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"Prima c'era una sola Moore: Demi. Ora ce n'è un'altra: Mandy. La seconda è un talento di ventidue anni strepitosa sia in 'Romance & Cigarettes' che in 'American Dreamz'. Diventerà una grande star. (...) Non ci stupiamo quindi di trovarla in una pellicola di fantasmi mediocre come 'Half Light' di Craig Rosenberg. Dopo un inizio promettente in cui l'ex moglie di Bruce Willis è una scrittrice alla Stephen King che perde il figlio in un incidente (bello il montaggio che profetizza la tragedia), la pellicola di Rosenberg crolla alla distanza. Dopo la morte del figlio la scrittrice si rifugia in un'isola scozzese. Qui diventerà protagonista di una trama gialla fin troppo prevedibile che coinvolgerà un misterioso guardiano di un faro, un'amica rancorosa e un ex marito apatico. L'elemento più interessante di 'Half Light' è constatare che a sette anni dalla sua uscita 'Il sesto senso' di Shyamalan continua ad essere copiato senza vergogna. Demi Moore? Pessima. Puntate tutto su Mandy." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16 giugno 2006) "Cita sequenze del 'Pupazzo del ventriloquo', episodio di 'Dead of night' e parecchi altri classici del mystery il film di Craig Rosenberg. Però sarebbe difficile collocarlo rispetto alla definizione del 'fantastico' di Todorov: da una parte sembra filtrare col soprannaturale, poi ti dà una spiegazione razionale, infine torna a infilarci l'elemento ultraterreno. Le intenzioni, comunque, sono migliori del previsto. 'Half Light' ambisce a creare un'atmosfera, facendoti identificare con la vertigine che s'impadronisce della sua eroina. Molto tempo, però, è passato dalla 'Casa sulla scogliera' e film analoghi, dove la suspense contava più dell'azione. Così, verso l'epilogo, Rosenberg si sente in dovere di offrirci emozioni più dirette e incappa in un finale un po' ovvio, con botte e spargimento di sangue." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 16 giugno 2006) "Estate horror-paranormale. La inaugura, in un film di manichini, una sciatta Demi Moore, al suo ritorno, in una parte scomoda: la madre che ha appena perso il piccino annegato e si esilia dal mondo cercando di scrivere storie mistery. (...) San Hitchcock proteggici e proteggili tu, la situazione è nota al cinema gotico e il regista Craig Rosenberg, lettore di «giri di vite» e sceneggiatore di Spielberg, prepara un colpo thriller-romantico che va in tilt perché prevedibile e privo di una vera tensione interna. I paesaggi selvaggi delle Highlands scozzesi fanno da scenario suggestivo e Hans Matheson è un guardiano del faro che porta l'ospite in una dimensione di annunciata, visionaria follia che non ci contagia gran che." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 17 giugno 2006)
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