Un ritorno difficile
Dito (Robert Downey Jr.), scrittore di successo residente a Los Angeles, torna su richiesta della madre (Dianne Wiest) al nativo quartiere di Astoria, dopo quindici anni di assenza, perché suo padre (Chazz Palminteri) è ammalato. Egli non ha mai perdonato la sua fuga, e da allora il rapporto tra i due si è interrotto. Tornato sui luoghi della sua infanzia, dove incontra i pochi vecchi amici che non sono finiti in prigione o morti, Dito ricorda ciò che avvenne durante una delle più torride estati mai vissute nel Queens, quella del 1986...
La seduzione della nostalgia
In letteratura capita spesso di trovarsi di fronte a un'autobiografia; meno frequenti sono invece le autobiografie cinematografiche. Siamo di fronte a uno di quei rari casi: scoperto da Robert Downey Jr mentre leggeva alcuni passi delle sue memorie, Dito Montiel è stato convinto a portare sul grande schermo i suoi ricordi di ragazzo, i giorni difficili e intensi di quando viveva ad Astoria, una parte del Queens, a New York. E, caso ancora più raro, forse unico, questo regista improvvisato finisce col vincere il premio per la regia di una manifestazione importante come il Sundance Film Festival.
Ma veniamo a parlare del film. Guida per rinoscere i tuoi santi mi ha sorpreso molto: classico caso di pellicola semi-sconosciuta che si sospetta essere troppo simile a molte altre, ma che invece riesce a coinvolgere da subito, investendo lo spettatore con la forza del suo racconto e delle sue immagini. Il più grosso pregio del film è quello di riuscire a dipingere un ambiente sociale e una vita familiare che non possiamo che considerare squallidi, degradati, privi di prospettive. Ma allo stesso stempo, insieme al protagonista, ci lasciamo cullare e affascinare da questi ricordi, assistendo con stupore al sorgere di un seducente quanto irrazionale senso di nostalgia. L'adolescenza di Dito è fatta di pestaggi, litigi coi genitori, senso di smarrimento di fronte a un futuro che pare non offrire nulla se non un continuo arrangiarsi per sopravvivere, incatenati a un luogo così grande e insieme così piccolo e opprimente come solo una grande metropoli sa essere. Ma è anche il periodo dei primi amori, dell'assenza di reali responsabilità, delle speranze tanto più forti quanto più prive di un reale fondamento.
Non sappiamo quasi nulla del Dito adulto. È uno scrittore, si è trasferito in California, e come il Dito ragazzo continua a sognare per tutto il film. Ma niente altro. Non sappiamo dove vive, come vive, se è sposato, se ha figli. Lo vediamo fuori dal Queens solo durante la lettura delle sue memorie, in un ambiente onirico, scarsamente illuminato, più metaforico che reale, nelle primissime battute della pellicola. Sembra quasi che la vita da cui ha desiderato così tanto fuggire sia stata anche la sua unica vita 'vera”, quella che in effetti l'ha accompagnato (ossessionato?) fino alla maturità, fino a quando non ne ha tratto un libro e un film di successo. Tutti i suoi affetti più cari sono rimasti dov'erano, a parte il suo amico Antonio che è finito in prigione, e sembrano condurre una vita oscillante fra lo squallido e l'appena dignitoso. Eppure quando Dito torna nei luoghi della sua infanzia è davvero come se tornasse a casa. L'estate del 1986, quella che coincide con il passaggio all'età adulta (quando sceglie di andarsene in California, contro il volere del padre, combattendo l'amore per la fidanzata, vivendo il dolore dei primi lutti), è anche quella che più sottolinea il peso di ciò che il ragazzo sta abbandonando, perché un viaggio non è davvero importante se non amiamo almeno un po' quello che ci lasciamo alle spalle. Prestate attenzione alla frase finale del film, che in questo discorso è particolarmente significativa.
