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"Robert Altman impernia l'intrigo sui rapporti di classe, suddividendo il folto cast in due piccoli eserciti di padroni e servi e introducendo un personaggio che, sotto mentite spoglie, si muove all'incrocio dei due mondi. Il coordinamento degli attori, specialità del regista di Kansas City, funziona come un congegno a orologeria; quanto alle atmosfere, esportate in Inghilterra, sono assai meno 'altmaniane' del solito: evocano piuttosto i film di James Ivory di cui questo può anche essere letto come una sottile parodia (...) La rappresentazione del bel mondo degli anni '30, tra nobili e produttori hollywoodiani, è impeccabile: non mancano battute divertenti: però il film, pur senza deludere, non è fra i migliori di Altman". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 febbraio 2002).
"Una villa in campagna, una partita di caccia, un delitto a porte chiuse. E una casa dove tutti, servi e padroni, hanno qualcosa da nascondere. E' 'Gosford Park' di Robert Altman, spietata analisi di costume condotta nell'Inghilterra del 1932, quando i domestici erano ancora legioni e pativano regole e gerarchie non meno micidiali di quelle dell'aristocrazia. Agatha Christie ('Dieci piccoli indiani') più Jean Renoir ('La regola del gioco'). Cast super. Addestrato dietro le quinte da veri maggiordomi?". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, '8 marzo 2002)
"Perfetta vicenda corale social-poliziesca con una ventina di intrighi benissimo intrecciati e ritmati, testimonianza del gran talento di Altman, che sembra crescere e affinarsi con l'età (...) Attori inglesi, meravigliosi". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 marzo 2002)
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