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Go Go Tales Recensione

"Go Go Tales" recensioni

Scheda Film
Go Go Tales
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-12 04:02:07
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Il regista di alcuni dei film più tragici e radicali degli ultimi vent'anni, l'autore del 'Cattivo tenente' e di 'Fratelli', il cantore italoamericano e cattolicissimo del conflitto fra etica e peccato nel mondo postmoderno, azzarda una commedia. Succede con il bizzarro 'Go Go Tales', che Abel Ferrara ha girato a Roma senza mai muoversi da Cinecittà. (...) L'idea insomma era carina, e il folto gruppo di partecipazioni speciali (fra gli altri Bob Hoskins, Riccardo Scamarcio, Burt Young, Lou Doillon) assicura vivacità e tiene alto. Peccato che su tutto aleggi l'aria distratta delle cose fatte in fretta, o senza soldi, e che molte idee restino appunto idee, senza mai tradursi in ritmo, immagini, cinema. Più che un film, un promo per un film futuro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 maggio 2007) "Un Ferrara in chiave di commedia, anche erotica, mai sopra le righe, ma pure stanca e parolaia. Riccardo Scamarcio è lo studente di medicina che si infuria perché scopre la moglie sul palco, Willem Dafoe e Bob Hoskins affilano le rispettive maschere in punta di depressione e isteria, Asia Argento fra perdere la testa a un corteggiatore, Sylvia Mise è la proprietaria dei muri che reclama, tra un bicchiere e l'altro, l'affitto arretrato, Matthew Modine il parrucchiere che canta e fa danzare al palo il suo cagnolino e Stefania Rocca stende un produttore con un seno che non perdona." (Natalino Buzzone, 'Il Secolo XIX', 23 maggio 2007) "Sprazzi de cinema visionario di Ferrara bucano ogni tanto lo schermo, video virati, elettrici, e la performance di Asia Argento che si avvita alla hot-rod, l'asta calda sul palcoscenico, lingua su lingua con il suo rottweiler, non è da poco. Il film, però, è tutto dentro un'epoca perduta, non più maledetta, solo malinconica come la spogliarellista con ambizioni artistiche che si esibisce, solo giovedì, in tutù e danza sulle punte davanti a una platea assente." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 23 maggio 2007) "Appaiono intelligenti le intenzioni di Abel Ferrara, che ha ricostruito a Cinecittà i suggestivi interni in cui si svolge 'Go Go Tales'. Il film, però, le spreca a poco a poco, estenuando le figure che popolano l'ipotetico strip-tease night 'Ray Ruby's Paradise' di Manhattan sino a rendere grottesco il coté da commedia e inerte quello da noir: fidandosi del suo movimentismo figurativo e del suo frizzante montaggio, il talentuoso Abel cerca di racchiudere in una sola notte il dramma del gestore (Willem Dafoe), coperto di debiti, circondato da lascive lap dancers (Asia Argento che bacia in bocca un cane) e incalzato dal pragmatico fratello Johnie (Matthew Modine). La soluzione dovrebbe arrivare grazie a una trovata in stile Billy Wilder, ma la commistione fra sogno malinconico e cruda realtà non rientra appieno tra le corde dell'alternativo cineasta. L'allegro caos narrativo e visionario risulta a tratti, gradevole, ma la sceneggiatura denuncia la sua fragilità: the show must go on, insomma, ma non è detto che debba ruotare all'infinito su se stesso." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 maggio 2007) "Un film che è un po' uno scherzo e ha la consistenza di una bolla di sapone e tuttavia non manca di valori: un'innegabile mano di regia, l'interpretazione deliziosa di Dafoe e la fotografia dalla pastosità intimista e pittorica di Fabio Cianchetti." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 24 maggio 2007)

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
Go go tales
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-20 10:01:11
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Il 'Paradiso” di Ray

Go go tales è il racconto di una serata rocambolesca passata all'interno del club 'Paradise”, una fabbrica di sogni per giovani artisti e ballerine in cerca di fortuna. Il locale è gestito da Ray Ruby e da una serie di personaggi stravaganti che gli ruotano intorno. Ray, costretto a scontrarsi con i debiti e con la bizzarra proprietaria dello stabile, sta disperatamente cercando di non far chiudere il suo locale. Grazie al consiglio dell'amico Jay, decide di investire tutti i suoi risparmi in un 'mega-sistema” nel tentativo di vincere la lotteria. Ciò che ne consegue sarà uno spettacolo quanto mai divertente e surreale…

Ferrara a 'go go”

Si sarebbe tentati di definire questo film una classica screwball comedy, e cioè una commedia in cui la realtà viene guardata con occhi sognanti e i fatti tragici assumono dei contorni ironici e spensierati, con tanto di finale a sorpresa e riconciliante. L'unico particolare che stona, però, è il fatto che questa commedia non è stata girata da un regista qualunque, ma da Abel Ferrara, uno dei più geniali e controversi autori del cinema contemporaneo, che questa volta decide di volerci rinchiudere dentro le pareti di un 'go go” cabaret di Manhattan e di farci assistere, nell'arco di una sola notte, alla vita reale e 'surreale” di un impresario sognatore, di spogliarelliste disilluse e di nuovi talenti che ruotano nel circuito dei locali notturni.

