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"'H.P. e il prigioniero di Azkaban' si lascia vedere, sebbene le carte migliori della Rowling siano state giocate da Columbus. Cuaron può solo rimpiazzare il defunto, immenso Richard Harris con l'esiguo Michael Gambon e immettere Emma Thompson come 'visiting professor' Sibilla Cooman al posto dell'ex marito Kenneth Branagh. E poi può conservare la squadra di bambini, ora ragazzini, e seguirli nello sviluppo: i figli degli anni Novanta del ventesimo secolo si sono identificati con loro e continueranno a farlo, assicurando un largo e tenace pubblico. Quello che e più scontato nel film e il viaggio indietro nel tempo per cambiare gli eventi sfavorevoli, che e qualcosa di visto e rivisto." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 4 giugno 2004) "Quando si sono riaccese le luci all'anteprima di 'Harry Potter e il prigioniero di Azkaban' sono rimasto con il dubbio se si tratta o no di un film adatto per i più piccoli. Ho chiesto il parere di mio nipote Alfonsino e lui senza esitare ha proclamato di sì. Però avevo notato che per una buona meta delle due ore e passa di proiezione il bimbo (otto anni) si era rifugiato in braccio al papa onde garantirsi adeguata protezione da mostri e fantasmi. Per cui sarei tentato di interpretare la sua risposta come una sortita di coraggio, fiera quanto tardiva; e lascerei ai genitori di decidere se far affrontare ai figlioletti questa favola sconfinata nell'horror. E' sempre brutto tempo nel film diretto dall'emergente messicano Alfonso Cuaron. (...) Più che per le sue qualita di narratore a volte confuso, il regista brilla come creatore di atmosfere gotiche. Hogwarts e dintorni non sono certo il paese del sorriso: latitante appare il dono tipicamente inglese della Rowling, quell'umorismo che scorre sotto le sue pagine a riscatto di tante agghiaccianti fantasmagorie. Com' e noto questo terzo Harry Potter viaggia con due tappe di ritardo sui romanzi, che si sono gonfiati fino a passare dalle 293 pagine del primo alle 804 del quinto. A onta di alcune solenni stroncature come quella di Harold Bloom, la fortunata J. K. Rowling si sta prendendo sul serio; e chissa quanto si espandera il suo sesto parto letterario, mentre e in lavorazione il quarto film diretto da Mike Newell." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 giugno 2004) "La regola generale: i seguiti, al cinema, sono meno riusciti dei prototipi. Le eccezioni: 'Il signore degli anelli: il ritorno del re' (ma quello e un unico film, diviso in episodi) e il terzo capitolo della saga tratta dai romanzi di J. K. Rowling, il migliore realizzato finora. Ritroviamo Harry in vacanza dagli odiatissimi zii. La chiave rappresentativa della prima sequenza e il grottesco; lo restera per tutto il film, ma assumendo sfumature sempre più dark. (...) Così lo spettatore, il cui sguardo s'identifica con il loro, e indotto a completare il senso di quel che ha appena visto, o darne interpretazioni differenti, sentendosi personalmente coinvolto negli eventi. Hermione finira per contendere all'amichetto la parte protagonista." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 giugno 2004)
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