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Hairspray - Grasso è Bello Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-26 15:53:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Clicca qui per le dichiarazioni del cast Baltimora, primi anni '60. La giovane Tracy Turnblad farebbe carte false per prendere parte al "Corny Collins Show", programma musical/televisivo che tiene incollati allo schermo tutti i teenager della città. Certo, la stazza non l'aiuta - e la quanto mai apprensiva Edna, la mamma, fa di tutto per dissuaderla - ma il suo sogno diventa realtà non appena viene notata al ballo della scuola. Nemmeno la reginetta incontrastata dello show - l'odiosa Amber, figlia dell'ancor più algida vedova Von Tussle, direttrice del canale sul quale va in onda lo spettacolo - potrà contenere l'ascesa di Tracy, ormai vera e propria attrazione del programma. A distanza di quasi vent'anni dall'omonimo film culto di John Waters (qui presente in un cammeo, l'esibizionista con l'impermeabile) e sull'onda del successo racimolato in seguito dal conseguente musical, Hairspray torna sugli schermi e si candida con prepotenza a vender cara la pelle alla prossima notte degli Oscar: trascinante, divertente e con il giusto mix di ironia e buonismo, il film di Adam Shankman - regista/coreografo attualmente impegnato alla post-produzione di Bedtime Stories - ha fatto letteralmente impazzire gli americani, incassando quasi 110 milioni di dollari solo nel mese di agosto. Arriva in Italia con un traino che dire "di peso" è poco, quel John Travolta "rigonfiato" ad arte per vestire i panni della oversize Edna (ai tempi dell'originale interpretata dal mitico Divine), mamma della protagonista con il sogno represso del ballo, ora concentrata solo sulla famiglia, ma a sorprendere è altro: l'incredibile simpatia e bravura dell'esordiente Nikki Blonsky, tanto ingombrante quanto aggraziata, l'ormai definitiva virata verso i ruoli brillanti di un mostro come Christopher Walken, nel film marito di Edna, e la maschera perfetta di una deliziosamente insopportabile Michelle Pfeiffer nei panni della perfida Velma Von Tussle...   Leggi la recensione completa sul numero di ottobre di RdC

Copyright © Cinematografo 2007.

Scheda Film
Hairspray - Grasso è bello
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-27 17:00:21
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Un colpo di lacca e via

Tracy – siamo nel 1962 – è una ragazza di Baltimora, grassoccia, innamorata della musica, del canto, del ballo e delle acconciature laccate; vive con i genitori, la mastodontica Edna e lo stralunato Wilbur. Tra i giovani della città è in voga il Corny Collins Show, una trasmissione televisiva che trascina nel ballo ogni liceale di Baltimora, e Tracy desidera una sola cosa: farne parte. Entrata nello show, la ragazza suscita l'invida di Amber, indiscussa reginetta dello spettacolo, e Welma, direttrice del canale televisivo e madre di Amber, non si tira indietro di fronte a nulla pur di mantenere il proprio prestigio e quello della figlia. La donna però non ha fatto i conti con Edna, Wilbur e la travolgente Tracy, il cui senso di giustizia valica ogni barriera.

Il trucco non basta per essere 'Divine”

Hairspray approda nelle sale italiane dopo mesi d'attesa e qualche fotogramma anticipatorio trasmesso dai maggiori telegiornali nazionali. Si tratta di un film godibile e ben fatto, basato sull'omonima pellicola del 1988 firmata dal regista trash John Waters e tratto dall'applaudito musical che da anni calca le scene newyorchesi.

La 'nuova versione” di Hairspray vanta un cast d'eccezione: John Travolta interpreta Edna Turnblad, ruolo che nel film originale fu di Harris Glenn Milstead, meglio noto come Divine; il corpulento transessuale nonché attore feticcio delle pellicole di Waters conobbe un notevole successo intorno agli anni Ottanta e la sua immagine ha tuttora proseliti anche a casa nostra. Oltre a Travolta, il film si avvale di attori del calibro di Christopher Walken (Wilbur, l'innamoratissimo marito di Edna), la brava Michelle Pfeiffer nel ruolo della perfida Welma, e Queen Latifah, che incanta con la sua Motormouth Maybelle. L'esordiente Nikki Blonsky – che con grazia ed energia dà volto e corpo alla protagonista Tracy – è affiancata da giovani interpreti, bravi e carismatici, fra i quali spiccano Elijah Kelley (Seaweed) e Amanda Bynes (Penny).