Il 'Paradise di Ray Ruby” è il nome del club, ma ovviamente quello di Abel se è un paradiso esternamente non può essere altro che un inferno all'interno. Il 'Paradise” è infatti una babele di suoni, rumori e attrazioni da cui sembrano autoescludersi uomini e donne come esseri umani. Sono tutti impegnati nei loro ruoli e nessuno sembra preoccuparsi seriamente dell'altro. Il personaggio catalizzatore è appunto Ray, che con il suo fascino carismatico riesce a prendere tempo sul pagamento delle spogliarelliste, sulle mensilità arretrate d'affitto, tergiversando fino alla fine, fino a quando tutto sembra ormai perduto. Vittima del gioco e vittima di se stesso, Ray ha tutti i connotati tipici del personaggio ferrariano: è sufficientemente 'sporco” tanto da inquinare l'atmosfera del locale, rendendola a tratti anche cupa seppur in mezzo al fragore abbagliante delle luci, si trova costantemente in bilico tra dannazione e salvezza con la volontà di peccare e quella di salvarsi dal peccato stesso.

Non ci troviamo di fronte, quindi, a qualcosa di molto diverso rispetto ai grandi film precedenti del regista newyorkese, in cui aveva lavorato all'interno del 'genere” solo per fare passare in modo indolore i suoi personaggi e la sua idea di cinema: King of New York e Il cattivo tenente, per fare solo due titoli, si servono appunto delle cornici prefabbricate del gangster-movie e del film poliziesco attraverso cui lasciano uscire il loro messaggio disturbante. E i riferimenti al cinema e al suo cinema sono numerosi: innanzitutto Ferrara torna a circondarsi di attori amici (Dafoe e Modine su tutti), poi il 'Paradise” è un locale simile a quello presente nel suo film più visionario The blackout, in cui prendevano 'corpo” le ossessioni del regista schizoide Dennis Hopper, ed è altrettanto claustrofobico, lontano e separato dal mondo come il New Rose Hotel. Infine ci viene raccontato il rischio di chiusura di un luogo di intrattenimento, proprio come avveniva nello splendido film corale di Robert Altman Radio America.

Insomma Ferrara è il cinema o almeno è quanto è rimasto della concezione di 'autore” nel cinema: libertà rispetto ai canoni imposti dal mainstream, volontà di esprimere ed esprimersi a qualunque costo, visione spirituale dell'esperienza di un set cinematografico e radicalità della messa in scena.

Un film made in italy

Go go tales, presentato a Cannes nel 2007 nella sezione 'Fuori Concorso”, può considerarsi a tutti gli effetti un film italiano: non solo è stato girato interamente a Roma negli studi di Cinecittà ed è stato prodotto dalla Bellatrix Media di Massimo Gatti, ma vede anche tra le maestranze il direttore della fotografia Fabio Cianchetti (già famoso per The dreamers, La tigre e la neve), il montatore Fabio Nunziata (che aveva montato già il suo film precedente Mary) e la costumista Gemma Mascagni (Ricordati di me, Manuale d'Amore), nonché un cast che annovera anche Riccardo Scamarcio, le nostre Asia Argento, Stefania Rocca e la top model Bianca Balti.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-20 16:55:00
Provider
Cinematografo
Recensione
"Asia Argento dice che per colpa della scena del bacio col rottweiler non ha più chiuso determinati contratti? Pensate che io avrei dovuto girare I predatori dell'arca perduta...". Sulla carta stampata e non solo, questo è quel che rimane di Go Go Tales di Abel Ferrara: l'ironia del regista di fronte al dietrofront della sua "musa". A prescindere dalle storture massmediali, il cattivo segno - come mutatis mutandis già fu per New Rose Hotel - di una poetica a corto di ossigeno, diciamo pure di una (ennesima) smobilitazione autoriale del regista di Fratelli, The Addiction e Il cattivo tenente.
Ambientato in un night club newyorkese ricostruito a Cinecittà dopo che - rivelazione paupero-maudit di Ferrara - il primo set "è stato distrutto dal proprietario per il mancato pagamento dell'affitto", Go Go Tales inquadra in un'unica serata le difficoltà di Ray Ruby (Willem Dafoe), carismatico impresario del night club Paradise, alle prese con lo sfratto imminente, le lamentele delle spogliarelliste non pagate - tra le quali la scaltra e denuda Stefania Rocca, la splendida modella prestata al cinema Bianca Balti, la rediviva e biondissima Justine Mattera e, appunto, la cinofila Asia Argento -, la decisione del fratello (Matthew Modine) di chiudere il rubinetto e, a rincarare la dose (sic!), la spasmodica ricerca di una milionaria schedina del lotto.
Cast "rinforzato" da Bob Hoskins, Burt Young, l'ingiustificabile Riccardo Scamarcio (Ferrara vorrebbe farci Pericle il Nero dal romanzo di Ferrandino), Go Go Tales - il titolo viene dalle go go dancers, altra cosa dalle lap dancers… - vorrebbe essere il ready-made del cinema post-post-Nicholas St. John di Ferrara: improvvisazione, sregolatezza, notte e carne, in flusso lisergicamente vitale. Vorrebbe, ma non riesce: per quanti l’hanno amato e continuano ad amarlo, fa rabbia, peggio compassione, questo miserando approdo di una poetica che da sempre si volle alla deriva, perché umana, troppo umana. Forse lo è ancora, ma la vita di Ferrara ha fagocitato il suo cinema.

Copyright © Cinematografo 2008.



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