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Harry Potter e l'Ordine Della Fenice Recensione

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"Harry Potter e l'Ordine della Fenice" recensioni

Scheda Film
Harry Potter e l'Ordine della Fenice
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-07-11 17:00:18
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Trama

E' stata un'estate lunga e solitaria per Harry Potter, trascorsa nell'attesa di tornare alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts per frequentare il quinto anno. Non solo ha dovuto sopportare di vivere ospite degli odiosi Dursley, ma non ha ricevuto neppure un biglietto dai suoi amici e compagni di classe Ron Weasley e Hermione Granger. E nessuno che abbia detto una parola sul suo scontro con il perfido Lord Voldemort. L'unica lettera ad essergli arrivata non è certo quella che sperava: infatti annuncia la sua espulsione da Hogwarts per aver usato le arti magiche fuori della scuola e soprattutto in presenza di un Babbano, nella persona del disgustoso cugino Dudley. La sentenza non considera minimamente che si è trattato di un atto di difesa da un inspiegabile e inaspettato attacco di due Dissennatori.

L'unica speranza di Harry è difendersi davanti a quello che non è altro che un tribunale illegale messo in piedi dal Ministro della Magia, Cornelius Caramell, che ha le sue ragioni per volersi sbarazzare del giovane mago. Purtroppo per Caramell, Harry viene completamente scagionato grazie all'intervento del venerabile preside di Hogwarts, Albus Silente, ma per la prima volta il suo ritorno a scuola è penoso e non piacevole. Scopre infatti che la comunità dei maghi è stata portata a credere che la storia del suo scontro con Voldemort sia una bugia bella e buona, mettendo quindi in dubbio la sua credibilità.

Harry si sente solo e ferito e la notte è tormentato da incubi che sembrano annunciare eventi sinistri. E per di più l'unica persona da cui vorrebbe ricevere consigli, il professor Silente, appare improvvisamente distante.

Nel frattempo, nel tentativo di tenere sotto controllo Silente e gli studenti di Hogwarts, in particolare Harry, Caramell ha nominato come nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, l'ambigua professoressa Dolores Umbridge. Ma questo nuovo corso approvato-dal-ministero lascia i giovani maghi completamente inermi e incapaci di difendersi dalle Forze Oscure che li minacciano (che secondo il Ministero non esistono). Così, sollecitato da Hermione e Ron, Harry viene convinto a occuparsi della faccenda. Incontra segretamente un piccolo gruppo di coraggiosi studenti che si fanno chiamare 'Esercito di Silente” e insegna loro come difendersi contro le Arti Oscure, preparandoli alla straordinaria battaglia che li aspetta.

Piccoli maghi crescono

Proprio nei giorni in cui cresce l'attesa per il settimo (ultimo?) libro dedicato al maghetto Harry Potter, esce nei cinema il film tratto dal quinto episodio, un punto per molti versi problematico e importante, in cui prima si lotta per far comprendere alla comunità magica che il ritorno del malvagio Voldemort (ricomparso in carne, ossa e bacchetta ossuta ne 'Il calice di fuoco”) è tutt'altro che una fantasia, e poi ci si prepara a una guerra che volenti o nolenti dovrà prima o poi arrivare.

Il giovane Harry, ormai nel pieno dell'adolescenza, combatte contro la diffidenza e la paura di buona parte dei compagni e degli adulti, mentre il temibile nemico di sempre pare pronto a infiltrarsi nella sua mente per distruggerla dall'interno con visioni atroci e incubi terribili. Ce n'è abbastanza per dare fuori di matto, ma grazie alla sua forza di volontà e al sostegno degli amici, Harry può uscire dalle situazioni più intricate.

La costruzione della saga potteriana arriva con questo quinto film a una maggiore coscienza di sé, che si esplica nella capacità di saper sfruttare molto più che in passato tutto il bagaglio di fatti, conoscenze, magie, accumulato negli episodi precedenti. Si comincia a percepire un sano senso di urgenza: era anche ora che Voldemort scendesse veramente in campo, squassando la vita di Hogwarts e obbligando tutti i protagonisti a prepararsi a combattere.

Da questo punto di vista la scelta migliore operata dal regista David Yates (che per il resto opta per una direzione abbastanza anonima) è quella di mettere in campo l'uso del flashback: quelle poche inquadrature in cui rivediamo Harry e gli altri bambini (spezzoni presi direttamente dai film precedenti) sono la memoria visiva della saga. Usarle per sottolineare il contrasto anche fisico tra il passato e il presente (gli attori sono cresciuti) riesce a dare un maggiore respiro alla vicenda, facendoci capire che siamo a un momento di svolta. D'ora in poi nulla sarà più come prima.

