Alla vigilia di un festival canoro nazionale il presentatore Paolo Galli non fa che minacciare il suo ritiro, il copione preparato da due soggettisti è in perenne rifacimento, mentre sul set squillano di continuo i telefoni cellulari, per gli interventi della gerarchia televisiva e le raccomandazioni del politici in favore di geni ignoti ai più. Circolano macchiette goliardiche come lo scrittore Edoardo Lasagnetta, cantanti segnalati da potenti niente affatto oscuri, ballerine un pò squallide. Mentre Galli manda avanti mozziconi di prove, fra le quinte e sottobanco nascono intrallazzi giornalistici e i patteggiamenti dei discografici per la classifica (già ne passano di mano in mano almeno due fatte a priori, con ricatti e mazzette). Dopo l'eliminazione della cantante Pat Rubino - che con "Timido" doveva vincere il festival - e l'arrivo in scena di Alida Spada (co-presentatrice imponente per statura, ma più per analfabetismo, comunque amica in carica di un alto funzionario della televisione), Galli, già partito in automobile disgustato e rinunciatario, torna a corsa folle, richiamato in scena per fornire all'Italia teleutente l'annuale minestrone ribollito e riciclato a dovere.