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Harry Potter e Il Principe Mezzosangue Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-07-09 14:39:00
Provider
Cinematografo
Recensione
L'età dell'innocenza è finita, si capisce fin dalle prime immagini. Il sole è oscurato da nuvole nere, la gente guarda fuori spaventata. La sensazione di déjà vu è fortissima, questa volta però siamo a Londra, non a New York. Tre Mangiamorte, i seguaci di Lord Voldemort, sbucano dal cielo plumbeo e attraversano la città, seminando terrore e distruzione. Si muovono a spirale attorno al Millennium Bridge, che ondeggia e poi crolla nel fiume. E' l'incipit del suggestivo, visionario e cupissimo Harry Potter e il Principe Mezzosangue, diretto di nuovo da David Yates (Harry Potter e l'ordine della Fenice). Siamo alla resa dei conti, manca un libro (I doni della morte che sarà diviso in due film), Hogwarts non è più un luogo accogliente e la magia sempre meno un gioco da ragazzi. E' vero i tre protagonisti sono cresciuti (Daniel Radcliffe ha compiuto 20 anni), ma non sono i turbamenti amorosi a occupare i loro pensieri, fatta eccezione per Hermione (la deliziosa Emma Watson), che sospira e piange di nascosto per l'amico di un tempo Ron (Rupert Grint). Nel sesto episodio scopriamo moltissime cose: il passato di Tom Riddle attraverso i ricordi di Albus Silente (Michael Gambon), il ruolo di Horace Lumacorno (Jim Broadbent, new entry) nella trasformazione di Riddle in Voldemort, che ha diviso l'anima in sette oggetti: solo trovandoli tutti Harry potrà sconfiggerlo. Nel frattempo c'è la discesa agli inferi di Silente accompagnato da Harry, la scena del lago sotterraneo in cui sono accerchiati da morti viventi, l'esercito dei dannati di Voldemort, sembra davvero uscita dalle pagine del Paradiso Perduto di John Milton. Ancora, i Mangiamorte attaccano e neppure Silente sfugge alla loro furia: Harry è costretto ad assistere alla morte dell’antico maestro e amico senza poter fare nulla. Nel susseguirsi di colpi di scena c’è quello amarissimo in cui Piton, il vero Principe Mezzosangue (bravissimo Alan Rickman), si sporca le mani al posto del sinistro Draco Malfoy (Tom Felton), ora al servizio di Voldemort. E Harry Potter sembra più il Cavaliere Oscuro che il giovane mago del passato.

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Harry Potter e il principe mezzosangue
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-07-17 09:00:28
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Che la guerra abbia inizio

Il campo di battaglia ha ormai visto delinearsi i suoi confini. Da un lato Draco Malfoy, che per conto dell'innominabile Lord Voldemort ha il compito di seminare paura e terrore nella scuola per maghi di Hogwarts, scenario storico della saga ideata dalla Rowling, e Severus Piton, l'ambiguo insegnante di Pozioni che ha suggellato un patto di sangue per proteggere e difendere il suo giovane e cupo allievo.

Dall'altra l'indivisibile trio: Harry, Ron ed Hermione, si serve della preziosissima alleanza del Preside della scuola, Albus Silente, per difendere dalle grinfie del Signore Oscuro il mondo della magia.

La lotta si fa serrata. Voldemort ha rapito il padre di Draco, Lucius, rinchiudendolo nel formidabile carcere di Azkaban. Verrà liberato solamente se il figlio riuscirà nell'improbo compito di uccidere Silente...

Un film di transizione

Siamo agli sgoccioli.

Dopo che i milioni di fans sparsi per i quattro angoli della Terra hanno assistito alla fine delle avventure di Harry Potter divorandone avidamente le pagine, anche la serie di lungometraggi ispirati ai libri sta per concludersi. Nemmeno troppo rapidamente, comunque, visto che per l'ultimo capitolo, I doni della morte, David Yates, già al timone della serie nelle ultime due puntate, ha ricevuto il compito di confezionare ben due pellicole diverse, per non perdere nemmeno un frammento della ricchezza dell'episodio conclusivo e decisivo della saga.

Ma se L'ordine della fenice, il primo fra quelli diretti da Yates, si risolveva in un pasticciato action movie senza né capo né coda, materiale buono solo per gli addetti ai lavori (quegli appassionati che non necessitano di una minima introduzione narrativa all'inseguirsi frenetico della storia), Il principe mezzosangue si propone come un episodio di collegamento, vista la densità di trame e sviluppi ancora in fieri che si dovranno concludere.

Quando vide la luce il ponderoso volume, venne percepito dai più come una sorta di passaggio di transizione, un modo per approfondire e sviscerare il fantastico e complesso mondo inventato dalla scrittrice inglese, ma senza muoversi più di tanto da dove la storia era terminata nel capitolo precedente.