Troppa carne al fuoco della Fenice?

Dare un giudizio, dal punto di vista narrativo, a un film come 'Harry Potter e l'Ordine della Fenice”, non è un'operazione immediata.

Da una parte, come accennato, abbiamo una storia che regala molti spunti: un intreccio di moti adolescenziali, intrighi politici e stregoneschi, vecchi e nuovi personaggi, che può offrire molto materiale per il divertimento del pubblico. Così è interessante vedere Harry cresciuto mentre cerca di raccogliere a sé i suoi amici per addestrarli (e addestrarsi) alla battaglia prossima ventura, perché capiamo che tutti i graziosi giochi di prestigio che abbiamo visto in passato servivano a qualcosa: Hogwarts è un luogo di sogno, ma non è immune alla malvagità e alla minaccia della guerra e per questo andrà protetto contro le forze del Male.

I maggiori riferimenti al mondo esterno non sono casuali in questo senso: i personaggi stanno molto più tempo fuori dalla scuola, e le riunioni dell'Ordine si tengono a Londra. Come se le protettive mura di Hogwarts non potessero più essere sufficienti a garantire l'incolumità degli studenti: si avvicina il momento della battaglia e bisogna uscire dal nido, occorre imparare a difendersi da soli.

Allo stesso modo sono ben gestiti i problemi creati dalla professoressa Umbridge, fastidiosa arpia burocratica splendidamente perfida nel suo tentativo di controllo assoluto degli studenti, che si rifa esplicitamente al totalitarismo paranoico di stampo sovietico (si veda a questo proposito l'iconografia relativa al Ministro). Gli ostacoli posti dall'ottuso e intimorito Ministero sono allora un passaggio necessario verso la consapevolezza di dover fare gruppo contro Voldemort: prima di poter affrontare il nemico bisogna accettare e dominare la paura che si ha di esso.

Tutti questi elementi, tuttavia, sono necessariamente costretti in una forma (quella filmica) e in una durata (poco più di due ore) che faticano a contenere la mole di informazioni incluse nei corposi volumi cartacei scritti dalla Rowling.

Uno dei maggiori problemi di questa pellicola (comune in buona parte anche agli episodi precedenti) è che in due ore è necessario comprimere una gran quantità di eventi. Questo non va tanto a discapito della comprensione della trama, ma intacca la resa emotiva della storia. Chi ha letto il libro è avvantaggiato da questo punto di vista: sapendo già cosa accade (anzi più di quello che si vede sullo schermo) si riescono a colmare i vuoti di una sceneggiatura e di una regia che devono fare i salti mortali per comprendere tutto. Quindi il lettore si accontenta di vedere la splendida realizzazione visiva di ciò che fino a quel momento ha solo immaginato, colmando inconsciamente alcune lacune che spariscono così alla vista, ma che rimangono presenti. Chi invece arriva in sala senza aver messo mano al libro si trova di fronte una grossa quantità di avvenimenti che rischiano di essere troppo rapidamente accostati per poter appassionare veramente.

Un esempio lampante che si può fare è quello del bacio: ci hanno martellato per mesi col bacio di Harry Potter, come se fosse l'avvenimento dell'anno. Purtroppo esso risulta oltremodo posticcio: Harry e Cho si sono scambiati quattro parole e un paio di sguardi in due film, si baciano come se fosse la cosa più urgente del mondo e poi quasi quasi si dimenticano di averlo fatto. Sembra che questa vena romantica sia stata inserita perché 'doveva esserci”, quando in realtà, a ben guardare, aggiunge poco o niente all'economia complessiva del film.

Altro esempio può essere quello dei 'passaggi di grado” di Harry: siamo d'accordo che è un ragazzo in gamba, temprato da un'infanzia difficile e già in grado di sopravvivere a numerosi pericoli, ma che sia capace di fare da insegnante ai suoi amici riuniti nell'”Esercito di Silente” pare francamente un po' eccessivo (per lo meno, ripeto, nel frettoloso racconto cinematografico).

A questi problemi di gestione della materia narrativa si aggiungono dei dialoghi francamente un po' scialbi, molto didascalici e privi di vero mordente. Anche qui una necessità, visto che con così tante cose da dire è necessario comunicare con estrema chiarezza, evitando troppe sottigliezze. A parziale discolpa del film, in questo caso più che in altri, bisogna considerare che 'Harry Potter” rimane tuttora destinato soprattutto a un pubblico giovane, malgrado ci siano anche molti adulti affascinati dalle sue avventure (ma ricordiamoci sempre la distinzione tra chi ha letto il libro e chi no).

