Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
"Al cinema nessuno aveva mai raccontato con tanta pena e forza la sua paura della morte. E la sua solitudine davanti alla morte imminente: quel Dio che per due anni aveva parlato attraverso di lei agli uomini, ora quel Dio tace. Di fronte a quella paura e a quella solitudine ci si ricorda che aveva diciannove anni ed era donna. In nessun altro film sulla "pulzella" la sua femminilita era stata così sottolineata; le donne mai hanno avuto tanto posto in una storia così affollata di soldati, politici, preti. E Sandrine Bonnaire? Se ci si passa l'iperbole, attraverso lei e il suo corpo si sente tintinnare l'anima di Jeanne. Per dirla con una metafora del messicano Fabio Morabito, questo film di Rivette funziona come una vite che nella materia procede con un'infiltrazione graduale invece che con la rude conquista del chiodo: a forza di un continuo, uniforme strofinio, come un fuoco lento, addormenta la materia e l'addolcisce, la prende senza prenderla, quasi con disinteresse, con abulia". (Morando Morandini, 'Il Giorno', 5 luglio 1995) "Sandrine Bonnaire, una Giovanna d'Arco diversa e quasi agli antipodi di tutte quelle che lo schermo ci ha proposto da anni: timida e fiera, pronta all'azione ma spesso esitante, fragile come una vergine (il titolo originale era Jeanne la Pucelle), ma carica, anche in questa seconda parte così raccolta, della forza rocciosa del guerriero, sempre vera ma sempre, contemporaneamente, "costruita": in omaggio a quell'idea di teatro che, nel suo complesso può intendersi come la cifra fondamentale di tutto il film. Un'interpretazione, comunque, che pur perfetta, trascende quasi l'attrice: perche ha sempre il segno dell'autore che l'ha suggerita". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 5 luglio, 1995)
Copyright © Cinematografo 2009.