Copyright © Cinematografo 2007.
Call of Duty
Francia 1916, la prima guerra mondiale infuria, i destini, le speranze e le vite di un giovane gruppo di eroi dell'aria si confronteranno con gli orrori e gli onori di quel terribile conflitto: i Flyboys solcheranno il cielo a bordo dei loro fragili e malfermi aeroplani per contrastare l'avanzata della temibile macchina da guerra tedesca.
L'incipit di tutto il film sta proprio in questo titolo.
I giovani volontari che decidono di arruolarsi per dare il loro contributo in guerra vengono da esperienze differenti, e hanno motivazioni diverse, ma solo una cosa li unisce: la voglia di sperimentare il Volo, prima ancora che servire la patria. Collaudato, 'scoperto” e sdoganato dai celebri fratelli Wright nel lontano 1903 e subito diventato materiale bellico con la costruzione di aerei militari in serie. Seguiamo quindi le vicende che portano i vari personaggi del film a prendere questa importante decisione, chi scappa da una vita troppo stretta, chi lo sente come un debito di onore, chi come un imposizione familiare e chi solamente per dimostrare qualcosa al mondo: il tema del volo come fuga dalla realtà quotidiana fa quindi da tema portante.
Meglio in cielo che in terra
Il film da il meglio di se nelle numerose, emozionanti e ben girate sequenze di combattimento aereo, in particolare l'attacco al dirigibile Zeppelin strappa consensi e regala piacevoli frustate di adrenalina. Molto meno riuscita appare la parte 'a terra”. E' proprio sotto il versante puramente umano ed emozionale che risiedono le maggiori pecche del film che appare girato in maniera fin troppo banale: tra accuse di tradimento, amore non corrisposti e prevedibili attriti tra compagni, il peso delle oltre due ore di pellicola si avverte tutto, e il film pare trascinarsi stancamente fino al prossimo avvincente combattimento nei cieli. L'argomento bellico inoltre è trattato con troppa superficialità e leggerezza, e ciò contribuisce ad alleggerire ulteriormente l'atmosfera donando un senso di incompiutezza all'opera. Infelice e semplicemente anonima anche la scelta degli attori, tra tanti sconosciuti spiccano i nomi di James Franco (reduce dai fasti di Spider-man, fatica non poco a togliersi di dosso la nomea di mister Osborn…) e soprattutto di un Jean Reno fatalmente anonimo ed istituzionale nella parte del capo istruttore delle reclute.
Peccato, una buona occasione sprecata, anche perché le intenzioni erano ottime, dato che il film si ispira e rende omaggio alla vite di veri piloti che hanno preso parte a quel terribile conflitto.
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"Abbiamo visto tanti film in cui giovani americani evitavano il conflitto imboscandosi e ora, grazie a 'Giovani aquile - Flyboys' di Tony Bill, ne vediamo uno in cui dei ragazzi yankee vanno a combattere in una guerra che il loro paese addirittura rifiuta. Roba d'altri tempi. (...) Buoni sentimenti, belle scene d'azione in cielo, un godimento per gli appassionati di modellistica aerea. Sembra di vedere un film degli anni '40 con incredibili effetti speciali per l'epoca. Ma la gradevole patina "old fashion" è stata fatale al box office in Usa. Chi cerca il film di guerra di una volta non rimarrà deluso." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 29 giugno 2007) "Prolisso, recitato male e tradotto peggio, il film inanella di buono vari duelli aerei nelle due ore che sintetizzano due anni (1916-1918) di guerra. Perché dei ventenni non politicizzati vanno a uccidere e a farsi uccidere in una guerra non (ancora) loro? (...) Questi americani in uniforme francese avevano contro i rossi triplani Fokker, che un altro americano, il cane Snoopy dei fumetti, avrebbe reso nuovamente celebri mezzo secolo dopo, inveendo contro il Barone Rosso. Fra James Franco e Martin Henderson, bei ragazzi più che buoni attori, Jean Réno è il burbero benefico che tiene alto il vessillo francese." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 30 giugno 2007) "Un film di guerra confezionato alla vecchia maniera, liberamente ispirato ad una storia vera, che riporta sul grande schermo il fascino del volo degli inizi grazie alle imprese dei temerari aviatori della Grande Guerra. Giovani aquile, diretto da Tony Bill, non entrerà certo nel novero dei capolavori del genere, tuttavia è una pellicola gradevole, che ha come punto di forza gli spettacolari duelli aerei ricostruiti realisticamente grazie all'uso degli effetti speciali. Protagonisti sono alcuni giovani americani che, o perché contrari alla iniziale neutralità degli Usa nel conflitto o perché in fuga da qualcosa o da qualcuno, decidono di attraversare l'oceano alla volta della Francia per combattere come volontari. Con un carico di storie personali e aspettative diverse, nel 1916 si arruolano nell'aviazione, venendo assegnati