli hanno un cuore
Rischia proprio di diventare una minaccia il povero Hellboy, se la gente non impara ad accettare e rispettare le sue grosse corna mozzate e la sua coda da diavolaccio. D'altra parte, si sa, gli uomini sono infidi, avidi e incapaci di accogliere il 'diverso”, nemmeno quando quest'ultimo li salva da mostri di proporzioni titaniche a spasso per le strade di New York: così, la creatura nata nel 1994 sui fumetti della Dark Horse (dalla mente di quel Mike Mignola che ha illustrato le copertine americane delle storie di Dylan Dog), si ritrova costretta a sbattere la porta in faccia al mondo, isolandosi da tutto e tutti come già fanno i suoi simili, esercito di freaks multiformi e variopinti cui non si può negare una certa simpatia.
Hellboy II, insomma, resta sulla linea del prequel e ha il merito di non prendersi troppo sul serio, ma giocando stavolta – più che in passato – con la folle mostruosità della sua 'fauna” in un continuo alternarsi di azione e ironia diffusa, ovviamente senza rinunciare ad accurati effetti speciali che animano la dimensione fantastica concepita dal regista/sceneggiatore Guillermo Del Toro e dallo stesso Mike Mignola, co-autore del soggetto. Resta comunque qualche dubbio sulla reale – o forse altalenante – forza visionaria di Del Toro, poiché le soluzioni adottate, le idee, sorprendono solo di rado (l'antefatto narrato da John Hurt all'inizio del film, 'interpretato” da pupazzi lignei ricchi di fascino fiabesco) e spesso appaiono frutto di riciclo, seppur divertenti. Ma contrariamente al primo episodio la storia riesce a reggere fino alla fine (per quanto il luna park di botte e mostriciattoli rischi la saturazione), grazie alla varietà dei personaggi e a un buon ritmo mai gravato da eccessi di retorica sentimentale: la bellezza sottile e schiva di Selma Blair e la rude esuberanza di Ron Perlman rappresentano un piacevole, insolito connubio, che potrebbe riproporsi in un terzo capitolo cui le rivelazioni conclusive sembrano avere ormai spianato la strada.
Una curiosità; la voce originale del bizzarro Dottor Krauss, uno dei personaggi più riusciti del film, è Seth McFarlane, creatore del cartoon Family Guy (in Italia I Griffin) nonché doppiatore di Peter e Stewie Griffin.
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