Diretto e coreografato magistralmente da Adam Shankman, Hairspray è un ottimo esempio di cinema spettacolare che và oltre gli accattivanti numeri musicali, i costumi color pastello, le acconciature laccate, le scenografie fedeli agli anni Sessanta e le battute comiche: centrale nella pellicola è infatti il tema della diversità, del razzismo e della discriminazione. Chi è grasso non è adatto alla tv, chi è nero lo è, ma a patto di non invadere la sfera di potere dei bianchi. Su pregiudizi e preconcetti trionfa la capacità di essere sé stessi ad ogni costo, sfidando i benpensanti e gli ipocriti. Insomma, vincono la solidarietà, il rispetto e la comprensione; eppure, la pecca del film di Shankman risiede nel non essere abbastanza 'diverso”. Rispetto all'illustre precedente del 1988, Hairspray mostra una differenza sostanziale: John Travolta – irresistibile quando balla con ironia e cede a leccornie e spuntini, ma un poco stucchevole quando sorride smorfiosamente – non vive della forza eversiva di Divine, e il trucco a cui è stato sottoposto per ore ha un unico scopo, quello di nascondere e celarsi. La perizia del make up e degli effetti si fonda sull'inganno; l'attore italoamericano deve sembrare una donna di 135 kg, dunque deve mascherare se stesso, deve camuffarsi, mentre Divine, nel film di Waters, non occultava, anzi esibiva ed era come sempre eccessivo, provocando così un fondamentale effetto di straniamento. Non era truccato per svanire, assomigliando a qualcun altro, era l'altro e lo era in modo doppiamente autentico, tanto da interpretare due parti: una maschile e una femminile. Nel film di Shankman manca tutto questo e la critica all'intolleranza si riversa unicamente nell'intreccio e nella storia, evitando di mettersi in gioco fino in fondo e scegliendo, tutto sommato, la strada più semplice.