Personaggi e interpreti

Se la storia e i dialoghi hanno qualche buco, ci si risolleva con la costruzione dei personaggi e con la bravura degli attori. Tra i vari mostri sacri Gary Oldman, Emma Thompson e Ralph Fiennes, spiccano soprattutto il protagonista Daniel Radcliffe e Imelda Staunton, l'attrice che dà corpo e vocetta irritante a Dolores Umbridge. Il primo è cresciuto non solo come statura e fisico, ma anche attorialmente: trasmette egregiamente i tormenti interiori del personaggio, attanagliato dai dubbi, pungolato dalla paura, colpito dalle tragedie, supportato dall'amicizia. La Stunton riesce nella mai semplice impresa di farci letteralmente odiare il suo personaggio (buona cosa, visto che parliamo di un cattivo…). Bastano pochissime inquadrature e battute di dialogo perché lo spettatore abbia solo voglia di prendere a sberle la professoressa Umbridge. In questo l'azzeccata recitazione si somma a scelte accurate nel trucco, nei costumi e nella scenografia che accompagna l'inviata del Ministero della Magia. Spesso suscitano molto più astio questi personaggi, gretti e infidi sotto una maschera di bontà e mansuetudine, rispetto a un Lord Voldemort che è malvagio fino all'osso ma è anche una creatura straordinariamente affascinante e a suo modo sincera (non mente mai sulla sua natura corrotta).

Magie visive

In ultimo, occorre spendere una parola per la realizzazione tecnica del film. Come detto il regista fa il suo compitino senza particolari guizzi: la direzione di Yates è certamente solida (molto ben gestita, ad esempio, la scena iniziale che deve mischiare realtà e magia, periferia urbana e propaggini incantate di Hogwarts) ma anche piuttosto impersonale, intimorita dal testo originario più che semplicemente rispettosa di esso. Il montaggio poteva essere più incalzante e c'è anche qualche momento morto francamente inspiegabile (dove sembra quasi che si siano dimenticati di mettere la musica, o semplicemente di staccare). Per fortuna arrivano in aiuto i maghi (questi sì) degli effetti speciali, delle scenografie e del trucco. Ancora una volta il primo obiettivo dei film di 'Harry Potter” è centrato: creare un grande circo visivo, che tenga testa a quello che i bambini di tutto il mondo hanno immaginato leggendo le pagine del romanzo. C'è poco da eccepire sotto questo punto di vista: incantesimi convincenti e creature favolose (anche se non originalissime, ma qui la colpa è della Rowling) si affiancano alla consueta miriade di oggetti curiosi e ingegnose invenzioni magiche. Mi sentirei di elevare un gradino sopra gli altri i centauri e il gigante, che pur non essendo più di tanto 'realistici” (si vede chiaramente la loro origine computerizzata) sono comunque capaci di emozionare. Il gigante, in particolare, ha per sé poche inquadrature, ma emergono con chiarezza cristallina sia la sua forza potenzialmente pericolosa sia la sua fanciullesca tenerezza (davvero commoventi certe sue espressioni del viso).

Anche il duello finale tra Silente e Voldemort è molto ben realizzato, e in termini di epicità dà qualcosa in più rispetto ad alcuni finali dei film precedenti (penso soprattutto al secondo capitolo che vedeva Harry noiosamente impegnato col Basilisco).

Conclusione

Molte altre cose si potrebbero dire sul film, alcune positive e altre meno, ma mi fermo qui anche per evitare di fare troppe anticipazioni a chi ancora non l'ha visto e non ha letto il libro.

A conti fatti 'Harry Potter e l'Ordine della Fenice” si rivela un discreto film, certamente consigliato ai piccoli fan del mago e in generale ai lettori dei romanzi che lo vedono protagonista. Le atmosfere accattivanti, gli ottimi effetti speciali e la convincente recitazione sono un buon biglietto da visita per chi ha voglia di farsi trascinare nel mondo fiabesco della Rowling.

Il film piacerà probabilmente molto meno agli spettatori più smaliziati, o che in genere hanno qualche resistenza nei confronti del cinema fantastico: la sceneggiatura un po' zoppicante, unita a dialoghi non particolarmente ispirati e ad un impianto fin troppo classico (sovente sfociante nello stereotipo) potrebbero respingere chi cerca maggiore sperimentazione e temi più adulti (pur considerando, comunque, un'atmosfera più cupa rispetto al passato, con qualche vena horror).

