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Gli Astronomi Recensione

"Gli Astronomi" recensioni

Film
Gli Astronomi
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 11:04:06
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Ecco un debutto italiano interessante, fuori da generi e stereotipi, con due bravissimi attori, per cui è un piacere stare al gioco evocativo della parola. (...) 'Gli astronomi', ispirato dall'omonimo romanzo edito da Sellerio, porta la firma di Diego Ronsisvalle, studente a New York con Allen e De Niro. Il suo tocco di cinema è elegante e misterioso, cattura nell'immagine qualcosa che va oltre; il film ha un'intensità drammatica e crede nel piacere illuministico e sempre più raro della Ragione che si scontra con la Scienza: l'happy end, come si sa, è un optional". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 febbraio 2003)

"Diego Roncisvalle prende spunto dall'omonimo romanzo del padre Vanni per debuttare nel lungometraggio con un film curioso, dai temi filosoficamente ricchi, con tratte di horror gotico e un ocre odore di sepolcri. L'impaginazione, però, è televisiva (e sul piccolo schermo troverà la suo collocazione ideale), malgrado gli sforzi dello stesso autore e degli ottimi attori, tra cui una Marisa Fabbri che si misura nel ruolo maschile di Stupendo". (Aldo Fittante, 'Film Tv', 18 febbraio 2003)

"Un film italiano in costume d'epoca bizzarro, interessante, tutt'altro che privo di originalità; dirige un debuttante che lo ha adattato dal libro omonimo del padre". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 febbraio 2003)

"Tratto dal romanzo omonimo di Vanni Ronsisvalle, 'Gli astronomi' è l'esordio di Diego Ronsisvalle, figlio di Vanni, reduce da un apprendistato in Usa fatto di spot, corti e scuole di cinema. Basso budget ma non si vede per una pellicola dall'andamento onirico, in cui la trama è esile ma l'atmosfera è intrigante quanto un bel noir. Gli attori recitano come fossero ipnotizzati mentre la Sicilia splendidamente fotografata da Maurizio Calvesi assume i tratti metafisici di un luogo impenetrabile. Il regista ha attinto da ricordi d'infanzia ed è stato bravo a non scadere in una banale contrapposizione tra Scienza e Religione. Inquietante Laura Betti in un virtuosistico cammeo. Finalmente un film italiano in cui, per una volta, il significante è più importante del significato". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2003)

Copyright © Cinematografo 2006.



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