Sia chiaro, ogni aspetto è ben realizzato e curato nei dettagli: i primi piani si abbinano con armonia ai campi lunghi e le coreografie alle canzoni. Il limite di tale abilità è però l'edulcorazione dei toni, insieme a una gradevolezza che, seppure indubbia, appare totalmente priva d'irriverenza.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
Hairspray - Grasso è Bello
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-01-15 04:03:38
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"La trama, come si vede, è quanto di più prevedibile ci possa essere e l'interesse del film è tutto nella nostalgia per un'America provinciale e ottimista, dove l'aspetto fisico non conta e buoni e cattivi sono immediatamente riconoscibili. Ma un conto era il film diretto da John Waters nel 1988, dove la madre di Edna era interpretata dall'autentico travestito Divine e i personaggi sembravano davvero i protagonisti di una fiaba bamboccesca a cui si poteva fingere di credere. Un altro conto è il film di Shankman che esce oggi, dove utilizzare Travolta en travesti sembra più che altro uno specchietto per le allodole, tanto è sempre a modo ed educato, mentre la sottotrama antirazzista sembra davvero un'inutile dimostrazione di buonismo fuori tempo massimo. Restano le musiche e i numeri musicali a fare la differenza, oltre al volto porcellanato di Zac Efron, che tra le riprese e l'uscita del film è diventato a sorpresa un idolo per ragazzine urlanti ma che la regia, non potendo saperlo, non esalta come le sue fan vorrebbero. Ma anche qui i risultati sono piuttosto deludenti: Shankman riprende i balli senza una vera idea di regia o di coreografia, tagliando troppe volte le gambe dei ballerini e caso mai sottolineando (con poca delicatezza) le forme extra large del fondo schiena, così che il ritmo sonoro (delle musiche di Marc Shaiman e dei testi di Scott Wittman) non trova mai un vero equivalente visivo e cinematografico. E per vedere finalmente ballare Travolta bisogna aspettare gli ultimi dieci minuti. Per fortuna che per le quasi due ore del film abbiamo potuto godere della incomparabile Michelle Pfeiffer, perfetta (e coraggiosa) nell'offrire tutta la sua bravura a una delle più divertenti 'cattive' delle ultime stagioni." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 28 settembre 2007) "Adam Shankman, ex ballerino, ex coreografo di musical famosi, ex collaboratore di Julian Temple nei video musicali, regista di film del genere Disney ('Missione Tata', 'Un ciclone in casa'), dirige con una sicurezza e una professionalità rare mescolate ad un astuto sentimentalismo. Molto efficace. Tra gli interpreti, anche Queen Latifah scelta benissimo." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 settembre 2007) "Diretto dal coreografo Adam Shankman, non del tutto vampirizzato da Travolta siliconato e travestito da massaia cicciona, rallegrato dalla gigioneria di Walken e Pfeiffer, forse 'Hairspray' non va paragonato all'originale ma alla media dei teen-film cattivisti o mielosi (è la stessa cosa) di oggi. Ci guadagna. E la morbida Nikki Blonsky ha avuto il ruolo della sua vita." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 settembre 2007) "Impagabili i comprimari, da Michelle Pfeiffer, nei panni dell'orrida Velma, fino allo straordinario Christopher Walken, grande attore stralunato, versato persino nel tip-tap. Impeccabile il nuovo sex symbol teen Zac Efron. bravo a innamorarsi del brutto anatroccolo. Con Tracy ed Edna (e dopo 'Ugly Betty') lo show biz scopre che non bastano le misure perfette, ci vuole anche del peso. Consolante." (Piera Detassis, 'Panorama', 4 ottobre 2007) "La dialettica campo lungo e primi piani nelle scene di massa funziona e lo spazio viene esplorato attraverso la composizione del numero danzante: si balla per strada come nel Shake a Tail Feather dei 'Blues Brothers' e Ray Charles; si dimenano i fianchi tra le aule, corridoi e prati del liceo; si canta oniricamente seduti sui tetti dei camion. Non mancano le bassezze alla Waters (tra l'altro produttore esecutivo del film nonché apparizione lampo nella parte di Flasher) come nel pezzo 'I Can Hear the Hells' cantato dalla Blonsky, dove Tracy viene abbattuta da un pallone da basket e la sua corona da sposa e annesso velo sono fatti di carta igienica srotolata da un cesso. C'è, infine, pure il messaggio impegnato che in tempi di elezioni americane fa molto Barack Obama neri, bianchi buoni e bianchi meno fessi degli altri, tutti insieme appassionatamente. Che volete di più?" (Davide Turrini, 'Liberazione', 28 settembre 2007) "Shankman adotta la versione musical, ma senza ricalcare né l'uno né l'altro; cosa ancor più lodevole, sceglie uno stile di regia su larga-scala, con ariose inquadrature d'insieme al posto dei piani stretti che tendono a mortificare i film musicali degli ultimi anni. Se l'allegria dell'esordiente Nikky Blonsky è contagiosa, va da sé che la regia punta su un cast di supporto d'eccezione: Travolta come 'big mama', Michelle Pfeiffer nella parte della donna in carriera senza scrupoli, Christopher Walken, Queen Latifah. Chi è più mostruoso tra John, obeso en travesti, e Michelle, mucchio d'ossa levigate dal lifting, creatura aliena insieme bella e spaventosa? I ruoli non lasciano dubbi omologando la seconda alla strega di Biancaneve. Un tuffo nella nostalgia; e Dio perdoni i continui getti di spray, con cui si cominciava ad assassinare l'ozono." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 28 settembre 2007)

Copyright © Cinematografo 2008.



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