La pellicola non fa nulla per ovviare a questo difetto di fabbrica, anzi. I 153 minuti nei quali si dipana il film sono costruiti collegando fra di loro sequenze che sembrano in qualche modo secondarie, laterali. Intendiamoci, però: il film non annoia fino al punto di costringere ad abbassare le palpebre, né soffre dei problemi di costruzione della narrazione che avevano afflitto L'ordine della Fenice.

I fans passeranno qualche ora più che gradevole, i neofiti riusciranno un minimo a distinguere almeno le parti in gioco.

Il punto è che se non morisse uno dei personaggi chiave dell'intera saga (non sveliamo qui per dovere di contratto un segreto di Pulcinella), guardare Il principe mezzosangue ai fini della comprensione globale della storia sarebbe pressoché inutile.

Mettiamo anche che Daniel Radcliffe, dopo sei lungometraggi, ancora non ha capito bene che cosa intenda il dizionario sotto il termine 'recitare”, e avremo l'ennesima occasione mancata, dopo i fasti di Cuaron che ormai risalgono al terzo capitolo. Ma se consideriamo i progressi di Yates da una pellicola all'altra, ci sono buone speranze per un concludere in crescendo.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
Harry Potter e Il Principe Mezzosangue
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-07-21 04:00:43
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

""Harry Potter e il principe mezzosangue" e il film - che il 12 luglio ha anche inaugurato il festival di Giffoni - meglio riuscito della serie. Il lato oscuro della vicenda assume consistenza, caratterizzando con tinte forti tutto il racconto. Si può dire che, cresciuti i personaggi - adolescenti alle soglie dell'eta adulta - e cresciuto anche il tono della narrazione. E lo spettacolo ne guadagna. Ciò grazie anche al lavoro del regista David Yates che aveva diretto anche il quinto episodio, "Harry Potter e l'ordine della fenice", e dello sceneggiatore Steve Kloves che aveva adattato i primi quattro capitoli. Tra l'altro in questa pellicola la miscela di suspance soprannaturale e romanticismo - Harry, Ron, Hermione e gli altri giovani studenti di Hogwarts cominciano a sentire il richiamo delle passioni - raggiunge il giusto equilibro, rendendo più credibili le vicende dei protagonisti, chiamati a confrontarsi anche con gli stessi problemi dei coetanei "babbani". Inoltre, le piccole, grandi storie d'amore che si intrecciano - tra attese e cocenti delusioni, e non poche situazioni umoristiche - stemperano la crescente tensione. E sottolineano che non esistono formule magiche per evitare i "pericoli" dell'adolescenza. In tal senso siamo di fronte a un percorso di formazione. Che però fa solo da contorno. (...) In questo lungometraggio, più che nei precedenti, gli intrecci narrativi da seguire sono diversi. La psicologia dei personaggi prende una forma più precisa. Nel quinto capitolo Harry viveva un periodo difficile, tormentato da sogni e da demoni personali, nel ricordo dei genitori uccisi da Voldemort. Ed era alla ricerca di risposte. Ora sembra non averne bisogno. Non si fa troppe domande; sa che ha un compito importante da svolgere. (...) Tutto sembra preparare e portare allo scontro finale tra il bene e il male. Che poi restano i veri protagonisti dell'intera saga, attorno alla quale in passato si sono accesi non pochi dibattiti. È stata chiamata in causa la spiritualita new age; non e mancata l'accusa di istigare i giovani alla fuga dalla realta e di instillare in loro l'illusione che esistano poteri soprannaturali con i quali poter controllare a proprio piacimento il mondo. (...) Al contrario sembra ben chiara la linea di demarcazione tra chi opera il bene e chi compie il male, e l'identificazione del lettore e dello spettatore non fa fatica a indirizzarsi verso i primi. In quest'ultimo film in particolare la distinzione si fa persino più netta. Si e certi che compiere il bene e la cosa giusta da fare. E si comprende anche come questo a volte costi fatica, sacrificio. Inoltre viene stigmatizzata la ricerca spasmodica dell'immortalita, di cui Voldemort e l'emblema. E per questo non serve il ricorso alla magia. C'e una saggezza atavica che suggerisce di non cedere ai richiami di una impossibile eterna felicita sulla terra e all'illusione che tutto sia possibile. Le metaletture di questa favola fantasy trascendono, a volte, le reali intenzioni dell'autrice, che cerca solo di voler smascherare - questo sì - il mito di una ragione che pretende di avere una risposta per tutto. Sicuramente vanno oltre le interpretazioni che possono darne un bambino o un adolescente. È più probabile che alla fine della visione o della lettura, più che il fascino della magia (che rimane solo un pretesto ammaliatore) restino le scene che richiamano valori come l'amicizia, l'altruismo, la lealta, il dono di se." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 13-14 luglio 2009) " Doveva essere il film della definitiva «umanizzazione» per gli aspiranti maghi di Hogwarts, la scoperta che Harry, Ron e Hermione (...) hanno un cuore e anche una sessualita (sempre nei limiti concessi a una produzione hollyrwoodiana per adolescenti), ma dopo due ore e mezza cli avventure stiracchiate e per niente esaltanti, anche la scoperta delle pene d'amore dei tre amici finisce per perdere ogni tipo di interesse. (...) Soprattutto si perdono completamente quelle notazioni gotiche e horror che avevano fatto la forza degli ultimi film della serie, mente i giochi di seduzione e di gelosia tra maghetti e maghette sono raccontati con una superficialita quasi farsesca (vedi le smorfie a cui costringono il povero Ron) e soprattutto dando la sensazione di non crederci mai davvero. Perche il difetto più grande di questo sesto film e proprio nella regia lasca e anodina di David Yates, che tratta ogni cosa divertente, inquietante o avventuroso, poco importa con la medesima, stanca oggettivita." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 14 luglio 2009) "Sei episodi cominciano a essere tanti. (...) Questa e la solita struttura, riproposta di puntata in puntata. Meno logico, anche stavolta, e il susseguirsi di eventi: incursioni dì spiriti che terrorizzano Londra senza un perche; studenti di magia che, per essere riconoscibili come cattivi, devono essere ossigenatissimi e in abito nero, simili a nazisti in erba; ragazzine che si dicono innamorate, ma esprimono solo infantile possessivita; docenti che, interpretati da attori di prestigio, vagano per Hogwarts cercando di non ridere per come il costumista li ha conciati. ll resto sono effetti speciali. Sempre quelli." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 luglio 2009) "Nonostante una morte solenne (in stile ObiWan Kenobi), il Libro VI e il meno efficace della saga del maghetto. Il film del riconfermato ma inesploso David Yates ne segue il filo trascurando buoni spunti e amplificandone le pecche. Il consueto scippo di tutto quanto fa gustosa epica postmedievale - Shakespeare, Tolkien, Disney, Merlino, Ariosto, i Grimm, la casa stregata al luna park - stavolta fa melina/cilecca: il 'fantastico' si abbassa a piatto 'fantasy' e anche la vena gialla della Rowling si appanna. (...) Funzionano qualche balzo visivo e i giochetti di pomicioso amor geloso tra ragazzi, il resto e clessidra inceppata. Persa la magica vivacita degli inizi (ridateci Chris Columbus!), la cartapesta potteriana oggi si crede dark, ma e color babbano stinto." (Alessio Guzzano, 'City', 17 luglio 2009) "Qualche scena azzeccata, ancora bravo Alan Rickman nei panni dell'imperscrutabile Severus Piton, pozioni più potenti dell'LSM ma pessima struttura con cambiamenti improvvisi di tono e di phatos nel giro di una inquadratura. Inizio misterioso, estenuante parte centrale da commedia romantica, velocissima chiusa drammatica. Sulla pagina funziona ma con tre ex bambini protagonisti non puoi permettertelo. Non sono abbastanza attori da assorbire con corpo e voce i brutali colpi di scena. Radcliffe poi e sempre più legnoso. Saga artisticamente mai decollata. Ne mancano solo due". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 luglio 2009) "Di sicuro per addentrarsi nel cupissimo finale della storia ci sarebbe voluto un regista ben più immaginifico di David Yates, che invece concede troppo agli sdilinquimenti dei tre giovani protagonisti, annacquando il racconto fra indistinti amorazzi e amori. E la millenaria guerra tra bene e male rischia così di venire oscurata da una banale tempesta d'amore." (Piera Detassis, 'Panorama', 23 luglio 2009) "'Harry Potter e il principe mezzosangue' si limita ad essere un momento interlocutorio dell'intera vicenda e della sempiterna lotta fra bene e male. Ma gli effetti speciali sono fantastici, danno al film intensa bellezza visiva. Soprattutto metereologica, perche le cose più affascinanti dipendono dal tempo atmosferico: vasti paesaggi immersi nella nebbia o sepolti sotto la neve come un dipinto fiammingo; un temporale in cui tra le nuvole grigie grevi di pioggia scivolano i neri pelosi tentacoli del male (...) Ma la creativita narrativa e la forza del ritmo, insomma la regia mancano. Al confronto sembra un po' ridicolo l'investimento produttivo e pubblicitario profuso a favore del film, ma pazienza: ci aspettavano altre due opere, e poi e finita." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 luglio 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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