Per farla molto breve: se vi sono piaciuti i film precedenti probabilmente rimarrete soddisfatti; se invece Harry Potter non lo potete soffrire non sarà certo questo episodio a farvi cambiare idea.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-07-11 19:33:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Guarda il trailerFinite le vacanze, Harry Potter torna alla scuola di Hogwarts. L'accoglienza non è delle migliori, però: il tribunale del Ministero della Magia lo ha assolto con poca convinzione da un'accusa infamante (aver usato le arti magiche al di fuori della scuola, in verità indispensabili per affrontare l'inaspettato attacco di due Dissennatori), quasi tutto l'ambiente è certo che le sue dichiarazioni sul ritorno del perfido Lord Voldemort siano fasulle e, niente meno, che il preside Albus Silente stia tramando alle spalle di Cornelius Caramell per diventare il nuovo Ministro. Per questo, come insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, viene mandata alla Scuola di Magia e Stregoneria l'ambigua, ottusa e conservatrice professoressa Dolores Umbridge (bravissima Imelda Staunton). E poco a poco, incalzato soprattutto dagli amici Ron ed Hermione, Harry inizierà a radunare intorno a sé un numeroso gruppo di compagni per insegnare loro come difendersi contro le Forze Oscure. Daniel Radcliffe è cresciuto. Il maghetto che è in lui (per esigenze di racconto ancora quattordicenne, e poterci credere sarebbe davvero fantastico!) prova a tenere il passo, finalmente e tristemente conscio che la salvezza di una parte - quella della Magia "buona" - passerà inevitabilmente dalle sue mani: l'Ordine della Fenice, sorta di organizzazione clandestina fondata dallo stesso Silente e tenuta in piedi, tra gli altri, dall'ex prigioniero di Azkaban Sirius Black, ne è consapevole da tempo e confida in Harry per combattere le forze del male incarnate da Voldemort e dai nuovi seguaci che sta raccogliendo, tra cui la Mangiamorte Bellatrix Lestrange (Helena Bonham Carter, per la prima volta nella saga), cugina di Sirius Black. Il mestierante David Yates - già scritturato per il prossimo capitolo - riprende il discorso lasciato in eredità dai predecessori Cuarón e Newell (i primi due episodi diretti da Columbus sembrano lontani anni luce), affrontando con intelligenza e miglior dono della sintesi quello che, fino ad oggi, può essere considerato l'adattamento più interlocutorio della saga: la transizione è definitiva, certo, Harry Potter sarà talmente vicino a Voldemort che il rischio dell'empatia totale verrà scacciato con forza insperata, ma quello che resta, alla fine, è il convincimento di una sospensione che d'ora in avanti potrà essere risolta solo da una dipartita. Sul grande schermo la questione si risolverà non prima del 2010 (ancora due trasposizioni), ma le librerie di tutto il mondo - almeno per le copie in lingua inglese - si preparano al grande assalto del prossimo 21 luglio, giorno in cui, in molti sono pronti a giurarlo (e Daniel Radcliffe, come biasimarlo, se lo augura davvero) Harry Potter morirà per sempre.

Copyright © Cinematografo 2007.

