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Al di sopra di ogni sospetto
Qualcuno ha rapito la piccola Amanda McCready: da tre giorni non se ne hanno notizie, e le autorità ormai disperano di ritrovarla viva. In cerca di aiuto fra chi conosce i bassifondi di Boston, fra chi è inserito nell'ambiente e può sondare il terreno, la famiglia ingaggia Patrick Kenzie e Angie Gennaro, due giovani detective che fanno coppia nella vita come nella professione; entrambi si troveranno presto ad affrontare un intrigo che nasconde molti segreti…
Il peso delle scelte
Non si è ritagliato un ruolo per sé Ben Affleck, all'esordio registico undici anni dopo l'Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting, ma ha comunque voluto risolvere la questione in famiglia coinvolgendo il più espressivo fratello Casey in questa sordida vicenda di rapimento minorile, dove nulla è ciò che sembra e tutti nascondono qualcosa: Gone Baby Gone, tratto dal romanzo omonimo dell'autore di Mystic River Dennis Lehane (edito in Italia come La casa buia), non è altro che la storia di una scelta di carattere etico, e delle conseguenze che questa avrà su un eroe 'umano”, giovane ma abbastanza maturo da accettarne il prezzo e le conseguenze; d'altra parte, chi si mantiene coerente con la propria morale sembra destinato a un'inevitabile solitudine.
Emerge insomma dal più classico dei dilemmi etici il fascino del film, un dualismo quasi shakespeariano fra volontà e ragione, fra desiderio e dovere, in un esordio che non cela le proprie ambizioni. Certo Ben Affleck – pur coraggioso, perché tematiche e materiale di partenza sono tutt'altro che semplici – paga il prezzo all'inesperienza con una sceneggiatura disomogenea, suddivisa in due parti scandite dall'invadente e sin troppo didascalico commento off del protagonista: ne risulta così un thriller altalenante, non abbastanza lucido e rigoroso nella scrittura e con una regia che non convince quando vuole offrire scorci di realtà sociale (Affleck è molto legato a Boston, città nella quale è nato), ma che centra alcune buone sequenze di tensione e sa restituire con efficacia gli ambienti più malsani e claustrofobici della storia.
Un film non pienamente riuscito, eppure soffuso di un discreto appeal che può anche appassionare; e che, nonostante i nomi coinvolti e le buone prove di Amy Ryan e Casey Affleck, farà dimenticare alcune interpretazioni troppo di maniera.
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"Primo film diretto dall'attore Ben Affleck; gran thriller, eccellente riuscita, tratto dal romanzo 'La casa buia' di Dennis Lehane, l'autore di 'Mystic River'. (...) Cocaina, paura, infinita stanchezza, senso di vanita, bar oscuri, brutti scontri, gente infida, pacchetti di dollari: e la volonta indomita di andare avanti e rendersi utili, pur conoscendo la bruttura del mondo in cui si vive. Ogni giorno, negli Stati Uniti, scompaiono 2000 bambini: sfruttati, violentati, uccisi, amati come figli propri, senza più nome, perduti." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 aprile 2008) "Attore punito dal pregiudizio, Affleck presenta un'opera indimenticabile, le cui suggestioni ricordano 'Mystic River': l'autore del romanzo e lo stesso: Dennis Lehane. Asciutto, mai compiaciuto, 'Gone Baby Gone' e forse la più bella sorpresa dell'anno. Chapeau!" (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 4 aprile 2008) "Primo film diretto da Ben Affleck e interpretato dal fratello Casey, ottima scelta nepotista, bravo e sensibile com'e nel restituire pene e dubbi di un giovane investigatore che cerca a Boston una bimba scomparsa: (...) Buon debutto, psicosomaticamente diverso dall'immagine di Affleck, che tratta del problema della maternita, sia naturale o artificiale. Vista gia nel film di Lumet, Amy Ryan, madre tossica, non si dimentica: un'ultima scena di essenziale malinconia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 4 aprile 2008) "Sara perche Affleck e cresciuto in quello stesso quartiere, ma 'Gone Baby Gone' si caratterizza per il particolare realismo degli ambienti e delle tipologie umane. Pur inferiore al modello eastwoodiano, il risultato e apprezzabile; salvo, poi, scivolare in un accumulo di finali che compromette un po' l'insieme. Casey Affleck, il fratello di Ben, presta la sua intensa fragilita al personaggio di Patrick Kenzie, che dovremmo rivedere presto in un film diretto da Scorsese." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 aprile 2008) "Ben sa come dirigere gli attori, da Amy Ryan perfetta madre svaporata a Morgan Freeman capo della sezione di polizia che deve occuparsi del caso e a sua volta ha perso una figlia ragazzina, poi Ed Harris e John Ashton che indagano e tutta una serie di figure da sottobosco che crea disagio nel suo essere crudo e realistico. Solo la sceneggiatura scritta dallo stesso Affleck con Aaron Stockard sembra troppo indulgente nel mantenere alcuni sottotesti che rischiano di appesantire il film nella seconda parte. 'Gone Baby Gone' rimane comunque uno dei lavori più interessanti del momento proprio per il suo gusto amarissimo." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 4 aprile 2008) "È dura esordire adattando un romanzo di Dennis Lehane ('La casa buia', Piemme), gia autore del 'Mystic River' diretto da Clint Eastwood. 'Protetto' dal gran cast e da un copione a orologeria (ma che brutte musiche), Affleck si concentra sugli attori e sul timing senza troppi guizzi ma con molto rigore. A chi appartengono davvero i figli, e giusto dedicarsi all'infanzia trascurando gli adulti, una buona causa giustifica l'abuso di potere? Il film non vola altissimo, ma si esce scossi e pensosi. Non e poco." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 aprile 2008)
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