Guerra, sesso e pace
Gioco di donna è il classico melodramma-polpettone sentimentale con ménage a trois anni Quaranta, reso più intenso da decise - ma mai davvero volgari - pennellate di estrema passione sessuale.
L'intera vicenda attraversa a volo di rondine tutta la prima bellicosa metà del secolo scorso. Il primo a entrare in scena è il giovanissimo studente bohemiène Guy (Stuart Townsend) che incontra fortunosamente una trafelata Gilda (Charlize Theron), dalla bellezza abbagliante e dal carattere estremamente femminile, capriccioso, libertino, distruttivo e irresistibile, insomma la classica eroina dei feuilletton letti di nascosto dalle signorine perbene in quegli anni; Gilda scappa scalza dai fidanzati sotto la pioggia, si nasconde senza vergogna nelle stanze di perfetti sconosciuti e senza vergogna dorme nei loro letti; Gilda non frequenta le cene ufficiali, porta i capelli corti e se le va prende chi le piace e ci fa l'amore dove capita; Gilda vuol fare l'attrice ma poi ci ripensa e, perché no, forse farà la fotografa. Tutto come da copione. Lei è quella libera e moderna, lui quello serio, un po' tonto e tanto idealista. La loro passione sarà vissuta per alcuni anni con fortune e drammi alterni, da lontano o a distanza estremamente ravvicinata.
Un bel giorno nella loro liason si inserirà la buona e cara, anche se sensualissima, Mia (Penelope Cruz), zoppa per un incidente e tanto in pena per quello che sta accadendo nel frattempo nel suo paese di origine, la Spagna, non risparmiata dal Nazismo al pari del resto d'Europa. Giusto il tempo di qualche giro di valzer a tre sotto le coperte e per il giovane idealista e la bella andalusa è tempo di unirsi ai repubblicani, uno come combattente, l'altra come infermiera.
A questo punto si cambia registro: Hitler il dittatore impone alla vicenda di smetterla con le musiche da sala da ballo e con la vita spensierata e fatua dei Cafè
Chantant, la partitura si fa drammatica. E' tempo di partire, soffrire e un po' morire. Qualcosa è finito per sempre: la Storia (con la S maiuscola) e le scelte - imposte o di comodo a seconda della sensibilità di ognuno - divideranno i tre protagonisti per vari anni; qualcuno non si rincontrerà mai più, qualcuno lo farà ma solo per poco, qualcun altro si illuderà che Amore e Passione possano averla vinta su Tempo e Guerra, che invece stravolgono tutto.
La sottile linea bionda
Charlize Theron, la sudafricana più bionda del mondo, finalmente smette di pagare pegno per la sua bellezza andando a cercarsi tutti lavori che la mostrano brutta, pazza e mostruosa, e torna a concedersi un ruolo che la sua boccuccia a cuore e la sua figura elegante pretendono senza più paura di essere sottovalutata in quanto a doti d'attrice (in effetti con lo spot Martini e il suo B-Side eravamo partiti maluccio), ma anzi sottolineando una volta di più quanto riesca a essere drammaticamente credibile e incredibilmente bella nella stessa inquadratura.
Forse è scritto da qualche parte che Penelope Cruz debba indossare un velo ogni tot di film (la ricordiamo già suora e Madonna, tra le varie). Onestamente le sta sempre bene ma forse stavolta non era il caso di mortificare così la sua bellezza, già di per sè non sempre evidente, e qui messa in ombra dalla più accessibile Theron che toglie spazio, aria e rilevanza al suo personaggio che lotta disperatamente per apparire forte e intenso. Stuart Townsend senza infamia e senza lode, perfettamente in parte nel ruolo del belloccio-ma-tanto-bravo che ha nel film.
Ma se gli attori risultano validi e ne escono bene (gli attori, da non confondere con i personaggi che, invece, sono meri rimpasti di caratteri usciti dalle macchine da scrivere di romanzieri quali Henry Miller e Hemingway, Scott Fitzgerald e tutta la banda di quel periodo), altrettanto non si può dire della vicenda, un po' troppo patinata in ogni suo aspetto, dalla struttura scontata e tutto sommato stereotipata degli accadimenti, alle psicologie e ai dialoghi.
Affascinato dal mondo spregiudicato e artistico di un tempo, il regista era sulla strada di realizzare un film manieristico, vecchio stile, ma a suo modo attraente. Invece si è fatto prendere la mano, accumulando eventi drammatici e romanzeschi che finiscono per trasformare l'ambizioso melò in una soap opera in costume e salsa piccante.
Onore ai vinti
Ma lo scopo del regista non era certo erudire o cercare il capolavoro: qui è palese la volontà di sfruttare il contesto storico e la bella cornice dell'Europa pre-guerra per allestire uno spettacolo un po' melò e un po' peep-show che facesse cassetta gratificando gli occhi voraci maschili e i cuori teneri femminili, la coppia di spettatori medi che insieme vanno al cinema portandosi ognuno a casa una discreta dose di quello che già sapeva di trovare nella pellicola.
Tutto sommato lo stesso identico obbiettivo che forse si era prefisso Tornatore con la sua Malena (con una Bellucci bella in modo identico ma speculare alla Theron), e che onestamente ha raggiunto in minor parte di Duigan, regista di Gioco di donna: in quest'ottica è un film abbastanza riuscito, che globalmente scorre bene nella prima parte, più fluida e frizzante, e si fa più lento e cupo nella seconda, con qualche sbadiglio ma pure attimi di buon cinema. BLU-RAY Caratteristiche tecniche
Formato video: 2.35:1 high definition widescreen
Formato audio: inglese e italiano dts 5.1 hd master audio
Sottotitoli: italiano per non udenti
Se c'è una pellicola che vi toglierà dall'imbarazzo di scegliere fra i settaggi con tonalità più calde e pastose e quelli con tonalità più fredde e brillanti del vostro televisore HD è Gioco di Donna, distribuito da Mondo Home Entertainment.
La pellicola chiede a gran voce una perfetta aderenza allo standard D65, la calibrazione adottata dai registi e dagli studios broadcast professionali che corregge la temperatura 9300k della maggior parte dei monitor e induce a considerare bianco assoluto una temperatura che invece è falsata artificialmente per apparire più brillante. Quanto più i televisori saranno calibrati vicino allo standard D65, tanto più vi avvantaggerete della fotografia patinata della pellicola, resa alla perfezione dal Blu Ray, che conferisce colori cristallini ma pastello, in piena luce e atmosfere contrastate quando la pellicola lo richiede. Il punto di forza di questa edizione non sta in quadri giocati sulla perfetta leggibilità dei particolari, ma nelle tonalità di una tavolozza scelta per accentuare la sensualità della carne, la forza del sangue e la bellezza degli scorci dei panorami.
Il suono è di eccellente livello, la prima parte del film è tutta giocata su dialoghi e rumori ambientali e non renderà piena giustizia al dts, ma nella seconda parte, nelle scene di guerra, la pulizia e la potenza del digitale vi metteranno al centro della scena regalandovi avvolgenti sensazioni.
Contenuti speciali
Pochi i contenuti extra, che si limitano ai trailer, ad alcune interviste di circostanza agli attori e a un dietro le quinte con backstage (senza commento) delle riprese. Ci sarebbero stati bene alcuni approfondimenti sul periodo storico, ma forse era chiedere troppo a una produzione così di cassetta. I contenuti, comunque, sono tutti in HD.
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