Regia e cast efficaci
Gli aspetti più propriamente tecnici sono tutti rivolti a creare questo senso di indecisione, di tensione tra due poli. La città è una sorta di mondo vastissimo; Dito non è mai stato in alcune delle zone più importanti di New York, e già andare a Manhattan è una novità. Il padre glielo dice più volte, esplicitamente: perché ti interessa girare il mondo? Per vedere gli italiani basta andare a Little Italy, per i portoricani c'è il quartiere apposito. Una città-mondo, dunque, che se per il padre è un universo quasi spaventoso in cui è meglio non avventurarsi (sembra che tutto quello che avviene ad Astoria sia in fondo buono, dalle sparatorie ai pestaggi, mentre ciò che accade fuori sia malvagio e corruttore), per Dito diventa presto una gabbia, una costrizione insopportabile, che lo porta a vedere la California come una terra promessa. La regia è magistrale: Montiel usa sapientemente la camera a mano ogniqualvolta desideri trasmetterci la tensione di un litigio, o la forza bruta e selvaggia di un regolamento di conti, mentre si concede lunghe pause di relax quando si tratta di far apprezzare i teneri gesti di giovani innamorati, o le calde e dolci serate in piscina. Ad una prima analisi, la sceneggiatura sembra sin troppo caricaturale, con il suo gergo e le sue volgarità; ma in breve tempo ci accorgiamo che essa sgorga da ricordi veri, memorie che dipingono di un romanticismo sconfinato anche le esclamazioni più triviali. Grande merito va' attribuito al cast: Robert Downey Jr è davvero efficace nel tratteggiare il suo personaggio, all'apparenza impassibile ma in realtà profondamente coinvolto dai luoghi del suo passato, e anche gli attori più giovani si dimostrano decisamente all'altezza.
Difetti? Forse qualche vezzo registico autocelebrativo, e qualche intellettualismo di troppo. Nel complesso, però, siamo di fronte a un'opera potente, coraggiosa, personalissima ma capace di coinvolgere chiunque. Consigliato.
DVD Caratteristiche tecniche
Poco da obiettare per quanto riguarda il comparto tecnico. Il film vive di ampie variazioni cromatiche, dal grigio cittadino al giallo delle giornate soleggiate, per arrivare al blu delle piscine e alle cupe ombre della notte: sotto questo aspetto il dvd offre buone prestazioni, restituendo fedelmente il lavoro svolto dal regista. Solo due lingue, ma entrambe in Dolby 5.1
Formato audio: italiano Dolby Digital 5.1, originale con sottotitoli in italiano Dolby Digital 5.1
Formato video: 16/9 1.78:1
Sottotitoli: italiano, italiano per non udenti
Contenuti speciali
Molto buoni i contenuti extra del dvd, che costituiscono un reale motivo di interesse anche per chi ha già visto il film al cinema:
Trailer, spot da 30 secondi e spot da 15 secondi
Si nota come l'impronta delle fredde logiche di marketing abbia prodotto un trailer – e degli spot – più improntati all'azione, alla commedia e al dramma violento, celando in parte gli aspetti più riflessivi. E' la norma, ma sarebbe irritante se ciò che è stato nascosto fosse mediocre. Fortunatamente così non è.
Interviste
Troviamo tre blocchi di interviste. Il primo vede protagonisti Chazz Palminteri (il padre di Dito) e Channing Tatum (Antonio); nel secondo è la volta di Robert Downey Jr. (Dito adulto); infine, nel terzo blocco parlano il regista (il vero Dito Montiel) e la produttrice Trudie Styler. Sono tutte piuttosto corte, ma riescono a suscitare qualche interesse (nonostante le molte dichiarazioni 'obbligate” e inevitabilmente lodevoli). Ad ogni modo la terza intervista è senza dubbio la più importante, perché ci consente di vedere e ascoltare Montiel, autore (a vari livelli) nonché protagonista della storia: Dito si presenta in bermuda ed è strano vederlo dopo aver ammirato ben due attori incarnarne le fattezze. Il vero Dito sembra più 'normale” rispetto agli altri, meno impostato e più timido (guardate come si continua a strofinare le mani, in un tipico gesto di nervosismo, mentre cita film di Bruce Lee), e ci consente di aggiungere un altro, piccolo tassello alla ricostruzione della sua vita, così ben descritta nella pellicola. Fra l'altro, sembra essere un uomo molto più sereno e felice rispetto al personaggio adulto del film. Ma la ragione potrebbe essere semplice: quello vero ha ormai riconosciuto i suoi santi e ci ha già fatto i conti.
Scene per una versione alternativa
Sezione davvero interessante, dove possiamo vedere inizi e conclusioni alternative. La mia personale opinione è che alla fine siano state operate le scelte giuste, eliminando gli aspetti più 'verbosi” ed espliciti e prediligendo il 'non detto”, che lascia allo spettatore la possibilità di colmare le lacune del testo. Questi tredici minuti, comunque, ci dicono molto su come viene girato un film, e sulle riflessioni in cui un autore si immerge prima di offrire il suo lavoro al pubblico.
Scene tagliate
Ben 24 minuti di sequenze inedite. Alcune sono scene estese, dunque versioni più corpose di quelle presenti nel film, altre invece sono state completamente eliminate. Non si tratta di una extended version, ma certamente questi minuti aggiuntivi ci offrono nuovi spunti e nuovo materiale per capire ancora meglio la vita narrata nel film.
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