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"La bellezza di 'Habitat' è la medesima di una discarica o del contenuto di una pattumiera. Per definire la caratura estetica di questa favola fanta-ecologistica insomma, non vengono in mente che esempi di brutture antiecologiche. Totalmente girato in studio, esterni prelevati da scartini di repertorio, trasparenti che di trasparente hanno solo la loro evidenza; poi il primato della segatura, l'esaltazione del modellino 'fai da te', la gloria del truciolato e del polistirolo che adornano dialoghi con licenza di uccidere il buon senso e un'assortita combriccola di attori, i quali probabilmente pensano che Stanislawskij sia una marca di vodka. Disperate dunque! Perché non si tratta neanche, come si potrebbe pensare, di un film che sfiora il sublime che talvolta il trash movie contempla (persino John Waters si offenderebbe del paragone), ma solo di un film girato da René Daalder con i piedi, quelli di qualcun altro, e che come certe catastrofi non si può raccontare, ma soltanto vivere ed essere felici di esserne usciti". (Francesco Lalli, 'Film')
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