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"Siamo di fronte a un film dalle componenti sopranazionali: soggettista spagnolo (Sebastian Gutierrez), regista francese (Mathieu Kassovitz), interpreti americani (ma c'e anche l'indemoniata Penelope Cruz, che come dimostra 'Non ti muovere' attraversa un gran momento), scenografo australiano (Graham 'Grace' Walker un genio), operatore canadese (Matthew Libatique). Il risultato e un thriller cupo e suggestivo, che concilia le spiegazioni logiche di una trama nera con i fantasmi assunti come realta. Tra un tentativo e una fuga riuscita, la bravissima Halle Berry si scatena in ogni sorta di acrobazie atletiche e recitative; e invece Robert Downey jr riesce convincente solo fino al punto in cui e legittimo sospettare che il vero colpevole sia lui." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 20 marzo 2004) "Un po' di Hitchcock, molto 'Le verita nascoste', qualcosa di 'Ring' ma soprattutto Kassovitz vende l'anima a Hollywood . Criticare una sceneggiatura di un film Dark Castle e un esercizio inutile. Sono sempre orribili. Quello che speravamo era che il francese recuperasse con la cinepresa. Prove scialbe anche per Penelope Cruz, imbarazzante nel ruolo di una paziente della Berry, e per il riabilitato Robert Downey jr. collega marpione della protagonista. Jerry Lewis sarebbe stato più credibile come psicanalista. Il cinema di serie B ha un senso. Il cinema di serie Z fatto da budget (40 milioni di dollari) e artisti di serie A e insultante. Kassovitz il prossimo film lo fa in Europa. Meglio così." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 19 marzo 2004) "Se l'inizio non e male, il tutto scivola rapidamente verso l'horror-thriller di serie B confezionato con una desolante penuria di originalita. Come dire: lotta disperata dell'eroina contro l'incredulita di chi la circonda, improbabile fuga dal manicomio, indagini e false piste fino alla risoluzione finale, che un montaggio tagliato a gran colpi d'accetta rende poco comprensibile. Man mano che l'azione procede la delusione aumenta. Kassovitz, gia poco brillante nei 'Fiumi di porpora', rinuncia a qualsiasi ambizione, si limita a una regia al primo grado e sottoutilizza brutalmente Halle." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 marzo 2004)
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