Scheda Film
Harry Potter e l'Ordine Della Fenice
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-09-17 04:15:43
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Harry Potter incontra il lato oscura della Forza. E come Luke Skywalker nella saga di Guerre stellari, dovra scoprire che la differenza tra il Bene e il Male e più complessa di quanto si creda e che il loro scontro avviene sempre dentro ognuno di noi. Arrivate alla quinta puntata cinematografica, mentre quelle letterarie sono ormai in vista della conclusione prevista con il settimo volume, le avventure del maghetto con la cicatrice a forma di fulmine sulla fronte si colorano di una nota ancora più cupa e angosciosa e sfruttano il cambio di regia (David Yates) e di sceneggiatura (Michael Goldenberg) per imboccare una strada a cavallo tra i generi - il tono fanciullescamente fantasy del primo episodio, qui e stravolto da robuste iniezioni gotiche e horror - e accompagnare la prevedibile crescita del pubblico verso un tipo di spettacolo più inquietante e adulto. E non solo per il gia tanto strombazzato primo bacio di Harry Potter quanto per la trasformazione di un romanzo di formazione in una specie di saga morale (con ambizioni filosofiche). (...) In termini più fanciulleschi e sincretici (cioe, sotto sotto, cine-televisivi) Lucas, in modi più inquietanti e gotici la Rowling, sembra proprio che entrambi questi eroi adolescenziali - guarda caso, entrambi orfani e entrambi chiamati dal destino a compiti apparentemente più grandi di loro - siano i protagonisti di una specie di nuovo capitolo dell' «etica protestante»: non più spirito del capitalismo, ma angoscia del Male. Una lettura forse un po' eccentrica, ma che trova una sua giustificazione proprio nella scelta di glissare sull' evoluzione fisica e psicologica del protagonista e nelle scarsissime spiegazioni che vengono offerte allo spettatore, dando in qualche modo per scontato una approfondita conoscenza di tutta la saga e una perfetta riconoscibilita dei tantissimi personaggi di contorno. A soffrirne e la coerenza narrativa e qualche volta la logica. Ma i 300 milioni di lettori dei romanzi - tante sono le copie vendute dei primi sei volumi - che correranno al cinema per ritrovare i loro eroi non ci faranno molto caso. I pochi altri digiuni di maledizione cruciatus o di occlumanzia se ne dovranno fare una ragione. Torna Harry Potter, più cupo e horror, e lo scontro con Valdemort e sempre più radicale. Intrighi e minacce per riflettere sul Male." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 11 luglio 2007) "'Harry Potter e l'Ordine della Fenice',e l'episodio meno eccitante della serie, nonche il primo diretto da un professionista di matrice televisiva, l'inglese David Yates, peraltro gia al lavoro sul successivo 'Harry Potter e il principe mezzosangue'. Fra tanti personaggi e annessi sortilegi, Yates se la sbriga infatti col piglio notarile di chi vuole anzitutto dominare la materia. Andando dietro a tutto senza privilegiare niente, ne gli effetti speciali ne i sentimenti dei protagonisti, che procedono ovvi e un po' spenti senza aggiungere molto a quanto gia sapevamo di loro. Con l'eccezione della cattiva di turno, la minuscola e perfidissima nuova insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, una di quelle prof tutte tailleur pastello e sorrisini ipocriti che si odia a prima vista e che e il vero centro emotivo del film. E' lei, con i suoi capelli cotonati, i modi flautati, le sadiche punizioni all'antica, la vera protagonista del film. (...) Fino a scatenare una rivolta studentesca che sembra citare il glorioso 'If...' di Lindsay Anderson. Ma non cancella la sensazione generale di stanchezza e di spreco. A partire dal cast, un Gotha di vecchie e nuove glorie, da Michael Gambon a Brendan Gleeson, da Gary Oldman a Maggie Smith, passando per Emma Thompson, Julie Walters, Ralph Fiennes, Alan Rickman e per il nuovo acquisto Helena Bonham-Carter nei panni (sacrificatissimi) di una beffarda Mangiamorte. Che però stavolta onorano l'impegno con fare sindacale, mentre il film abbozza mille piste e non ne segue nessuna, finendo per concentrarsi sull'intrigo politico a discapito dell'avventura. Così però il delicato equilibrio fra il lato infantile e quello adulto, abilmente mantenuto negli episodi firmati da Chris Columbus, Alfonso Cuaron e Mike Newell, va a farsi benedire. Va bene passare all'eta adulta. Ma di questo passo il povero Harry Potter rischia di finire in un talk show." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 luglio 2007) "Harry Potter e un elemento interscambiabile di cinema seriale, formula oramai in voga per promuovere l'industria del cinema hollywoodiano sotto l'etichetta ben poco rivoluzionaria di una riconoscibile e ripetibile estetica in digitale e di una stanca poetica di riporto. (...) E' il trionfo dell'azzeramento della creativita stilistica (David Yates e un regista figurante) e della ripetizione automatica di gesti e parole chiave. Ci scappa pure il bacetto (con lingua, sembra) di Harry alla compagna di scuola Cho Chang: la sala applaude come a teatro, ma tutto si rifugia in una incolore filosofia dell'asessualita per un mondo di catatonici eletti. Che noia." (Davide Turrini, 'Liberazione', 13 luglio 2007) "La regia dell'inglese David Yates, noto soprattutto in Tv, si e impegnata al massimo per far lievitare attorno a queste vicende dei climi portati in qualche momento quasi alle soglie dell'horror, privilegiando però anche le tensioni e le emozioni, con qualche punta, qua e la, di umorismo sottile. Per attenuare intenzionalmente certi affanni. Che comunque, in quel finale tumultuoso, si faranno di colpo in primo piano. Con tutti gli effetti (speciali e no) sciorinati a piene mani allo scopo. E, con il corredo, ovviamente, di musiche adeguate e di una fotografia prodiga di immagini torve ma, in qualche punto (i più oscuri) particolarmente affascinanti. Avanti, perciò, amici del maghetto. È l'ora vostra." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 13 luglio 2007)

Copyright © Cinematografo 2009.



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