alla famosa Escadrille Lafayette. Impareranno a volare e a combattere. Alcuni moriranno, altri sopravviveranno, diventando uomini ed eroi. Nel copione, per la verità poco impegnativo ed originale, non manca nulla del collaudato cliché degli "airmovie" stile Usa: una buona dose di retorica sul patriottismo e sul valore delle giovani vite sacrificate sull'altare della libertà; il rispetto per l'avversario che lotta cavallerescamente; il nemico più spietato degli altri che diventa l'obiettivo prioritario da colpire; il giovane cavaliere dell'aria che, a tu per tu con la morte, si scopre fragile e terrorizzato ma che alla fine si riscatta; il "cacciatore" solitario; il burbero eppure umano e comprensivo comandante (con il volto inspiegabilmente sempre stralunato di Jean Reno); nonché l'immancabile, ma stavolta delicata, storia sentimentale tra il valoroso aviatore d'oltre oceano e la bella contadina del luogo. Il tutto serve ad inframmezzare le missioni aeree, con gli adrenalinici duelli tra i biplani francesi "Nieuport 17" e i triplani tedeschi "Fokker Dr.I" resi celebri dal Barone Rosso, anche se qui l'asso è un famigerato Falco Nero. E poco importa se i triplani si vedono fin dalle prime scene di battaglia, mentre in realtà furono utilizzati solo dall'ottobre del 1917. Gli esperti di storia dell'aviazione sicuramente storceranno un po' il naso per questa ed altre incongruenze, ma gli amanti del genere probabilmente perdoneranno questa "licenza". Del resto, ispirandosi al travagliato 'Gli angeli all'inferno' di Hughes (si ricordi la ricostruzione contenuta in 'The Aviator" di Scorsese), al contemporaneo 'Ali' di Wellman, vincitore nel 1929 del primo Oscar della storia come Miglior film, e soprattutto a 'Lafayette Escadrille', con il quale lo stesso Wellman concluse nel 1958 la sua carriera, il lavoro di Bill appare come un onesto tentativo di restare nel solco della tradizione. Ma forse proprio in questo sta il suo limite. Una sceneggiatura con personaggi e passaggi meno scontati avrebbe fatto volare il film ben più in alto." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 21 luglio 2007
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Call of Duty
Francia, 1916: la Prima Guerra Mondiale infuria, mentre i destini, le speranze e le vite di un giovane gruppo di eroi dell'aria si confronteranno con gli orrori e gli onori di quel terribile conflitto; i Flyboys solcheranno il cielo a bordo dei loro fragili e malfermi aeroplani per contrastare l'avanzata della temibile macchina da guerra tedesca.
Volere volare
L'incipit di tutto il film sta proprio in questo titolo. I giovani volontari che decidono di arruolarsi per dare il loro contributo in guerra vengono da esperienze differenti, e hanno motivazioni diverse, ma solo una cosa li unisce: il desiderio di sperimentare il volo, collaudato, 'scoperto” e sdoganato dai celebri fratelli Wright nel lontano 1903 e subito diventato materiale bellico con la costruzione di aerei militari in serie; un sogno, questo, che precede qualunque intento patriottico. Seguiamo quindi le vicende che portano i vari personaggi del film a prendere questa importante decisione, fra chi scappa da una vita troppo stretta, chi lo sente come un debito d'onore, chi come un imposizione familiare e chi solamente per dimostrare qualcosa al mondo. Il volo come fuga dalla realtà quotidiana costituisce, insomma, il tema portante.
Meglio in cielo che in terra
Il film offre il meglio di sè nelle numerose, emozionanti e ben girate sequenze di combattimento aereo: in particolare l'attacco al dirigibile Zeppelin strappa consensi e regala piacevoli frustate di adrenalina. Molto meno riuscita appare la sezione 'a terra”. E' proprio sotto il versante puramente umano ed emozionale che risiedono le maggiori pecche del film, ispirato da idee sin troppo banali; così, fra accuse di tradimento, amori non corrisposti e prevedibili attriti fra compagni, il peso delle oltre due ore di pellicola si avverte tutto, e Flyboys pare trascinarsi stancamente fino al prossimo combattimento nei cieli. L'argomento bellico, inoltre, è trattato con eccessiva superficialità e leggerezza, e ciò contribuisce ad alleggerire ulteriormente l'atmosfera, donando un senso di incompiutezza complessiva.
Infelice e semplicemente anonima anche la scelta degli attori: fra tanti sconosciuti spiccano i nomi di James Franco (reduce dai fasti di Spider Man, fatica non poco a togliersi di dosso la nomea di mister Osborn) e soprattutto di un Jean Reno fatalmente insipido e istituzionale nel ruolo del capo istruttore delle reclute.
Peccato, una buona occasione sprecata; anche perché le intenzioni erano ottime, dato che il film si ispira e rende omaggio alla vite di veri piloti che hanno preso parte a quel terribile conflitto.
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