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"Ulteriore colpo ai fans di Sam Raimi, per i quali era già stato duro digerire il western parodico 'Pronti a morire'. Ma come accettare l'idea che l'autore di 'La casa' e 'Darkman' sia passato addirittura ad arpeggiare sulle corde del romanzo rosa, raccontando un melenso 'Gioco d'amore'?". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 2 aprile 2000)
"Ma che sarà questa strana epidemia? Uno dopo altro i maestri del cinema fantastico-orrorifico si convertono al melodramma. Ora è la volta di Sam Raimi, il regista della serie culto 'La casa' con 'Gioco d'amore' mélo sportivo per star tratto da un romanzo e giocato su un tema topico del mélo, quello dell'impossibilità amorosa. (...) Se Kevin fa più film del baseball che su tutto il resto, Raimi perde una parte rilevante della sua personalità uscendo dai territori del cinema gotico e nero. Dirige un melodramma corretto ma parecchio ovvio, che si contenta di seguire diligentemente le regole del genere". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 aprile 2000)
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